Politica

Meloni: “Sul Board of Peace serve tempo, ci sono incompatibilità con la Costituzione. Con Trump abbasso i toni ma non sono remissiva”

Durante la puntata per i 30 anni di Porta a porta su Rai 1 la premier ha confermato che per ora l'Italia non può aderire. Il seggio a Putin? "In qualsiasi organismo multilaterale ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi". Sulla Groenlandia "bisogna cercare soluzioni, è competenza Nato"

L’Italia non può aderire al Board of Peace per Gaza, cioè l’organizzazione internazionale a guida statunitense – di fatto alternativa all’Onu – istituita dal presidente degli Stati Uniti con l’obiettivo di ricostruire la Striscia di Gaza. Almeno per ora. Giorgia Meloni l’ha ufficializzato durante la puntata per i 30 anni di Porta a porta su […]

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L’Italia non può aderire al Board of Peace per Gaza, cioè l’organizzazione internazionale a guida statunitense – di fatto alternativa all’Onu – istituita dal presidente degli Stati Uniti con l’obiettivo di ricostruire la Striscia di Gaza. Almeno per ora. Giorgia Meloni l’ha ufficializzato durante la puntata per i 30 anni di Porta a porta su Rai 1, confermando i dubbi emersi nelle scorse ore. “C’è per noi un problema costituzionale di compatibilità perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione. Questo non ci consente di firmare sicuramente domani. Ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura“. Il nodo è “soprattutto in rapporto all’articolo 11″ della Costituzione“, ha spiegato la premier, “quello per cui noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati. E questo può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto”.

Quanto alla presenza di Vladimir Putin nell’organismo, Meloni l’ha definita una “questione politica”, ricordando però che il multilateralismo implica il confronto anche con interlocutori distanti. “La Russia siede alle Nazioni Unite, nel Consiglio di sicurezza e al G20. In qualsiasi organismo multilaterale ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi. Il sistema multilaterale nasce per questo. La questione si può valutare politicamente, ma non è niente di nuovo e niente di strano”.

Nel corso della trasmissione la premier è tornata anche sulle dichiarazioni di Donald Trump riguardo alla Groenlandia, minimizzando l’ipotesi di un’azione militare statunitense. “Non sono rimasta stupita da quel che ha detto. Dico da più di un anno che non è realistico che gli Stati Uniti invadano militarmente la Groenlandia. Chiaramente tutti capiamo quali sarebbero le conseguenze di una scelta del genere, no? Sono contenta che lo abbia ribadito che l’abbia messo nero su bianco, dopodiché però bisogna cercare delle soluzioni”. Quali? “Secondo me è una materia che, come ho detto molte volte, va trattata nell’ambito delle dell’Alleanza atlantica. Questa è una competenza della Nato. La Groenlandia è da considerarsi territorio di responsabilità della Nato”.

“Le due nazioni che stanno discutendo sono due alleati dell’Alleanza atlantica e la questione che gli americani pongono è una questione di sicurezza su un territorio strategico – ha aggiunto -. Questo è un tema corretto, è un tema che riguarda anche noi. Tutto l’Artico, la Groenlandia, anche per quello che accade con i cambiamenti climatici, diventano zone che hanno una particolare strategicità e sicuramente c’è il rischio che, ad esempio per le materie prime di cui quei territori sono molto ricchi che fanno gola molte potenze straniere, non ci sia sufficiente presenza e sufficiente controllo: è un tema reale. È il tema che pongono gli americani”.

Poi la premier ha ribadito di essere “preoccupata” perché “credo che non convenga a nessuno una divaricazione tra Europa e Stati Uniti, certamente non conviene all’Italia”. “Io vengo contestata per essere una persona che cerca di abbassare la tensione, risolvere il problema, trovare degli accordi e mi si dice che sono troppo accondiscendente“, ha poi lamentato, sostenendo di cercare “di fare quello che è nell’interesse nazionale italiano”. “Quando mi si dice che bisogna che noi reagiamo con forza, siccome noi stiamo parlando di politica estera e non stiamo discutendo in una comitiva, mi si deve anche dire qual è la proposta che si fa. Cioè, noi vogliamo rompere le nostre alleanze con i nostri alleati storici? Vogliamo chiudere le basi americane in Italia? Vogliamo uscire dalla Nato? Perché in politica estera le scelte hanno delle conseguenze. Io mi occupo di politica estera e rispetto a chi a volte, anche tra i colleghi, preferisce dei toni da escalation, sono convinta che i toni vadano abbassati e che si debbano cercare delle soluzioni. Ma questo non vuole dire che il mio è un atteggiamento remissivo“, ha aggiunto. “Quando c’è stata la questione dei dazi, in Europa credo che nessuno si sia battuto con Donald Trump come si è abbattuta la sottoscritta. Solo che io lavoravo per trovare un accordo e altri preferivano un escalation”.