Giustizia

A Palermo per il No al Referendum pure Morvillo, cognato di Falcone: “Campagna mediatica contro i giudici partì da Berlusconi”

Un’assemblea pubblica, con la sala gremita, a cui hanno partecipato molti volti della magistratura palermitana, dal presidente del tribunale, Piergiorgio Morosini, al presidente della Corte di Appello, Matteo Frasca fino all'ex procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari

“Questa campagna mediatica contro la magistratura parte da lontano, da molto lontano, lo sapete tutti, parte dall’epoca berlusconiana. Oggi noi siamo in una realtà in cui i magistrati sono il pericolo numero uno del nostro Paese, perché quando si arriva a dire che sono un ostacolo in tema di sicurezza a ciò che fanno le […]

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“Questa campagna mediatica contro la magistratura parte da lontano, da molto lontano, lo sapete tutti, parte dall’epoca berlusconiana. Oggi noi siamo in una realtà in cui i magistrati sono il pericolo numero uno del nostro Paese, perché quando si arriva a dire che sono un ostacolo in tema di sicurezza a ciò che fanno le forze dell’ordine e il Parlamento, stiamo parlando di qualcosa che è molto peggio del criminale, perché il criminale commette un reato e basta, la magistratura impedisce l’azione del Parlamento e l’azione delle forze dell’ordine in materia di sicurezza”. A dirlo è l’ex magistrato Alfredo Morvillo, fratello di Francesca Morvillo e cognato di Giovanni Falcone, che per 43 anni ha indossato la toga anche come procuratore capo, ed oggi è coordinatore a Palermo del comitato per No al referendum sulla giustizia, che si è riunito martedì pomeriggio al cinema Rouge et Noir nel capoluogo siciliano.

Un’assemblea pubblica, con la sala gremita, a cui hanno partecipato molti volti della magistratura palermitana, dal presidente del tribunale, Piergiorgio Morosini, al presidente della Corte di Appello, Matteo Frasca, la Procuratora generale Lia Sava e la Procuratora del tribunale dei minori Claudia Caramanna, l’ex procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, oltre a numerosi sostituti procuratori, giudici penali e civili, e avvocati. Massiccia partecipazione della società civile palermitana, in prima fila anche tanti docenti, giornalisti, sacerdoti, sindacalisti, psicologi, artisti e attori.

“Se noi dobbiamo ritenere che in Italia abbiamo una classe di magistrati, con tutta la storia che ha l’Italia nei vari settori di criminalità mafiosa e comune, e abbiamo assistito a tante vicende giudiziarie in cui la magistratura ha dato dimostrazione di essere composta da persone come tutti voi, come tutti gli altri cittadini italiani. Eppure oggi i magistrati sono additati all’opinione pubblica come una vergogna, perché sono meritevoli di sfiducia? È una nazione in cui i cittadini non hanno più fiducia nella giustizia”, dice Morvillo.

Nel corso del suo intervento, l’ex magistrato e coordinatore si sofferma sul tema delle separazione delle carriere, che secondo il ministro Nordio e la maggioranza servirà a rendere il processo più equo e giusto. “Ho avuto l’occasione di leggere le dichiarazioni del professore Franco Coppi, che mi hanno fatto molto riflettere, e che come voi sapete è stato difensore di Giulio Andreotti, difensore di Silvio Berlusconi, certamente non può essere accusato di essere né comunista, né un incompetente. Il professore Coppi ha detto di aver lavorato nei tribunali di tutta Italia, e quando ha perso una causa non ha mai pensato di averla persa perché il giudice era condizionato dall’essere collega del pubblico ministero”. Poi aggiunge: “Il professore Coppi ha detto: mi volete fare un elenco di ciò che cambierà in udienza dal giorno in cui vincerà il Sì? Il giorno in cui vincerà il Sì sulla separazione delle carriere, nelle udienze, cosa cambierà? Niente. Perché l’udienza è regolamentata dal codice di procedura penale, non c’è passo che non sia regolamentato dal codice”.

L’assemblea ha visto anche l’intervento del presidente dell’Anm di Palermo, il giudice del tribunale di Trapani, Carlo Salvatore Hamel, che ha invitato i presenti ad andare a votare perché “qualunque sarà il numero dei votanti, il referendum sarà valido”. “Non lasciamo che la costituzione venga modificata con il voto favorevole di una sparuta minoranza – aggiunge Hamel -. È una riforma divisiva, non si sta spaccando solo la magistratura, ma il paese e le conseguenze di questo clima si vedranno negli anni a venire. Mettere un segno NO significa un segno di resistenza civile e pacifica”.

Poi la parola è passata al presidente uscente dell’Anm palermitana, il giudice del Lavoro di Palermo, Giuseppe Tango, che ha sottolineato il delicato momento che attraversa l’Italia. “Viviamo in tempi buoi, viviamo in un paese in cui si limitano le intercettazioni, viene abrogato l’abuso d’ufficio, il 27 dicembre si approva la legge sulla Corte dei Conti”. “La riforma vuole porre la magistratura sotto il controllo della politica, indebolire l’azione, minare l’autonomia e l’indipendenza – continua Tango -. Intaccare l’equilibrio dei poteri ed il principio di separazione dei valore, che è bene ricordare il valore fondamentale dello Stato di diritto ed è garanzia per tutti di tutela e di libertà. Altroché pm sotto l’esecutivo, qui c’è in gioco anche l’indipendenza del giudice, ma seriamente pensiamo che un giudice sarà sereno e privo di condizionamenti nell’adottare un provvedimento che reputa pur giusto ma sgradito al governo, se sa già che il suo percorso professionale e il suo disciplinare possono essere influenzati in modo determinante dalla politica?”.

Il docente di storia e filosofia Giuseppe Savagnone ha definito “una contraddizione dire che non è una riforma politica se poi la si dedica a Silvio Berlusconi, l’uomo più divisivo della recente storia italiana”. Nel lungo pomeriggio di interventi, circa una trentina quelli previsti, l’avvocato Vincenzo Lo Re ha bacchettato i suoi colleghi: “Molti avvocati sono favorevoli al sorteggio, e con toni bellici o parabellici, mi dicono che bisogna distruggere le correnti della magistratura. Ma a questi colleghi vorrei ricordare che alle elezioni dei nostri consigli dell’ordine si presentano numerose liste delle associazioni forensi, possiamo dire con tutto il rispetto che queste sigle rappresentano correnti dell’avvocatura, nel senso che rispecchiano culture diverse e differenti visioni del mondo della giustizia, o forse qualcuno pensa che siano bocciofile di avvocati che ogni tanto organizzano tornei di burraco senza scopo di lucro?”.

Poi la riflessione finale dell’avvocato Lo Re è dedicata alla politica: “La verità è che i magistrati vanno bene se assolvono i politici, se catturano Messina Denaro, o se condannano quei mascalzoni che ogni settimana uccidono una donna, vanno male se condannano un politico o se non applicano la legge nel senso auspicato dalla maggioranza di persone. Allora il problema non è separare i magistrati tra di loro, ma separare veramente la giustizia dalla politica perché la legge sia veramente uguale per tutti”.