
I dati del rapporto promosso da Isde Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign. Tra i nuovi parametri, ci sono i picchi giornalieri di inquinamento e nuovi limiti, che sono circa la metà rispetto agli attuali. Ma l'esecutivo potrebbe chiedere una proroga rispetto all’entrata in vigore delle norme comunitarie
I progressi ci sono, ma limitati e infatti le nostre città sono ancora pesantemente inquinate. Nonostante questo, è concreto il rischio che il governo decida di chiedere una proroga rispetto all’entrata in vigore della Direttiva europea sulla qualità dell’aria (2881/2024). Con conseguente aumento della mortalità per patologie respiratorie acute e patologie croniche, non solo respiratorie. […]
I progressi ci sono, ma limitati e infatti le nostre città sono ancora pesantemente inquinate. Nonostante questo, è concreto il rischio che il governo decida di chiedere una proroga rispetto all’entrata in vigore della Direttiva europea sulla qualità dell’aria (2881/2024). Con conseguente aumento della mortalità per patologie respiratorie acute e patologie croniche, non solo respiratorie. La conferma dei rischi che corriamo semplicemente respirando arriva da un rapporto che, analizzando in modo sistematico i dati ufficiali delle reti regionali di monitoraggio delle Arpa/Appa, ha classificato le città italiane una per una in base al tipo di inquinante – Pm10, Pm 2,5, NO2 ovvero biossido di azoto, ma anche ozono – mettendole al tempo stesso in relazione a tre diversi tipi di normativa: quella attuale (D.Lgs.155/2010), la Direttiva Europea 2881/2024, infine le più stringenti direttive dell’Oms (Linee Guida 2021). In particolare, il riferimento di “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da Isde Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, è proprio la Direttiva Europea: i limiti entreranno in vigore dal gennaio 2030, ma gli Stati membri hanno tempo fino a dicembre per recepirla.
A dare una prima sintesi del rapporto è il prof. Paolo Bortolotti, coordinatore del gruppo di lavoro Isde su inquinamento atmosferico. “L’aria rispetto a dieci anni fa è migliorata – ma non come nel nord Europa, siamo gli ultimi nel nostro continente – e i limiti della normativa di dieci anni fa sono rispettati. Il problema è che i nuovi limiti europei sono circa la metà rispetto agli attuali e su questi ultimi siamo indietro in maniera allarmante”. “La normativa europea inoltre”, continua, “introduce il massimo degli sforamenti giornalieri, che nei limiti attuali non c’è, perché si calcola solo la media annua. D’estate però la situazione migliora, quindi la media annuale si abbassa, ma bisogna tener conto dei picchi di inquinamento, che causano un maggiore accesso al pronto soccorso per anziani e bambini”. In generale, per quanto riguarda le polveri sottili, la situazione peggiore è quella del nord Italia e della pianura padana. Tuttavia, per il biossido di azoto le città più colpite sono quelle portuali, come Palermo, Napoli, Catania, a causa del trasporto navale.
Ma quali sono le città più inquinate, in base ai nuovi parametri? Un primo criterio di analisi è quello dei valori medi annui. Una delle metropoli che non fa bene è senza dubbio il capoluogo lombardo, Milano: la media annua del Pm10 si attesta a 35 μg/m3. Non solo il dato non è inferiore agli anni passati (nel 2019 e 2018 era sempre 35 μg/m3), ed è addirittura superiore al 2024 e 2023 (33 μg/m3 e 32 μg/m3). Nonostante sia sotto le soglie della normativa attuale (40 μg/m3), supera quelle della direttiva Ue (20 μg/m3) e le linee Oms (15 μg/m3). Rispetto al Pm 2,5 la media del 2025 si attesta su 22 μg/m3, superiore di poco ai 21 μg/m3 dei due anni precedenti, ed è di poco inferiore ai limiti della normativa attuale (25μg/m3), ma superiore ai limiti della Direttiva Ue (10 μg/m3) e ai 5 μg/m3 suggeriti dall’Oms. Rispetto al biossido di azoto, invece, il valore 2025 è 37 μg/m3, in calo lineare rispetto agli anni passati, sotto i 40 μg/m3 della normativa attuale, ma sempre sopra i 20 μg/m3 della direttiva Ue e i 10 μg/m3 delle linee guida Oms.
Anche Torino, però, è in una situazione più che critica: la media annua del Pm10 si attesta a 70 μg/m3, in aumento rispetto ai due anni precedenti, ed è di gran lunga sopra l’attuale normativa e quindi Direttiva Ue e linee guida Oms. Un po’ più bassa la media annua del Pm2,5, 20 μg/m3 negli ultimi tre anni, di poco sotto la normativa attuale ma sopra Direttiva Ue e Oms. Per il biossido di azoto, la media è di 39 μg/m3, praticamente sul limite della normativa attuale ma sopra direttiva Ue e Oms.
Va un po’ meglio la Capitale. Rispetto al Pm10, Roma nel 2025 si attesta su una media annua di 20 μg/m3, sotto il limite stabilito dalla normativa annuale, inferiore alla direttiva Ue e alle linee guida Oms. Rispetto al Pm10 Roma migliora negli anni dal 2013 (30 μg/m3) con un scalaggio quasi lineare. Per quanto riguarda il Pm 2,5, nel 2025 il dato media annuale è di 14 μg/ m3, inferiore alla normativa attuale ma non alla normativa UE e alle linee guida Oms. Rispetto al 2013 (20 μg/m3) c’è una diminuzione anche se non del tutto lineare. Rispetto al biossido di azoto, nel 2025 Roma si attesta a 18 μg/m3, sotto la normativa attuale, sotto la Direttiva UE 20, ma non sotto le linee guida OMS 10.
Scendendo a Sud, non sempre la situazione migliora per le grandi città: la media annuale a Napoli delle PM10 è 40 μg/m3, peggio degli anni precedenti ad eccezione del 2024, pari alla normativa attuale, sopra la direttiva Ue e sopra le indicazioni Oms. Rispetto al Pm 2,5, la media è di 16 μg/m3, inferiore agli anni passati, sotto la normativa attuale, ma sopra la Direttiva Ue e indicazioni Oms. Infine per il biossido di azoto si attesa a 51 μg/m3 (sempre media annuale), sopra la normativa attuale, e quindi sopra i valori della direttiva Ue e Oms.
Non benissimo anche Palermo: la media annuale del Pm10 è 41 μg/m3, quindi quasi sui limiti della normativa attuale, ma è il doppio dei limiti della direttiva Ue e ancora più rispetto alle linee guida Oms; la media del Pm2,5 è di 11 μg/m3: sotto i limiti previsti dalla normativa attuale, ma poco sopra le indicazioni Ue E Oms. Alto il biossido di azoto, 49 μg/m3, sopra normativa attuale, la Direttiva Ue e l’Oms.
La medie, però, non bastano a dare conto del problema inquinamento. Bisogna anche monitorare i picchi, ovvero gli sforamenti giornalieri. Tra le città con maggiori sforamenti rispetto alla Direttiva Europea abbiamo Milano: 96 giorni per il Pm10, 133 per il Pm2,5, 60 per il NO2 e 58 per l’ozono, calcolato da giugno a settembre. Napoli sfora di 86 giorni per il Pm10, 32 per il Pm 2,5, ben 197 per il biossido di azoto e 23 per l’ozono. Torino 59 giorni per il Pm10, ben 106 per il Pm2,5, 78 per il NO2 e 51 per l’ozono. Palermo va molto male per il Pm10 (100 giorni di sforamento), molto meglio per il Pm2,5 (4 giorni), male per il NO2 (173 giorni) e 51 giorni per l’ozono. Le città del nord, insieme a Terni, hanno circa 50 giorni di sforamento all’anno per il Pm10. Più alto, circa 60 giorni all’anno, lo sforamento di queste città per il Pm 2,5. Invece Venezia, ma soprattutto Genova (100 giorni), Messina (82) e Catania (65), hanno valori elevati per il biossido di azoto. Infine l’ozono è alto a Bergamo (67 giorni di sforamento), Parma, Bologna, Firenze.
Il rapporto ribadisce il legame tra inquinamento atmosferico e patologie anche inaspettate. Infatti, se il Pm10, passando per il naso, è in grado di raggiungere la gola e la trachea (localizzate nel primo tratto dell’apparato respiratorio), il Pm2,5 è composto da particelle più piccole che possono invece arrivare in profondità nei polmoni e passare nel circolo sanguigno, ma anche penetrare la barriera emato-encefalica. L’esposizione a sostanze inquinanti, come il Pm2,5, può alterare le connessioni tra i neuroni, influenzando l’attenzione e altre funzioni cognitive. “È ormai dimostrato che l’aria ha un effetto importante sulla salute e la mortalità della gente”, spiega sempre Bortolotti. “Si pensa inoltre che il problema dell’aria sia un problema polmonare. In realtà, soprattutto le polveri sottili non si fermano ai polmoni. Ci sono ormai studi che le legano al Parkinson, alla demenza, al calo del quoziente intellettivo. E non possiamo colpevolizzare i singoli che non possono non respirare, è un fattore comune per tutti”.
Rispetto a questo quadro, cosa occorre fare? Isde Italia e Kyoto Club hanno richieste specifiche per governo, regioni e amministrazioni locali. Al governo italiano chiedono di recepire la Direttiva Ue 2881/2024 al più presto e impegnarsi ad attuarla in ogni sua parte senza chiedere deroghe o rinvii. “Chiedere una deroga di dieci anni vuol dire di aumentare di ‘n’ numero le persone che moriranno e che stanno male”, nota Bortolotti. Serve invece, si legge sempre nel documento, aggiornare il Piano Nazionale Aria tenendo conto dei nuovi limiti previsti e stabilendo un percorso che permetta di rispettarli nel 2030, stanziando risorse economiche adeguate per finanziare le azioni necessarie.
Per il trasporto pubblico locale, le richieste sono quelle di incrementare di 3 miliardi il Fondo Nazionale Trasporti; incrementare le risorse per lo sviluppo delle infrastrutture del trasporto rapido di massa, aumentando la dotazione del Fondo unico istituito dal decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95; investire significativamente nella elettrificazione degli autobus; per la mobilità attiva, rifinanziare il fondo per la ciclabilità urbana con almeno 500 milioni all’anno per i prossimi sette anni in modo da permettere nei prossimi anni la realizzazione 15.000 chilometri di piste ciclabile nelle aree urbane; favorire l’aggiornamento del parco veicolare privato verso mezzi ad emissioni zero; definire e finanziare una strategia per la riqualificazione del patrimonio edilizio residenziale e pubblico; riconvertire gli allevamenti intensivi.
Alle Regioni si chiede invece di aggiornare i Piani Regionali Aria tenendo conto dei nuovi limiti previsti e stabilendo un percorso che permetta di rispettarli nel 2030. Alle Arpa/Appa si chiede di accelerare la realizzazione del portale unico per la pubblicazione dei dati del monitoraggio della qualità dell’aria in modo facilmente comprensibile; la pubblicazione delle medie giornaliere del biossido di azoto e l’indicazione, oltre ai limiti normativi attuali, anche di quelli previsti dalla direttiva UE 2881/2024 e dalle Linee Guida Oms 2021. Alle amministrazioni comunali si domanda invece di promuovere tutte le iniziative volte a una riduzione decisa del traffico motorizzato privato, con l’introduzione di zone a basse emissioni, zone 30 km/h, il potenziamento del trasporto pubblico locale, lo sviluppo della mobilità condivisa con mezzi non inquinanti, l’utilizzo di veicoli privati a zero emissioni, l’elettrificazione delle banchine dei porti, interventi strutturali sul riscaldamento degli edifici, il potenziamento del verde urbano. Infine, agli Ordini dei Medici e alle Società scientifiche mediche viene chiesto di promuovere iniziative volte a sensibilizzare e responsabilizzare gli operatori sanitari su queste tematiche.
“Quello fatto da Isde e Kyoto Club è un lavoro fantastico, perché per la prima volta si paragonano i dati con la nuova Direttiva e non con i livelli normativi attuali”, commenta e conclude Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria. “È triste però che mentre ci troviamo dentro questa sfida, rientrare nei limiti della nuova direttiva, il nostro governo sceglie di togliere i fondi per la qualità dell’aria nella Pianura Padana, oppure azzera scelte per la mobilità sostenibile come le zone 30. Eppure rispettare i nuovi limiti significa tutelare la salute umana, quella dei polmoni, del cuore, ma anche di tutti gli altri organi, in particolare il cervello”.