
Sui social si fa spazio la campagna di solidarietà verso le donne dell'Ypj, dopo che un miliziano di Damasco ha mostrato una treccia tagliata ad una combattente morta. I deputati del Partito filo-curdo DEM si sono uniti alla protesta con lo slogan: ""Ogni ciocca dei nostri capelli rafforza la nostra resistenza"
Nel sud-est della Turchia, a Nusaybin, questa settimana ci sono stati scontri tra la polizia e centinaia di curdi che avrebbero voluto superare il confine con la Siria per andare a combattere con i compagni a Qamislo, nel Rojava, sotto attacco dell’esercito nazionale siriano composto anche da milizie jihadiste. La Turchia è di fatto il […]
Nel sud-est della Turchia, a Nusaybin, questa settimana ci sono stati scontri tra la polizia e centinaia di curdi che avrebbero voluto superare il confine con la Siria per andare a combattere con i compagni a Qamislo, nel Rojava, sotto attacco dell’esercito nazionale siriano composto anche da milizie jihadiste.
La Turchia è di fatto il mandante principale dell’offensiva in corso da parte delle truppe del presidente siriano Ahmed al-Sharaa per distruggere l’autonomia de facto del Rojava curdo. Perchè Ankara (che peraltro già occupa il nord ovest siriano) non puó tollerare che di fronte al proprio confine, peraltro nella zona a maggioranza curda, ci sia una entità curda democratica che si è ispirata alla visione di Abdullah Ocalan, il fondatore del Pkk. L’Amministrazione Autonoma del Nord ed Est Siria ( DAANES o Rojava) da dieci anni sta portando avanti un esperimento di gestione democratica radicale mai sperimentata in Medio Oriente ed è protetta dalle Syrian Democratic Forces a guida curda. Che la Turchia vuole che confluiscano nell’esercito siriano dell’ex jihadista al -Jolani, oggi presidente ad interim siriano Ahmed al-Sharaa.
Il governatore della provincia curda turca di Diyarbakır ha vietato la manifestazione “Speranza e Libertà” che il Partito filo curdo per l’Uguaglianza dei Popoli e la Democrazia (DEM), la terza forza nel parlamento turco, aveva programmato per chiedere la liberazione del Öcalan, attualmente all’ergastolo. In risposta al divieto, il Partito DEM ha affermato che la misura è stata in realtà imposta a causa della recente offensiva delle forze del governo provvisorio siriano contro le Forze Democratiche Siriane (SDF) a guida curda in Siria.
Il co-sindaco del distretto di Sur, Gulan Fatma Önkol, ha dichiarato che mentre si parla di pace e democrazia, i divieti imposti, all’opposto, mostrano un chiaro doppio standard: “Da un lato, in Turchia è in corso un processo con i curdi in nome della convivenza; dall’altra parte, c’è una guerra in corso nella Siria settentrionale e orientale, una guerra di genocidio contro i curdi. In questo momento, tutti nella nostra regione sono concentrati sulla guerra in Rojava, e c’era anche un programma incentrato sulla manifestazione in onore di Öcalan. L’annullamento della manifestazione non sembra sincero. L’hanno annullata perché sapevano che ci sarebbe stata anche una condanna delle azioni in Rojava dal palco”.
A seguito dell’offensiva lanciata all’inizio di questo mese dal governo siriano ad interim, le SDF hanno perso il controllo di alcune aree nella provincia di Hasakah, ad eccezione di alcune zone e della città di Kobanê. Ankara ha annunciato il pieno sostegno all’offensiva del governo ad interim siriano. Intanto le donne curde nel mondo hanno lanciato una campagna sui social media in seguito alla diffusione di un video che mostra un membro delle forze del governo ad interim siriano profanare il corpo di una combattente delle Unità di Protezione delle Donne (YPJ) in Siria. Il video mostra un uomo, identificato come Rami El Dehesh, che tiene in mano una treccia di capelli tagliata che, a suo dire, apparteneva a una donna uccisa negli scontri tra il governo ad interim e i gruppi curdi a Raqqa, che fino alla scorsa settimana era sotto il controllo delle SDF.
Alla domanda sul perché le avesse tagliato la treccia, El Dehesh risponde: “Tanto è morta, cosa ne farebbe?”, secondo una traduzione fornita da Channel 8, un’emittente con sede nel nord della Siria. In risposta, donne curde anche di religione yazida hanno condiviso video di loro stesse mentre si intrecciano i capelli usando gli hashtag #kezî (treccia) e #KeziyênMeTirsaWe. I deputati del Partito filo-curdo DEM si sono uniti alla protesta. La portavoce del partito, Ayşegül Doğan, si è intrecciata i capelli durante una seduta parlamentare. “Questa persona è un membro dell’esercito siriano. Questa persona porta con sé la mentalità dell’Isis ed è stato precedentemente rivelato che era un membro dell’Isis”, ha detto Doğan durante una trasmissione su İlke TV. “Quando dà la treccia al suo amico, dice che era la sua unica parte intatta”.
Anche i deputati del DEM Pervin Buldan e Meral Danış-Beştaş si sono uniti alla protesta e in un video hanno lanciato lo slogan: “Ogni ciocca dei nostri capelli rafforza la nostra resistenza”. La campagna ha ottenuto anche il sostegno del mondo dell’arte e della società civile. La soprana curda Pervin Chakar e l’artista Dashni Murad hanno condiviso messaggi di solidarietà. “Quando tagli una treccia, ne intrecciamo milioni”, ha detto Murad nel suo video. L’avvocata per i diritti umani Eren Keskin e la piattaforma We Will Stop Femicide hanno partecipato alla protesta. Presentatrici di diversi canali televisivi sono apparse in diretta con i capelli intrecciati per mostrare solidarietà.