Politica

Morniroli: “Governo poco lungimirante, non investe sulla scuola. Per avere più sicurezza non serve sempre punire”

Il nuovo assessore della Campania alle Politiche sociali sull'amministrazione Fico: "Immagino un governo che si apre, con la cogestione, la coprogettazione, il civismo attivo e che non si limiti solo all’ascolto"

“Un governo che non investe sulla scuola non è lungimirante e questo Governo non lo fa. Anzi continua a utilizzare l’argomento del calo demografico per tagliare plessi e scuole anche quando questi sono in aree difficili a elevata dispersione scolastica o nelle aree interne. Si poteva e si può agire diversamente, per esempio non tagliando […]

Hai già letto 5 articoli
questo mese.

PER CONTINUARE A LEGGERE

1 € PER IL PRIMO MESE

“Un governo che non investe sulla scuola non è lungimirante e questo Governo non lo fa. Anzi continua a utilizzare l’argomento del calo demografico per tagliare plessi e scuole anche quando questi sono in aree difficili a elevata dispersione scolastica o nelle aree interne. Si poteva e si può agire diversamente, per esempio non tagliando ma allargando il tempo pieno, investire sulla co-presenza nel primo ciclo, incentivare anche economicamente i docenti che lavorano nelle aree più difficili”. Andrea Morniroli, Forum Diseguaglianze e diversità (che nel week-end a Genova discuterà dei temi della democrazia) è il nuovo assessore alla Scuola e alle Politiche sociali in Campania, dopo un’esperienza quarantennale di lavoro nel sociale e nel settore educativo (è stato tra i soci fondatori della Cooperativa Dedalus). Già di per sé un approccio rivoluzionario. Succede a Lucia Fortini, vicinissima all’ex presidente della Regione, Vincenzo De Luca. D’altra parte la Giunta campana è un laboratorio nazionale, tra la guida a Cinque Stelle di Roberto Fico, la convivenza di dem e uomini dello Sceriffo, il peso di Gaetano Manfredi. “Sono entrato in Giunta perché la segretaria del Pd ha chiesto al Partito democratico della Campania di inserire tra i tre nomi da proporre al Presidente Fico anche il nome di un tecnico esterno, per dare un segnale di attenzione ai mondi del civismo attivo e sociale e anche per rimarcare la centralità di questi temi nella prospettiva dello stesso Pd. E devo dire che davvero mi è sembrato un segnale importate e coraggioso che ha trovato subito il consenso anche del Presidente”.

Assessore, quale sarà il suo primo passo?

La prima urgenza è rimettere in moto la programmazione sociale della Regione. Presentando al più presto il Piano Sociale Regionale 2024-26 che non c’è ancora. Piano a cui sono legati anche i finanziamenti statali a oggi bloccati per la mancanza di tale atto di programmazione. Più in generale l’idea di fondo è far tornare a essere una priorità del governo regionale le politiche sociali, quelle della scuola insieme a quelle per il contrasto delle povertà e delle disuguaglianze. E per secondo, per la definizione delle stesse, tornare ad aprire le porte del palazzo non solo all’ascolto del civismo attivo e ma anche della cittadinanza e dei territori. Un ascolto non finalizzato a se stesso, ma utilizzando processi di co-programmazione e co-progettazione alla definizione condivisa di indirizzi e politiche locali.

Dopo l’accoltellamento a La Spezia, il governo sta varando le ennesime norme sulla sicurezza. Si parla di metal detector nelle scuole, di zone rosse, di inasprimento delle pene per i minorenni trovati in possesso di coltelli (dall’arresto, alla sospensione di patente e passaporto). Una risposta adeguata?

Rispondere sempre con ottiche punitive repressive a problemi sociali complessi non funziona. D’altra parte tale approccio è coerente con le pessime logiche dei decreti sicurezza che già con quelli approvati producono l’allargamento del potere della polizia, creando uno squilibrio di pesi e contrappesi, la colpevolizzazione delle diversità e delle povertà, la criminalizzazione del dissenso e del conflitto sociale che, ricordo, non è una brutta parola, ma una delle stesse anime della democrazia. Intendiamoci, anche le attività di repressione servono, così come il porre il “limite”. Ma non possono essere l’unica modalità per rispondere al disagio profondo e diffuso che vivono sempre più giovani. Disagio che spesso non visto e ascoltato produce non solo violenza che coinvolge minori sempre più piccoli, ma anche sofferenza e disagio psichico, dipendenze da sostanze e videogiochi, isolamento e auto-marginalizzazione. Il nostro non è solo uno dei Paesi più vecchi al mondo ma anche uno tra i più egoisti perché non è “un Paese per giovani”; i ragazzi sono pochi, maltrattati e abbandonati dalle istituzioni. Spesso la risposta è solo propaganda come fa il ministro Salvini quando usa in modo cinico il gravissimo delitto di La Spezia per accelerare l’iter di approvazione dell’ennesimo decreto sicurezza. Che c’entra quel decreto con l’accoltellamento pur gravissimo a La Spezia?

In che senso che c’entra?

Il problema di un ragazzino a scuola non ha a che fare con la criminalizzazione del dissenso. Già oggi non è che puoi portare i coltelli a scuola. Si è rotto un meccanismo. Per esempio, siamo sicuri che sia giusto vietare i telefonini in classe o sarebbe meglio insegnare a usarli in modo intelligente? Mio figlio alle medie di fronte a una scuola che riduce 3 secoli di storia a 4 pagine approfondiva con delle ricerche online. Non è meglio insegnare a navigare bene, in maniera che si possano fare scoperte sulla rete? Il problema è che si riduce tutto a buono e cattivo.

C’è una precisa visione dietro tutto questo.

La comunità educativa della scuola deve intersecarsi con la comunità educativa della vita. I ragazzi hanno bisogno di adulti attenti, lungimiranti, accoglienti. Non ci dimentichiamo che in molti territori le scuole sono l’unico presidio, l’unica forma di istituzione presente. E poi, tornando a La Spezia, non va trascurata la questione di genere che c’è dietro: il ragazzo ha ucciso perché c’erano foto del passato di un altro ragazzo con la sua ragazza. C’è la questione del possesso, della donna come proprietà maschile. Se è così, come si fa a limitare l’educazione all’affettività e di genere?

La sicurezza è evocata anche dal centrosinistra, che accusa il governo di non aver fatto abbastanza. Che ne pensa?

La sicurezza è un tema perché tutti noi abbiamo il problema di sentirci sicuri. Ma la sinistra ha spostato la sicurezza dal sociale al civile, smantellando il sistema dei diritti. La sinistra deve parlare di sicurezza da sinistra, dove c’è il c’è tema della repressione, ma soprattutto dell’accessibilità ai diritti.

La Giunta Fico è anche un laboratorio nazionale?

Spero che lo possa essere, se no non sarei qui. Spero che l’amministrazione Fico possa dare una discontinuità su come interpretare il governo pubblico, in modo che sia partecipato e collettivo, facendo prevalere l’interesse generale e non quello di parte. Immagino un governo che si apre, con la cogestione, la coprogettazione, il civismo attivo e che non si limiti solo all’ascolto. E riconosca gli altri come attori politici con cui condividere pezzi di potere sull’utilizzo delle risorse.