Mondo

“In Iran oltre 30mila morti in soli due giorni di protesta”: la stima del Time. Per il governo erano 3mila

Il settimanale paragona la mattanza in Iran a quella compiuta dai nazisti alla periferia di Kiev, il 29 e 30 settembre 1941, quando trucidarono 33.000 ebrei ucraini a Babyn Yar 

I numeri ufficiali parlano di 3.117 morti. Ma l’informazione divulgata dalle autorità di Teheran pare sia molto lontana dalla realtà: secondo quanto riportato dalla rivista statunitense Time, funzionari iraniani avrebbero stimato che fino a 30mila persone – 30.304 – potrebbero essere state uccise nei soli due giorni iniziali delle proteste di inizio gennaio, l’8 e […]

Hai già letto 5 articoli
questo mese.

PER CONTINUARE A LEGGERE

1 € PER IL PRIMO MESE

I numeri ufficiali parlano di 3.117 morti. Ma l’informazione divulgata dalle autorità di Teheran pare sia molto lontana dalla realtà: secondo quanto riportato dalla rivista statunitense Time, funzionari iraniani avrebbero stimato che fino a 30mila persone – 30.304 – potrebbero essere state uccise nei soli due giorni iniziali delle proteste di inizio gennaio, l’8 e il 9. La cifra, citata da due alti funzionari anonimi del ministero della Salute iraniano, rappresenta il numero più alto di vittime finora segnalato. Time paragona la mattanza in Iran a quella compiuta dai nazisti alla periferia di Kiev, il 29 e 30 settembre 1941, quando trucidarono 33.000 ebrei ucraini a Babyn Yar.

La rivista precisa di non poter verificare in modo indipendente i dati, ma segnala che la stima è coerente con le testimonianze di medici e soccorritori presenti sul campo. Secondo le autorità sanitarie citate dalla rivista, tra l’8 e il 9 gennaio sarebbero stati utilizzati camion a 18 ruote al posto delle ambulanze e i sacchi per cadaveri sarebbero stati esauriti. La stima tuttavia non tiene conto dei feriti ricoverati negli ospedali militari deceduti successivamente, o delle vittime in aree dove non sono stati forniti numeri.

Secondo quanto ricostruito dal settimanale nel corso delle ultime settimane, i testimoni riferiscono che milioni di persone erano in strada quando le autorità hanno bloccato Internet e tutte le altre comunicazioni con il mondo esterno. I testimoni oculari e filmati girati con i cellulari, mostrano cecchini appostati sui tetti e camion muniti di mitragliatrici pesanti che hanno aperto il fuoco. Venerdì 9 gennaio, un funzionario dei Pasdaran aveva avvertito sulla tv di Stato chiunque si fosse avventurato in strada che “se un proiettile vi colpisce, non lamentatevi”. Le giornate di protesta dell’8 e del 9 hanno visto una impennata delle manifestazioni, anche a seguito della presa di posizione del presidente Usa Donald Trump, che nei giorni precedenti aveva minacciato il regime iraniano di intervenire militarmente se avesse continuato nella repressione.

La situazione nell’area e i timori di un attacco Usa – Intanto la tensione nell’area resta altissima. Ieri circolava la voce che Ali Khamenei si fosse rifugiato in un rifugio sotterraneo a Teheran, ma l’indiscrezione pubblicata da media vicini all’opposizione non ha trovato nessuna conferma. L’ipotesi che l’Ayatollah si fosse nascosto in un bunker blindato era emersa già lo scorso giugno, in un altro momento di grandissima tensione: durante la “guerra dei 12 giorni” e i raid delle forze israeliane e americane sui siti nucleari iraniani. Il presidente americano Donald Trump continua a flettere i muscoli. Ma lo fa con le sue consuete giravolte diplomatiche. Da un lato, pare allentare le minacce di un imminente attacco contro l’Iran, sostenendo che il regime avrebbe fermato le esecuzioni di “oltre 830 persone” dopo le proteste scoppiate a dicembre e che la polizia è accusata di aver represso con la più brutale violenza. Ma dall’altro lato tuona, e afferma che Washington sta “tenendo d’occhio l’Iran” e che “una grande flotta si sta dirigendo in quella direzione”. “Vedremo cosa succederà”, ha dichiarato pochi giorni fa l’inquilino della Casa Bianca.

Secondo due funzionari Usa interpellati dal New York Times, oltre alla portaerei Lincoln, il Pentagono avrebbe ordinato la scorsa settimana di inviare in Medio Oriente anche tre cacciatorpedinieri lanciamissili e una dozzina di caccia F-15. Da parte sua, Teheran ha risposto di trattare qualsiasi attacco “come una guerra totale contro di noi”. I media israeliani sostengono intanto che il capo del Comando centrale degli Stati Uniti, l’ammiraglio Brad Cooper, sia giunto in Israele per un incontro coi vertici militari locali.