Cronaca

Papa Leone va a vivere in mansarda: pragmatismo ma anche la sua routine sportiva, i motivi della scelta

Il sottotetto possiede palestra privata e cappella personale, oltre che una stanza spoglia ed essenziale

Papa Leone XIV ha scelto la sua abitazione. E non sarà il piano nobile l’appartamento pontificio. Robert Prevost prenderà spazio nei locali che si trovano tra la terza loggia (quella dell’Angelus) e il tetto del palazzo apostolico. Qui il suo rientro è ormai questione di settimane, e la sua scelta abitativa rispecchierebbe il suo carattere […]

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Papa Leone XIV ha scelto la sua abitazione. E non sarà il piano nobile l’appartamento pontificio. Robert Prevost prenderà spazio nei locali che si trovano tra la terza loggia (quella dell’Angelus) e il tetto del palazzo apostolico. Qui il suo rientro è ormai questione di settimane, e la sua scelta abitativa rispecchierebbe il suo carattere definito schivo e pragmatico.

Il piano è infatti poco visibile dall’esterno, e ha appena qualche finestrella che spunta sopra le cornici delle finestre – queste note e molto più grosse – del palazzo. Sarebbe una mansarda, ma in Vaticano li chiamano “soffittoni”. Come riporta La Repubblica la questione del trasloco di Papa Leone era molto attenzionata dai fedeli. Francesco scelse di rimanere a Casa Santa Marta, diviso e in comunità con decine di vescovi, sacerdoti, fedeli e alle volte anche laici di passaggio. Per molti, la sua scelta – fuori da ogni tradizione – fu un trauma e la speranza di alcuni era quella di un ritorno alla tradizione. La volontà di Prevost è però dettata da più fattori. Oltre al lato caratteriale e al suo definito “pragmatismo americano” ci sarebbe anche la sua routine sportiva. Nel sottotetto, Leone avrà a disposizione una palestra – c’è da dire piuttosto ampia – che si affaccia sullo Ior. La camera da letto sarà da un altro lato, ma non affaccerà su San Pietro anche per motivi di sicurezza.

Nelle stanze del nuovo appartamento, invece, a regnare è la sobrietà. In camera c’è solo l’essenziale, e il bagno è nel corridoio. Realizzata anche una cucina, molto austera e priva di qualsiasi componente artigianale. In alcuni locali, tramezzi per ospitare i collaboratori e (di sicuro) i due segretari don Edgard Iván Rimaycuna e don Marco Billeri. Vicino, ovviamente, spazio alle preghiere. Presente e fondamentale una piccola cappella.