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Trump, pubblicata la Strategia di Difesa: alleati più soli e la Russia diventa “gestibile”. Ecco cosa dice il Pentagono

"Per troppo tempo, il governo degli Stati Uniti ha trascurato, anzi rifiutato, di mettere al primo posto gli americani e i loro interessi concreti", si legge nel documento, il primo dal 2022

Nella Strategia di Difesa Nazionale (NDS) del 2026 di 34 pagine pubblicata dal Pentagono, la prima dal 2022, sotto l’allora presidente Joe Biden, gli Usa esortano gli alleati a prendere il controllo della propria sicurezza e riaffermano l’attenzione dell’amministrazione di Donald Trump sul predominio nell’emisfero occidentale, America Latina in testa, rispetto all’obiettivo di contrastare la […]

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Nella Strategia di Difesa Nazionale (NDS) del 2026 di 34 pagine pubblicata dal Pentagono, la prima dal 2022, sotto l’allora presidente Joe Biden, gli Usa esortano gli alleati a prendere il controllo della propria sicurezza e riaffermano l’attenzione dell’amministrazione di Donald Trump sul predominio nell’emisfero occidentale, America Latina in testa, rispetto all’obiettivo di contrastare la Cina. “Ci impegneremo in buona fede con i nostri vicini, dal Canada ai nostri partner in America centrale e meridionale, ma ci assicureremo che rispettino e facciano la loro parte per difendere i nostri interessi comuni”, si legge nel documento, “e laddove non lo facessero, saremo pronti a intraprendere azioni mirate e decisive che promuovano concretamente gli interessi degli Stati Uniti”. “Per troppo tempo, il governo degli Stati Uniti ha trascurato, anzi rifiutato, di mettere al primo posto gli americani e i loro interessi concreti”, sottolinea il Pentagono.

Supporto “più limitato”, dunque, agli alleati in Europa e altrove. “Mentre le forze statunitensi si concentrano sulla difesa del territorio nazionale e dell’Indo-Pacifico, i nostri alleati e partner si assumeranno la responsabilità primaria della propria difesa, con un supporto fondamentale ma più limitato da parte delle forze americane”, si legge nel documento. La NDS 2026 segna un significativo allontanamento dalla passata politica del Pentagono, sia per l’enfasi posta sugli alleati, chiamati ad assumersi maggiori oneri con un minore sostegno da parte di Washington, sia per il tono più morbido nei confronti dei tradizionali nemici. La precedente strategia di difesa nazionale, pubblicata sotto il democratico Biden, descriveva la Cina come la sfida più significativa per Washington e affermava che la Russia rappresentava una “grave minaccia“.

Al contrario, il nuovo documento sollecita “relazioni rispettose” con Pechino: “Il presidente Trump cerca una pace stabile, un commercio equo e relazioni rispettose con la Cina”, l’obiettivo “non è dominare la Cina, né strangolarla o umiliarla”, “questo non richiede un cambio di regime o qualche altra lotta esistenziale”. E non menziona Taiwan, che la Cina rivendica come proprio territorio ed è un alleato degli Stati Uniti, obbligati dalle proprie leggi a supportare militarmente. Quanto alla minaccia russa, il nuovo documento la definisce “persistente ma gestibile“. Il Pentagono “darà priorità agli sforzi per chiudere i nostri confini, respingere qualsiasi forma di invasione ed espellere gli immigrati clandestini”, afferma il documento del 2026.

Oltre a Cina e Russia, “sfide più pericolose per la sicurezza nazionale” di qualsiasi minaccia terroristica, la Strategia di Biden menzionava i pericoli associati al cambiamento climatico: “minaccia emergente”, che sono invece spariti dal nuovo documento del Pentagono. Analogamente a quanto fatto con la “Strategia per la Sicurezza Nazionalepubblicata dalla Casa Bianca all’inizio di dicembre, il Pentagono pone l’America Latina in cima alle sue priorità. Il Pentagono “ripristinerà il predominio militare americano nell’emisfero occidentale. Lo useremo per proteggere la nostra Patria e il nostro accesso a territori chiave in tutta la regione”, si legge nel documento, che parla di “Corollario Trump alla Dottrina Monroe”.