Diritti

Quel ‘dissenso’ cambia tutto: vi assicuro che le donne sono capaci di dire Sì

La riformulazione avanzata dalla ministra Giulia Bongiorno al ddl Stupri - che sostituisce la parola 'consenso' col suo opposto - riporta la questione al punto di partenza

Chi tace acconsente, dunque. Gira che ti rigira, alla fine, si torna sempre lì. Quello che fa tanto discutere della riformulazione avanzata dalla ministra Giulia Bongiorno al ddl Stupri riporta ancora una volta la questione al punto di partenza.

La parola ‘consenso’, con l’aggiunta di altre due condizioni decisive come ‘libero e attuale’, era il centro del testo originale che aveva entusiasmato tutti per la sua portata giuridica innovativa. In altre parole: perché una donna sia davvero disponibile è necessario che dica sì, non è sufficiente che non dica no. La donna deve essere un soggetto attivo, promotore della proprio desiderio, del proprio intento e della propria volontà, e non più un soggetto passivo, pronto ad accettare quando va bene o a subire quando va male il desiderio maschile. Perché, sembrerà incredibile, ma le donne sono assolutamente capaci di dire di sì, quando vogliono dire di sì: lo dicono con le parole, con i gesti, lo dicono senza remore, con decisione e con chiarezza.

Una legge dunque che sceglieva di adottare il consenso come metro di giudizio aveva un profondo valore culturale: quello di promuovere un modello di donna realmente paritario, emancipato, che desidera, sceglie, si autodetermina e delibera attivamente di avere un rapporto sessuale con un uomo, esattamente come quell’uomo sceglie di averlo con lei.

La modifica attuale invece prevede che la parola ‘consenso’ sia sostituita dall’espressione ‘dissenso’. La donna deve essere attiva e in grado di autodeterminarsi solo per dire di no, per dirlo bene, in modo non fraintendibile, affinché l’uomo non possa mal interpretare.

Ed ecco che cambia tutto.

Innanzitutto perché rifiutare qualcuno è spesso molto più complesso e meno diretto di quanto lo sia dire di sì; può avvenire in maniera più timida, più riluttante, meno decisa, ed è infinitamente complicato valutare quali siano tutti gli elementi che inibiscono le facoltà di una donna di sottrarsi.

Ma anche perché riporta l’uomo e la donna al vecchio rapporto di forza: il maschio desidera e va a prendersi la femmina, e la femmina, se è disponibile, non si sottrae e si lascia prendere.

Ecco, se vogliamo mantenere una società fondata su questo stantio modello culturale, almeno non raccontiamoci che stiamo lavorando per l’emancipazione femminile e per la parità di genere.