Diritti

Menopausa, un saggio ribalta la prospettiva: “Serve a rendere resiliente l’ecosistema femminile”

L'esperta Cristina Pietrantonio: "Per la nostra medicina ufficiale il periodo fertile è il migliore, e quindi si allarmano le donne sul tempo futuro. Tra gli animali solo alcune specie la attraversano, quelle che vivono in condizioni di eccezionale prosperità"

“Nel mondo animale la menopausa quasi non esiste. Se dunque l’evoluzione umana ha selezionato una fase della vita che non sarebbe biologicamente prevista – è molto costoso decidere che un terzo della vita si passi senza riprodursi – vuol dire che si tratta di una fase sicuramente ricca di vantaggi”. Cristina Pietrantonio è un’educatrice mestruale […]

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“Nel mondo animale la menopausa quasi non esiste. Se dunque l’evoluzione umana ha selezionato una fase della vita che non sarebbe biologicamente prevista – è molto costoso decidere che un terzo della vita si passi senza riprodursi – vuol dire che si tratta di una fase sicuramente ricca di vantaggi”. Cristina Pietrantonio è un’educatrice mestruale ed esperta di menopausa, autrice del libro Benvenuta menopausa (Terranuova editore), dove decostruisce una serie di stereotipi sulla menopausa. Partendo, appunto, da un parallelo dal mondo animale.

Quali animali vanno in menopausa?
Ben pochi. In genere si riproducono per tutta la vita. Ad esempio, le femmine degli elefanti, pur essendo molto longeve, fanno figli fino alla fine. Le uniche specie sono alcune balene dentate come le orche. Un recente studio rileva segni di menopausa negli scimpanzé di una comunità che vive in un parco nazionale dell’Uganda, una sorta di paradiso privo di predatori. Questo ci insegna che solo condizioni di eccezionale prosperità innescano questa mutazione genetica.

Si tratta di una mutazione vantaggiosa?
Certo, perché i piccoli sopravvivono più facilmente e non c’è più bisogno di riprodursi continuamente. Invece la conservazione del sapere diventa la cosa più importante, non a caso sia nelle orche che negli scimpanzé le femmine anziane hanno un ruolo preminente, soprattutto nei momenti di difficoltà. Insomma restiamo vive a lungo senza fare figli proprio per il fatto che questa saggezza è utile alla sopravvivenza e al vivere meglio, nostro e del gruppo.

Ma è vero che si è meno protette?
La protezione che viene dagli ormoni del ciclo mestruale in realtà serve per rendere più forte il corpo femminile nello svolgere un impegno biologicamente eccezionale come la gravidanza e il parto. Le donne fertili che non hanno figli, dunque, hanno questo “potere” da utilizzare per se stesse, così come le donne durante le fasi in cui non sono in gravidanza (in questo senso, c’è da chiedersi perché la contraccezione ormonale deve essere a carico della donna). Ma quando vengono meno questi compiti, queste extra protezioni non servono più. Da questo punto di vista mi sentirei si smentire la cosiddetta “ipotesi della nonna”.

Di che si tratta?
Di uno studio della fine degli anni Novanta, secondo cui le donne in menopausa sono utili ad accudire i nipoti. Ma nelle specie animali non c’è questo tipo di modello. E anche nel cervello umano ciò che accade è che gli istinti di cura si spengono.

Che tipo di cambiamento è la menopausa?
La menopausa è un periodo di grandi mutamenti sia a livello cerebrale che a livello fisico, cambiamenti che rendono l’ecosistema femminile estremamente resiliente. L’ordine precedente viene messo in crisi perché c’è un nuovo ordine che deve affermarsi: eppure per la nostra medicina ufficiale quello che c’era prima era meglio, si allarmano le donne, si afferma che gli ormoni del ciclo sono estremamente protettivi e quindi reintegrarli artificialmente ci espone a disastri. Sembra che ci debba venire l’infarto il giorno dopo la fine del ciclo. Eppure nessuno mai dice che, per esempio, essere uomo è un fattore di rischio superiore.

Dal suo punto di vista, allora, la Terapia ormonale sostitutiva è un errore?
Va benissimo se una donna soffre molto e se viene proposta in maniera realmente informata. Però dobbiamo anche chiederci se è questo sistema sociale capitalista a risultare incompatibile con soglie evolutive del corpo femminile, come il post parto, il pre-mestruo o la perimenopausa. Ogni soglia infatti è una sorta di “screening” di come stiamo e se si tolgono tutti i sintomi si rischia di non vedere alcune problematiche. Insomma c’è da chiedersi perché dobbiamo funzionare sempre nello stesso modo. Riporto un caso divertente di una paziente di una nota neuroscienziata Louann Brizendine, che in menopausa aveva perso ogni voglia di cucinare per il marito, oltre a una serie di disturbi. Dopo la terapia ormonale sostitutiva ritorna meravigliata da lei dicendole che le era tornata la voglia di accudire il coniuge!

Chiarissimo. Cosa suggerirebbe allora alle donne in questa fase e quanto pesano gli stigmi sociali rispetto a una donna non più fertile?
Gli stigmi incidono tantissimo, così come l’incomprensione del potere del corpo femminile. Eppure, in passato chi andava in menopausa veniva rispettata anche perché le persone che riuscivano ad andarci erano molto più rare quindi considerate come custodi della memoria e delle tradizioni. Tornando ad oggi: cambiare la visione è il primo pilastro per costruire il benessere delle donne, avendo fiducia che questi processi selezionati da milioni di anni di evoluzione hanno una loro sensatezza. Molto importante sicuramente è tenere sotto controllo il cortisolo, l’ormone dello stress.

In che modo?
Con una revisione dello stile di vita che ci consenta di poter rallentare e gestire la vita senza troppi affanni. Questo ovviamente non si concilia con il carico disumano che le donne si trovano a gestire, ma prendersi cura di sé è importante e non coincide con il dover andare in palestra, assumere mille integratori, colpevolizzarsi perché la redistribuzione del grasso corporeo. E poi trovare persone con cui fare comunità, alleanze, con cui parlare.

Come diceva, è difficile però prendersi cura di sé quando spesso a questa età le donne sono doppie care giver, di genitori e figli.
In questo senso la menopausa fa emergere in modo drammatico tutta una serie di tematiche sociali, perché la cura non dovrebbe essere tutta sulle spalle delle donne.

Un’ultima domanda sul desiderio sessuale. Anche su questo, se manca sembra che sia un problema, che occorra farlo tornare a tutti i costi.
Sì, sembra impossibile pensare che in una fase della vita si abbia meno interesse. Ma la menopausa rispetto al sesso fa emergere con forza il tema dell’autodeterminazione, nel senso che, mancando il “drive” biologico dell’accoppiamento ai fini riproduttivi, diventa centrale il reale desiderio di incontrare un’altra persona. Non c’è spinta ma scelta, e non è un caso che in menopausa alcune relazioni vanno in crisi. La sessualità cambia e diventa una sfera molto più ampia non legata alla sfera strettamente genitale, richiede una sessualità più matura e partner più consapevoli. La sessualità in post menopausa può rivelarsi sorprendentemente interessante.