
All’interno di un circuito, anche di respiro internazionale, venivano condivisi video, immagini e messaggi inneggianti al jihad armato, con riferimenti espliciti allo Stato Islamico e ad Al Qaeda.
La radicalizzazione di un ragazzo giovanissimo, maturata quasi interamente online, è al centro dell’operazione condotta nelle prime ore di martedì dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri. Un minorenne di origine egiziana, residente in provincia di Como, è stato collocato in una struttura comunitaria su ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i […]
La radicalizzazione di un ragazzo giovanissimo, maturata quasi interamente online, è al centro dell’operazione condotta nelle prime ore di martedì dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri. Un minorenne di origine egiziana, residente in provincia di Como, è stato collocato in una struttura comunitaria su ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Milano su richiesta della Procura minorile.
Secondo gli inquirenti, il giovane avrebbe avviato a partire dal 2024 un percorso di auto-radicalizzazione, trasformandosi in breve tempo in un attivo promotore di propaganda jihadista violenta. L’attività contestata si sarebbe svolta quasi esclusivamente attraverso il web, utilizzando diversi profili personali sui principali social network e sulle piattaforme di messaggistica privata. Le indagini, condotte dal ROS di Milano e avviate nell’ottobre scorso, hanno portato alla scoperta di una rete di utenti attivi su Instagram, TikTok, Telegram e WhatsApp, impegnati a vario livello nella diffusione di contenuti estremisti. All’interno di questo circuito, anche di respiro internazionale, venivano condivisi video, immagini e messaggi inneggianti al jihad armato, con riferimenti espliciti allo Stato Islamico e ad Al Qaeda.
Il minorenne, secondo quanto ricostruito, avrebbe avuto un ruolo tutt’altro che marginale. Attraverso una pluralità di account, avrebbe pubblicato e rilanciato in modo continuo materiale di propaganda jihadista, accompagnato da messaggi di esaltazione e apologia di esponenti del terrorismo islamico. Un’attività ritenuta dagli investigatori idonea a istigare alla violenza e a rafforzare la diffusione dell’ideologia estremista.
Nel corso dell’inchiesta sono emersi anche contatti qualificati tra il ragazzo e altri soggetti già arrestati in precedenza per reati di terrorismo, accusati di aver diffuso in rete contenuti incitanti alla violenza. Elementi che hanno contribuito a delineare un quadro giudicato particolarmente allarmante, anche in considerazione della giovane età dell’indagato.
La perquisizione e l’analisi dei dispositivi elettronici del ragazzino hanno ulteriormente confermato il quadro ipotizzato dagli inquirenti. All’interno di telefoni e supporti informatici sarebbero stati trovati numerosi contenuti multimediali di propaganda jihadista, considerati dagli inquirenti una prova chiara dell’attività di istigazione e apologia del terrorismo di matrice confessionale.