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Il codice d’onore patriarcale torna anche in tv: così si rovesciano le responsabilità

Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna chiede che La7, la redazione di Ignoto X e il suo conduttore Pino Rinaldi si assumano una responsabilità pubblica

Non si era ancora spenta l’eco delle critiche sollevate dei entri antiviolenza, giornaliste e attiviste all’articolo pubblicato su la Repubblica sul femminicidio di Federica Torzullo, che Ignoto X, il programma condotto da Pino Rinaldi su La7, nella puntata del 21 gennaio ha sfornato un’altra “perla”: l’intervista a un uomo che nel 2001 ha ucciso la moglie appena diciannovenne, strangolandola.

L’uomo intervistato ha potuto motivare il proprio crimine senza che il conduttore sollevasse alcuna obiezione, ricorrendo a contenuti perfettamente coerenti con quel codice d’onore patriarcale che attribuiva al marito il cosiddetto “diritto di correzione” della moglie, punendo tutt’al più gli eccessi di una violenza considerata legittima. In quell’intervista c’erano: empatia per l’autore del femminicidio, vittimizzazione secondaria, distorsione della narrazione sulla violenza maschile contro le donne.

Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, in un comunicato stampa, ha espresso forti critiche alla scelta della trasmissione Ignoto X e del suo conduttore di dare spazio alla testimonianza di un uomo che, dopo aver scontato la pena per l’assassinio della moglie, è stato nuovamente arrestato, nel 2019, per stalking e minacce di morte nei confronti di un’altra donna. Se questo viene presentato come un esempio di presa di coscienza da parte di un uomo autore di crimini contro le donne, allora significa che i percorsi per autori di violenza sono palesemente fallimentari.

Ma l’aspetto forse più grave è che il conduttore sembra non essersi reso conto di aver lasciato a quell’uomo lo spazio per attenuare le proprie responsabilità, spostandole sulla donna che ha assassinato con una narrazione che non corrisponde alle dinamiche che portano al femminicidio.

Il Coordinamento ha anche evidenziato che: “Questa narrazione segue lo stesso schema che da anni denunciamo nella cronaca: il rovesciamento delle responsabilità, in cui chi uccide viene compreso, giustificato, umanizzato, mentre la vittima viene processata. Non è affatto un caso: molti racconti mediatici assumono il punto di vista degli autori di femminicidio perché le asimmetrie di potere tra uomini e donne sono profondamente interiorizzate. In questa puntata di Ignoto X abbiamo visto esplicitata la logica con cui gli autori di violenza maschile leggono le proprie azioni: l’omicidio come ‘correzione’ di donne ritenute indisciplinate, insubordinate, non conformi”.

Da anni denunciamo le dinamiche di controllo, potere e odio verso le donne che scelgono la libertà, che si sottraggono ai ruoli di mogli oblative e madri sacrificali: dinamiche che sono all’origine della violenza maschile. I media, tuttavia, continuano a riscrivere il fenomeno presentandolo come conseguenza dei comportamenti delle donne. E, quando non lo fanno direttamente i giornalisti, lasciano che questa narrazione venga costruita da chi ha ucciso, per di più presentato come un virtuoso esempio di “resipiscenza”, mentre continua a rappresentare il crimine come una reazione alle presunte insubordinazioni di mogli e compagne che “abbandonano” e “tradiscono”.

C’è un ulteriore aspetto ricorrente nella cronaca: una resistenza culturale che non riconosce alle donne il diritto di chiedere la separazione e, soprattutto, l’affidamento esclusivo dei figli qualora ritengano il padre inadeguato — una richiesta sulla quale decide un giudice. Poco prima, infatti, il conduttore Pino Rinaldi si era premurato di chiedere al tutore del figlio di Federica Torzullo se fosse vero che la donna avesse avanzato una richiesta di affido esclusivo, come se questo potesse costituire un elemento di discredito per la vittima: un’ombra di dubbio da fugare, come fosse una colpa.

La realtà delle situazioni separative è ben diversa. Come denunciato anche nella ricerca condotta dalla professoressa Shazia Choudry dell’Università di Oxford – che sarà presentata a Bologna dal Coordinamento il 30 gennaio a Palazzo D’Accursio – le vittime di violenza restano spesso ostaggio degli uomini violenti perché, nei Paesi occidentali, da oltre vent’anni, si applica in modo rigido e acritico l’affido condiviso, senza adeguate valutazioni del rischio.

Ottenere un affido esclusivo in situazioni di pregiudizio per i bambini vittime di violenza assistita è sempre più difficile e comporta lunghi e dispendiosi procedimenti civili. Il Grevio, organismo che monitora la corretta applicazione della Convenzione di Istanbul, ha rilevato che non di rado vi è una vittimizzazione istituzionale, spesso ad opera di consulenti tecnici d’ufficio nominati dai tribunali. Un problema che era stato rilevato anche nella Commissione Femminicidio presieduta dalla senatrice Valeria Valente nella scorsa legislatura.

Si rileva, inoltre, da parte dei media, un silenziamento costante delle avvocate e delle operatrici dei centri antiviolenza, deliberatamente escluse dalle trasmissioni televisive che trattano il tema della violenza maschile contro le donne dove si scade nel sensazionalismo, nella morbosità a scapito di una corretta informazione. Sono esperte che potrebbero offrire un contributo fondamentale al dibattito pubblico, fornendo analisi competenti e smascherando le reiterate distorsioni, manipolazioni e la conferma di stereotipi e pregiudizi e alla cui voce non viene lasciato spazio.

Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna chiede che La7, la redazione di Ignoto X e il suo conduttore Pino Rinaldi si assumano una responsabilità pubblica e rispettino le vittime che non possono più raccontare ciò che hanno vissuto e acquisiscano — come previsto dalla Convenzione di Istanbul — conoscenze e competenze adeguate per raccontare un fenomeno strutturale e radicato come il femminicidio. Siamo stanche di complicità e collusioni con le “ragioni” degli autori di violenza.