L’ALTRA OLIMPIADE - A San Vito di Cadore quest'opera ha lacerato il paesaggio e la sua comunità, che ora chiede un risarcimento: il contratto prevede un penale di circa 40mila euro per ogni giorno di ritardo
Il grande tabellone rizzato sulla riva del laghetto di Mosigo, ai piedi dell’abitato di San Vito di Cadore, è il tazebao di un mondo che non c’è più. Lo chalet dove hanno girato le riprese della serie televisiva “Un passo dal cielo 6. I guardiani” è intatto. Il pelo d’acqua è ghiacciato, ricoperto dalla neve. […]
Il grande tabellone rizzato sulla riva del laghetto di Mosigo, ai piedi dell’abitato di San Vito di Cadore, è il tazebao di un mondo che non c’è più. Lo chalet dove hanno girato le riprese della serie televisiva “Un passo dal cielo 6. I guardiani” è intatto. Il pelo d’acqua è ghiacciato, ricoperto dalla neve. Sorridono nella loro giovanile bellezza gli attori di Rai Fiction mentre vanno a cavallo sulle Dolomiti, passeggiano, amoreggiano. Ma basta girare lo sguardo per capire come il territorio sia stato sconvolto.
In alto, incombente, la variante di San Vito che è in costruzione da anni, diventata uno dei simboli delle incompiute olimpiche, perché avrebbe dovuto essere finita per i Mondiali di sci del 2021 ed è invece ancora un cantiere. Ha lacerato il paese, ha fatto sorgere un comitato che non è disposto ad arrendersi, sta lasciando ferite indelebili nel territorio. Più in basso il boschetto è stato sventrato e i mozziconi di abeti che sono rimasti mascherano appena una discarica di inerti, aperta e autorizzata per depositare il materiale di risulta proveniente da Cortina d’Ampezzo. Distanziate di un paio di chilometri ci sono le aree create sbancando i prati e i pendii per fare posto ai parcheggi provvisori degli spettatori che raggiungeranno le sedi di gara a Cortina, per lo sci alpino femminile, il curling e la nuova pista da bob. La rotonda nord della “variante” di San Vito è ormai finita, ma manca tutto il resto, delimitato da staccionate e ingombro di cumuli di detriti.
L’Altra Olimpiade è anche questo terrificante scempio che racconta una storia molto italiana, ma poco edificante. Si annuncia un’opera per il 2021. Il tempo passa invano, intanto cominciano le lamentele dei cittadini e le legittime azioni giudiziarie dei comitati che non riescono però a fermare l’esecuzione di un intervento che avrà forse il merito di tenere le auto fuori dal centro abitato di San Vito, ma si divora ettari di territorio con una limacciosa striscia di fango, cemento e sassi (solo alla fine arriverà l’asfalto). La vicenda, che ilfattoquotidiano.it ha raccontato più volte, si completa con consiglieri comunali dichiarati ineleggibili solo perché il Comune aveva fatto causa contro di loro per un eccesso di ricorsi, salvo poi essere sconfitto in tribunale con una lapidaria sentenza. Utilizzare l’arma del ricorso è una forma di democrazia, non di sovversione.
La “variante” di San Vito è diventato così un monumento all’inefficienza e all’incapacità di programmazione. Siccome la consegna era prevista a metà novembre 2025, siamo quasi a tre mesi di ritardo. In base a un documento che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare, scatta una penale pari a un millesimo al giorno sul valore dell’appalto, ovvero 40mila euro al dì. Ai piedi dell’Antelao osservano: “La Corte dei Conti ha certificato lo scorso ottobre che siamo al 45 per cento dello stato di avanzamento dell’opera. Quando verrà richiesta la penale che è scattata da tempo? La sua mancata applicazione diventa una questione di rilevanza per la magistratura contabile”.
Il ragionamento è ineccepibile e coinvolge l’Anas, che è la committente, ma anche il Comune di San Vito di Cadore, parte in causa e possibile danneggiato dai ritardi assieme a tutti i suoi cittadini. Questi ultimi hanno inviato un primo esposto alla Corte dei Conti nel marzo 2023, denunciando la mancata copertura legislativa dell’opera, in quanto scaduta nel dicembre 2022. Nell’aprile 2023 Anas ha stipulato il contratto di appalto con l’impresa Angelo Antonio D’Agostino con sede a Montefalcione, in provincia di Avellino. L’articolo 8, che riguarda le penali, è chiarissimo: “Per ogni giorno di ritardo rispetto al Termine di Ultimazione verrà applicata una penale giornaliera pari all’uno per mille dell’importo del contratto”. C’è poi una postilla: “L’importo complessivo delle penali non potrà comunque superare il 10 per cento dell’importo del contratto”. Non viene neppure esclusa la possibilità di un “risarcimento del maggior danno subito, indipendentemente dal suo ammontare e in misura anche superiore all’importo delle penali stesse”.
A San Vito i conti li sanno fare. La durata prevista per i lavori era di 900 giorni, compresi 100 giorni per andamento stagionale sfavorevole. In ogni caso “il limite temporale entro cui l’intervento dovrà essere fruibile all’esercizio è costituito dall’apertura delle Olimpiadi Invernali del 2026, prevista nel mese di febbraio di tale anno”. Il contratto è stato firmato da Anas e D’Agostino il 20 aprile 2023, la consegna del cantiere è avvenuta nel mese di maggio successivo, quindi la scadenza dei lavori risale a metà novembre 2025. La penale di un millesimo al giorno equivale a 41,782 euro, con una cifra complessiva che sfiora già i 3 milioni di euro. Il 10 per cento dell’appalto da 41 milioni 782 mila euro, come tetto massimo delle penali, è quindi di circa 4 milioni di euro.
Sui destini della variante di San Vito incombono anche le frane che stanno martoriando il Cadore, segnalate in un’interrogazione alla Commissione dall’eurodeputata verde Cristina Guarda. Gli esperti, come il professor Carlo Gregoretti, che nel 2020 ha effettuato uno studio sul bacino del Ru Secco, hanno lanciato diversi allarmi. Alla luce di queste voci preoccupate, i cittadini Stefano De Lotto e Antonio Menegus hanno chiesto al consiglio comunale di partecipare all’aggiornamento del Piano di protezione civile relativo al rischio Debris Flow del Ru Secco. Perché non si ripetano i nefasti effetti dell’esondazione del Ru Secco (che la variante deve attraversare) avvenuta nell’agosto 2014. Allora ci furono tre vittime, ma gli smottamenti da Croda Marcora e dall’Antelao non si sono mai interrotti.