Scuola

Scuola, centinaia di studenti al freddo (come ogni anno) ma la politica li ignora. E il governo non vuole saperne: “Colpa degli enti locali”

Un problema atavico e sottovalutato. Le segnalazioni sono continue (scrivi a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it), ma manca la volontà di risolvere la situazione e trovare soluzioni che siano definitive. Valditara: "Abbiamo aumentato i fondi"

In Italia ad ogni inverno sempre più studenti sono costretti a fare i conti con riscaldamenti in panne, cattivo isolamento degli edifici, spifferi, infiltrazioni d’acqua, ma la politica non ne parla. Il tema “freddo” in aula non è nelle agende di chi sta al governo, in Parlamento o nei consigli regionali. Semmai resta un problema […]

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In Italia ad ogni inverno sempre più studenti sono costretti a fare i conti con riscaldamenti in panne, cattivo isolamento degli edifici, spifferi, infiltrazioni d’acqua, ma la politica non ne parla. Il tema “freddo” in aula non è nelle agende di chi sta al governo, in Parlamento o nei consigli regionali. Semmai resta un problema dei sindaci che insieme alle province sono i proprietari degli edifici: i primi delle strutture dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado; gli altri delle superiori. Sugli impianti termici, i vertici del ministero a ilfattoquotidiano.it rilasciano il laconico commento: “È un tema che dipende dagli enti locali”, non da viale Trastevere.

La politica latita: il freddo a scuola mai in agenda

Le dichiarazioni pubbliche sull’argomento che abbiamo registrato sulla questione sono ben poche: nel gennaio 2017 era stata la ministra del Pd Valeria Fedeli (deceduta in questi giorni) a definire “inaccettabile che alcuni studenti dovessero stare in aula al freddo a causa degli impianti di riscaldamento non funzionanti”, al punto da chiedere verifiche sugli impianti. Anche Marco Bussetti (Lega), arrivato a viale Trastevere, aveva affrontato il tema della responsabilità degli enti locali nel garantire il riscaldamento adeguato negli edifici scolastici. Due anni fa, invece, era stata la senatrice Concetta Damante (5Stelle) a presentare un’interrogazione parlamentare riguardo del freddo in aula. Tra i sindaci spunta una dichiarazione dell’ex primo cittadino di Firenze Dario Nardella, che aveva criticato il “servizio di riscaldamento inefficiente consegnato da appaltatori, promettendo penali e interventi dopo le proteste di studenti e genitori”. Tra le Regioni, pare che gli unici a parlare della questione siano stati i membri del Consiglio regionale della Sicilia con l’interrogazione 148 nella XVIII legislatura.

Le opposizioni contro il governo

Tra il 2025 e il 2026, comprese quest’ultime ore, sono ancora numerose le scuole che al termine delle vacanze natalizie hanno dovuto mandare a casa i ragazzi o chieder loro di portare cappotti e sciarpe. Eppure non si vedono atti parlamentari o interventi governativi specifici sul problema. Le opposizioni puntano timidamente il dito contro la maggioranza. “Ai tempi del governo di Matteo Renzi c’era un’unità di missione dedicata all’edilizia scolastica – ricorda la deputata Pd Irene Manzi (responsabile del settore scuola) a ilfattoquotidiano.it – che aveva competenze in merito e che rispondeva direttamente alle esigenze delle scuole. Era un punto di riferimento importante, ora manca un’unità operativa specifica. Inoltre, andrebbe affrontato nuovamente il tema delle Province che sono responsabili delle secondarie di secondo grado pur con poche risorse”. Secondo l’onorevole dem non ci sono possibilità che i Comuni gestiscano anche le superiori, ma sarebbe utile rivedere la divisione delle competenze tra Stato e enti locali. La preoccupazione è data anche dal Pnrr: “I fondi del Piano nazionale stanno per finire, ora cosa resterà?”.

Elisabetta Piccolotti, deputata di Sinistra Italiana nel gruppo “Alleanza Verdi e Sinistra” attacca il governo Meloni: “Il Pnrr ha previsto la realizzazione di nuove scuole o la ristrutturazione ma non ci sono investimenti sulla manutenzione ordinaria. Anziché creare il bonus per le scuole paritarie avrebbero potuto usare quei soldi per andare incontro ai Comuni che devono far fronte agli impianti di riscaldamento in panne”. Ancora più dura Anna Laura Orrico (5Stelle): “E’ un problema serio che abbiamo più volte denunciato ma questo Governo sul comparto scuola ha tagliato circa 700 milioni nel triennio”.

Valditara: “I fondi sono aumentati”

Interpellato da ilfattoquotidiano.it, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ribadisce quanto espresso due settimane fa in un video pubblicato sui social: “Non è vero che nel 2026 le risorse” per la scuola “diminuiranno rispetto al 2025. Il bilancio dello Stato assegna cifre certe solo per l’anno successivo. Per il 2027-’28 le finanziarie non mettono mai cifre definitive proprio perché gli oneri non sono ancora certi. La Legge di Bilancio approvata nel 2024 aveva previsto per il 2026 57 miliardi e 56 milioni di euro. Il nostro stanziamento per il prossimo anno è di 57 miliardi e 921 milioni. Oggi noi per il 2026 stanziamo soldi in più del 2025”.