
Tramite i loro avvocati Nathan e Catherine Trevallion hanno presentato un esposto per chiedere la revoca di Veruska D'Angelo che da novembre segue il caso della famiglia. L'accusa è, in sintesi, di non aver "svolto il proprio incarico con l'imparzialità richiesta dal ruolo"
Alla vigilia delle perizie psichiatriche che dovranno valutare l’idoneità genitoriale di Nathan e Catherine Trevallion, i due genitori della “famiglia nel bosco“, disposte dal tribunale per i minorenni dell’Aquila dopo l’allontanamento forzoso, a novembre, dei tre figli, due gemelli di sei anni e una di 8 anni, la coppia tenta una nuova mossa denunciando l’assistente […]
Alla vigilia delle perizie psichiatriche che dovranno valutare l’idoneità genitoriale di Nathan e Catherine Trevallion, i due genitori della “famiglia nel bosco“, disposte dal tribunale per i minorenni dell’Aquila dopo l’allontanamento forzoso, a novembre, dei tre figli, due gemelli di sei anni e una di 8 anni, la coppia tenta una nuova mossa denunciando l’assistente sociale nominata dal tribunale, Veruska D’Angelo, chiedendone la revoca.
Tramite i loro avvocati, Marco Femminella e Danila Solinas, i Trevallion hanno presentato un esposto all’ordine professionale degli assistenti sociali e all’ente regionale da cui dipende l’ufficio del comune di Palmoli. Secondo i legali l’assistente sociale sarebbe stata “ostile” e non avrebbe “svolto il proprio incarico con l’imparzialità richiesta dal ruolo”. Nel documento di otto pagine, i due avvocati parlano di un “conflitto personale” e di una gestione “manchevole” della situazione, accusando la professionista di aver “interpretato le proprie mansioni con negligenza”, come riporta anche il Corriere della Sera.
Nell’istanza Femminella e Solinas tentano di smontare le ricostruzioni dell’assistente sociale, fin dalla sua nomina, accusando D’Angelo di aver negato alcune richieste arrivate anche dagli stessi bambini che dal 20 novembre vivono in una casa famiglia insieme alla mamma. Secondo gli avvocati, D’Angelo si sarebbe opposta a delle telefonate con nonni e parenti e avrebbe negato ai bambini di incontrare alcuni amici. I legali, si legge nel documento, contestano alla professionista anche le modalità degli incontri avvenuti nel casolare, alla presenza dei carabinieri, prima della sospensione della responsabilità genitoriale. Gli avvocati, inoltre, attaccano l’assistente per una presunta violazione del codice deontologico professionale, accusandola di essersi eretta a “censore” giudicando come “sbagliato” un metodo educativo diverso dal proprio. Sotto accusa anche le interviste rilasciate dalla donna alla stampa, nelle quali ha violato, secondo i legali, il “principio di riservatezza”.
Intanto si attende per domani l’avvio all’Aquila delle operazioni relative alle perizie psichiatriche. La procedura, accusa lo psichiatra consulente della famiglia, Tonino Cantelmi, è iniziata “con grave ritardo” prolungando così “il tempo del dolore”. La perizia sulla famiglia anglo-australiana che viveva nel bosco di Palmoli, nel Chietino, è stata affidata alla psichiatra e consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli: le operazioni dovevano cominciare la scorsa settimana, ma sono state rinviate per mancanza di un traduttore dall’inglese all’italiano.