Cronaca

Padova, detenuto suicida il giorno del trasferimento. Volontari: “Denunciato lo spostamento al governo, nessuna risposta”

Aveva 74 anni, il terzo carcerato che si è tolto la vita in un mese. Rossella Favero (coordinamento associazioni): "Aveva trascorso 38 anni nel carcere 'Due palazzi', non ce l'ha fatta a sopportare questa ennesima condanna". La lettera al Dap e al ministero della Giustizia

E’ il terzo suicidio in carcere in meno di un mese. G.M., 74 anni, ergastolano nella casa circondariale “Due Palazzi” (Padova) si è tolto la vita mercoledì mattina all’alba. Quel giorno era previsto il suo trasferimento in un’altra prigione, con altri compagni, dopo decenni nella stessa cella, per decisione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). A […]

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E’ il terzo suicidio in carcere in meno di un mese. G.M., 74 anni, ergastolano nella casa circondariale “Due Palazzi” (Padova) si è tolto la vita mercoledì mattina all’alba. Quel giorno era previsto il suo trasferimento in un’altra prigione, con altri compagni, dopo decenni nella stessa cella, per decisione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). A denunciare il caso sono i volontari che lavorano nel carcere. Accusano il governo di aver accentrato a Roma le decisioni sulle attività ricreative per i detenuti, ponendo “ostacoli”. Non solo: lunedì hanno saputo del trasferimento improvviso, 48 ore dopo, di 22 detenuti storici del Due Palazzi. Tra loro c’era G.M. Per lo spostamento dei reclusi, i volontari avevano scritto al governo chiedendo un incontro, e programmato un sit-in di protesta proprio Mercoledì.

In tanti, di fronte alla morte di G., hanno pianto. La tragica notizia ha colpito anche l’associazione Antigone che si trova costretta a registrare un’altra esistenza terminata in cella: il 6 gennaio scorso a farla finita è stato un 52enne a Cremona, venerdì 16 un 24enne a Santa Maria Capua Vetere. Ornella Favero, direttrice dello storico giornale “Ristretti Orizzonti” redatto dai detenuti, al Tgr ha detto: “Togliere la speranza alle persone significa incitarle al suicidio”. Anche Anna Maria Alborghetti della Camera Penale di Padova ha sottolineato che “c’è un principio che vieta la regressione trattamentale”. Giovanni Vona del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) ha parlato di “conseguenze serie per il metodo di lavoro”. A parlare con ilfattoquotidiano.it di quanto è avvenuto al “Due Palazzi” è Rossella Favero, del coordinamento delle associazioni attive all’interno dell’istituto di via Due Palazzi. Per tutti coloro che sono impegnati in carcere a Padova questo lutto è un allarme e l’iniziativa messa in atto dal Dap un modo per interrompere il lavoro in atto da anni con gli ergastolani.

Voi volontari avete parato di un suicidio annunciato: perché?
Questo Governo ha messo in atto una serie di nuove restrizioni per i circuiti di Alta Sicurezza che hanno messo degli ostacoli alle sperimentazioni in essere a Padova e non solo. Con la circolare del 21 ottobre scorso del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ogni iniziativa culturale, educativa o ricreativa deve essere autorizzata direttamente dal Dap di Roma. In questo contesto che già aveva penalizzato i detenuti di quel reparto, lunedì scorso abbiamo avuto notizia, grazie alla direzione del carcere, che ventidue persone di lunghissimo corso sarebbero state improvvisamente trasferite in altre case di reclusione del Nord Italia. Senza interpellarci, senza coinvolgere chi da anni lavora con loro attraverso laboratori artigianali, teatrali, artistici, hanno deciso che dovevano andarsene. Il coordinamento del carcere “Due Palazzi” che unisce le cooperative e le associazioni che da decenni sono attive nella casa di reclusione ha scritto immediatamente al capo del Dap e al capo segreteria del ministro della Giustizia Carlo Nordio per denunciare questo trasferimento chiedendo un incontro ma nessuno si è fatto vivo. Tra quei detenuti, questa persona di 74 anni che ha trascorso 38 anni a Padova non ce l’ha fatta a sopportare questa ennesima condanna.

Com’è riuscito G.M. a suicidarsi?
Da quel che sappiamo l’hanno trovato morto all’alba nella sua cella (singola ndr). Martedì l’ho salutato. Era annichilito, straziato dall’annuncio del trasferimento. In Alta Sicurezza a Padova ci sono ergastolani che hanno più o meno una settantina di anni. Con loro abbiamo costruito rapporti di conoscenza cresciuti nei decenni e umanamente ricchi. Interrompere la loro vita al “Due Palazzi” è stata una violazione del divieto di regressione trattamentale. Ognuno di loro si è sentito come un pacco postale. G. non aveva mai fatto un giorno di permesso, era riservato, frequentava un laboratorio di artigianato e aveva ricostruito la sua esistenza a Padova. Ricominciare tutto a quell’età in un altro carcere non è facile.

Non solo Padova è coinvolta in questo processo in atto da parte del Governo.
Sì, in tutt’Italia c’è questo atteggiamento ma sono convinta che ci sia la volontà di colpire Padova per quello che rappresenta. Da noi ci sono persone detenute in Alta Sicurezza alle dipendenze della casa di reclusione grazie a un progetto finanziato da Cassa Ammende, i laboratori di pittura e di scrittura, permessi premio collegati ad attività rieducative, il noto giornale “Ristretti Orizzonti”. Da otto anni abbiamo un coordinamento che raggruppa Ristretti Orizzonti, Granello di Senape, l’Organizzazione volontari carcerari, le cooperative “Giotto”, “AltraCittà”, “WorkCrossing”, TeatroCarcere e altri soggetti. Abbiamo instaurato un’ottima collaborazione con i sindacati della polizia penitenziaria, con l’area trattamentale, la direzione. Oggi il “modello Padova” è sotto attacco.

Un attacco che arriva da Roma?
Sì, la direzione del carcere, gli agenti e tutto lo staff non c’entrano nulla. La decisione del trasferimento è stata presa dal Dap. E’ una scelta cinica della politica.

Ma in passato era accaduto qualcosa di simile?
Ho lavorato venticinque anni al “Due Palazzi”: questo è il momento peggiore. Ci sono stati problemi anche negli anni addietro ma ora c’è solo una visione punitiva che non tiene per nulla conto dell’articolo 27 della Costituzione.

Ora cosa chiedete al Dap?
Purtroppo, nonostante il suicidio, l’operazione prevista è proseguita: la maggior parte di loro sono stati trasferito in tutta fretta alle prime luci dell’alba mercoledì. Chiediamo rispetto per il nostro lavoro e per le persone che vivono lì.

Nei giorni scorsi “Ristretti Orizzonti” aveva segnalato il problema del sovraffollamento: il numero di persone detenute nella sola ala di custodia cautelare ha raggiunto i 269 detenuti, ben al di sopra della capacità regolamentare di 188. Un numero “mai raggiunto prima”.
Lì siamo al collasso. Le persone vengono messe persino nelle sale dedicate alla socialità perché non ci sono più celle. Gli agenti sono sotto organico. Per fortuna abbiamo una situazione migliore per quanto riguarda l’area trattamentale. Non possiamo andare avanti così”.