
"Noi familiari ci costituiremo parte civile, chiediamo sia cambiato almeno il giudice che con il Procuratore fa parte della stessa cricca di Crans-Montana" dice l'imprenditore
Parla di “cricca” Giuseppe Tamburi, il padre di figlio Giovanni, morto la notte di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans–Montana. Dopo quasi un mese l’uomo parla e in una intervista a La Stampa ricorda la “luce” del sedicenne. “Ho scoperto che aiutava segretamente un senzatetto, regalandogli cibo e abiti – dice Giuseppe – e […]
Parla di “cricca” Giuseppe Tamburi, il padre di figlio Giovanni, morto la notte di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans–Montana. Dopo quasi un mese l’uomo parla e in una intervista a La Stampa ricorda la “luce” del sedicenne. “Ho scoperto che aiutava segretamente un senzatetto, regalandogli cibo e abiti – dice Giuseppe – e ora vorrei aprire un ricovero per i bisognosi in suo nome. So che non è una cosa che posso fare dall’oggi al domani, ma sto già parlando con il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e la sua giunta, perché diventi al più presto una realtà”.
L’uomo, come tutti i parenti delle vittime, chiede giustizia ma esprime forti dubbi e perplessità sulla conduzione delle indagini. Nelle ultime ore è emerso, per esempio, che le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che avrebbero potuto essere un elemento cruciale per le indagini, sono state cancellate. La procura di Sion le ha chieste solo il 15 gennaio. La notizia della liberazione di Jacques Moretti su pagamento di una cauzione non lo ha di sicuro lasciato indifferente, e ora giura di lottare fino alla fine contro i responsabili della strage. Tutti, dai proprietari alle autorità predisposte fino ai conniventi per “ristabilire gli equilibri“. La libertà dei coniugi Moretti è definita da Giuseppe “scandalosa, e come famigliari non siamo affatto d’accordo”. La battaglia legale è annunciata, “di certo, ci opporremo attraverso i nostri avvocati”. Ma le responsabilità sono comuni e più ampie perché “non si tratta solo dei gestori. Anche chi non ha fatto i controlli deve essere giudicato. La negligenza è anche loro. Per il loro fallimento, sono morti tanti ragazzi”.
Il tribunale di Sion aveva accettato l’ipotesi della generosa cauzione da 200mila euro pagata da un amico “anonimo” che in una nota della corte si legge fosse “definita dalla Procura della Repubblica e che il tribunale ha considerato adeguata e deterrente“. Il padre di Giovanni Tamburi, però, è chiaro anche sul modo in cui le autorità elvetiche stanno portando avanti l’inchiesta: “La Svizzera ha leggi che fatico a comprendere e che evidentemente non funzionano poi così bene, se dopo quello che è successo i responsabili sono a casa loro”. La famiglia del sedicenne chiede di affidare le indagini ad altri giudicie”facendone arrivare uno da un’altra giurisdizione” perché vogliono “almeno che il giudice non appartenga alla cricca di Crans-Montana, dove tutti si conoscono e frequentano gli stessi ambienti. Vorremmo lo stesso anche per il procuratore, ma a quanto pare questo non può essere sostituito”.
La premier Giorgia Meloni aveva definito le stesse indagini “lacunose” e il Governo giorni fa aveva ritirato l’ambasciatore italiano a Berna. Una linea dura che “mi fa sperare di ottenere dei risultati”, afferma l’imprenditore, che puntualizza: “La presidente ha chiesto di mandare una task force con professionisti italiani d’esperienza, per aiutare nell’inchiesta e dal punto di vista giuridico“. Ad ogni modo, l’inchiesta non sarà semplice e i famigliari annunciano già che si costituiranno parte civile “perché pretendiamo di avere giustizia, ma ci aspettiamo una causa molto lunga. Almeno, questo è quanto ci hanno prospettato i nostri avvocati”.