Diritti

Dopo ogni fatto tragico, un annuncio del governo: più repressione verso i minori non funzionerà

Oggi il governo grida all’esplosione della criminalità minorile e alla necessità di arginare le baby gang. Se così fosse, significherebbe che l’approccio repressivo non ha funzionato. Giusto?

Accade un fatto tragico come quello dello studente ucciso a La Spezia da un compagno di scuola e subito si annunciano misure generali contro la criminalità giovanile, aumenti di pena, pugno di ferro. Come quando, quasi due anni e mezzo fa, la violenza sessuale ripetuta compiuta da minorenni ai danni di due bambine a Caivano, nella periferia di Napoli, costituì il motivo dichiarato per l’emanazione dell’omonimo decreto.

Io non so come sia stato possibile che si siano verificati eventi così drammatici e credo che come società abbiamo il dovere di interrogarci a fondo. Ma non è su questo piano di riflessione che si deve collocare la discussione attorno all’ennesimo pacchetto sicurezza annunciato dal governo. Non ha alcun senso – e lo capisce chiunque – utilizzare ogni volta il singolo fatto di cronaca per affermare che ci vuole più repressione verso i minorenni (e ancora di più se sono stranieri), che è con il carcere che si risolvono questi problemi, che se ci fossero state pene più lunghe e più aggravanti allora Abu non sarebbe morto. Queste sono bugie sostenute da chi, consapevole della menzogna, vuole vendere all’opinione pubblica il solo atto politico che – pur inutile – si compie rapidamente: l’introduzione di nuove norme penali, meglio ancora se per decreto. Tutto il resto costa tempo, soldi e fatica: il sostegno alle periferie degradate, l’educazione all’affettività nelle scuole, l’educazione all’uso dei social network, le strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, la costruzione di spazi di socialità. Durante una visita a un carcere minorile un ragazzino mi disse: “Se nel mio quartiere ci fosse stato un campo da calcetto adesso non sarei qui”. E, invece, è proprio lì che questo governo vuole continuare a mandarli.

E allora si annunciano nuove misure repressive, ben sapendo che non saranno certo loro a impedire il prossimo doloroso fatto di cronaca, né a far diminuire la criminalità minorile. E infatti dopo il decreto Caivano non è diminuita. Numeri alla mano, gli accadimenti sono stati i seguenti.

Digitate su Google “ministero interno criminalità minorile” e vi uscirà l’ultimo report disponibile sul tema. Non lo ha scritto Antigone ma il Ministero dell’Interno. Si intitola “Criminalità minorile e gang giovanili” ed è datato 10 maggio 2024. Dopo di allora il governo non ha pubblicato altro. I dati del report coprono l’arco di tempo 2010-2023. Alla slide numero 7 della presentazione si legge: “le gang giovanili non appaiono in aumento”. Alla slide numero 9, che riporta le conclusioni, si legge: “Il fenomeno appare sostanzialmente stabile o in lieve diminuzione”. Nel 2023, infatti, le segnalazioni a carico di minori erano scese del 4,16% rispetto all’anno precedente.

Nonostante questo il governo aveva ormai deciso di dichiarare la guerra ai giovani (fin dal proprio insediamento, quando come suo primo atto in assoluto ritenne necessario introdurre il reato di rave party, come fosse un’emergenza del nostro paese). Nel settembre 2023 arrivò il decreto Caivano, il più grande giro di vite rivolto ai minorenni in ambito penale mai registrato negli ultimi 35 anni. Ovvero da quando, con il codice di procedura penale approvato nel 1988, l’Italia si è dotata di un processo penale minorile considerato tra i più avanzati al mondo e fondato sul recupero e l’educazione del giovane piuttosto che sulla sua mera punizione.

Quindi, dicevamo: nel 2023 i reati commessi da minori sono in calo, il Ministero dell’Interno lo scrive nero su bianco, nonostante questo nel settembre di quell’anno sceglie la mano dura ed emana il decreto Caivano. Oggi il governo grida all’esplosione della criminalità minorile e alla necessità di arginare le baby gang. Se così fosse, se la criminalità minorile fosse esplosa, significherebbe dunque che l’approccio repressivo non ha funzionato. Giusto? “Scusate, abbiamo sbagliato”, direbbe a questo punto qualsiasi persona di buona fede ed intellettualmente onesta. L’approccio educativo sperimentato in Italia per oltre tre decenni e guardato come un modello dall’intera Europa stava funzionando. Si è voluto gridare alla tolleranza zero, sostituirlo con un approccio puramente repressivo e adesso ci troviamo più criminalità.

Invece Giorgia Meloni fa sapere da Seul di star lavorando a un nuovo, ennesimo provvedimento sulla sicurezza, “con alcune priorità come la stretta sulle baby gang”. Non vi pare che qualcosa non torni?