
Perché fa paura averlo contro? La forza di Barbero è la sua capacità di rendere semplici e raccontabili anche fenomeni complessi
Il dibattito su Alessandro Barbero non è solo accademico, lo sappiamo tutti: su Internet è un re e può sfidare a colpi di like e di follower chiunque, non ha rivali. Ed eccelle non in natiche o balletti frivoli o lip sync, ma in cultura; è uno storico, è un professore, prima che un fenomeno di massa da almeno dieci anni a questa parte.
Vedo che sui social, ma non solo, sta facendo discutere la sua presa di posizione sull’imminente referendum sulla giustizia, in cui ha annunciato e spiegato perché voterà No. Ma quanto pesa davvero la sua voce? A giudicare da come i giornali e i mass-media (ma anche i mini-media e influencer a vario titolo) filo-governativi lo stanno attaccando, qualcosa conterà: qualche voto lo sposterà.
Ecco i dati che spiegano perché i suoi 4 minuti di video sul referendum stanno facendo tremare il governo:
– Non è solo un professore: è un titano digitale. Sebbene non gestisca personalmente i suoi profili, i canali “fan-made” e i podcast che rilanciano le sue lezioni registrano numeri da capogiro; ma non da oggi: da almeno dieci anni, con un’accelerata sicuramente negli ultimi 5.
– Su YouTube i video che lo vedono protagonista superano regolarmente il mezzo milione di visualizzazioni in pochi giorni, con picchi che arrivano a diversi milioni di views per le lezioni più iconiche (sul Medioevo, sulla Seconda Guerra Mondiale, ecc.).
– Il re dei podcast: il “Podcast di Alessandro Barbero” è stabilmente nella Top 5 dei più ascoltati in Italia, superando spesso programmi di informazione mainstream.
– Engagement: la sua capacità di penetrazione tra i giovani under 24 è superiore a quella di qualsiasi talk show televisivo, che faticano a raggiungere lo zero virgola di share tra i giovani. E quanti ne abbiamo visti di giovani in fila alle sue conferenze? All’ultima Festa del Fatto erano oltre diecimila: un colpo d’occhio immenso e in maggioranza giovani e giovanissimi.
Vedo che alcuni lo criticano dicendo che è “più influencer che storico”, ma non sta in piedi nemmeno questo: se i numeri contano qualcosa, la sua credibilità da ricercatore è indiscussa. Centinaia di pubblicazioni scientifiche e un Premio Strega (1996) bastano? Quando parla di politica, il pubblico recepisce il messaggio non come un’opinione qualunque da talk, ma come un’estensione del suo sapere storico; certi fenomeni li ha studiati, interpreta il presente con le categorie scientifiche e sociali fondate su studi solidi e approfonditi.
E poi, qualche giorno fa, arriva il video in cui prima si chiede: “Ma perché devo dire di votare No? Sono di sinistra, è risaputo che voti No”. Eppure, eppure, in soli 240 secondi Barbero ha generato più dibattito editoriale di tutti i precedenti giorni di campagna, sia per il Sì sia per il No. I giornali di destra (e non solo) hanno dedicato al caso più di un articolo ed editoriale. Tra i più critici: Libero (“Arriva il soccorso rosso in difesa della Costituzione”), Il Giornale (“Alessandro Barbero, storico discreto e marxista formidabile, spiega perché votare No. Ah… anche costituzionalista!”), Il Foglio (“Storico con qualche trascurabile differenza rispetto a Renzo De Felice”). Sempre sul Foglio: “Il popolare storico spiega in un video le sue ragioni del No al referendum, sommando falsità e disinformazione”. Il Dubbio: “Il professor Barbero non ha studiato il testo della riforma”.
Attacchi feroci che io interpreto come un vero timore. Le cose si mettono male per il comitato per il Sì. Forse farei solo un appunto: non so se questo endorsement sia stato concordato con il comitato del No — e non credo che lo sia stato — ma l’annuncio l’avrei fatto a ridosso del voto, perché è risaputo che le persone inizieranno ad accorgersi che c’è da votare nei giorni precedenti, anche nelle ore precedenti al voto. Spesso gli elettori dichiarano di decidere cosa e chi votare anche poco prima di recarsi al seggio.
Perché fa paura averlo contro? La forza di Barbero, secondo me, è la sua capacità di rendere semplici e raccontabili anche fenomeni complessi ed eventi complessi (come è la giustizia del resto); si fa capire (a differenza di molti politici che questa capacità, loro malgrado, non ce l’hanno).
Che lo si veda come un militante di sinistra o come un genio della ricerca storica, i numeri dicono che Alessandro Barbero è oggi il più potente “media” individuale in Italia su una certa fascia di persone, che coincide molto con i giovani, con le persone che si informano, che leggono, che mantengono ancora un senso critico verso il mondo, le cose, la gente, la società. E se andranno in massa a votare loro, beh, per il comitato del Sì ci sarà poco da fare.