
Lo studio di Scientists for global responsability e New Weather Institute: "Andranno persi oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio e circa 5,5 chilometri quadrati di manto nevoso"
La scomparsa della neve dovuta al riscaldamento globale ha già reso i Giochi olimpici invernali sempre più dipendenti dalla neve artificiale, ma hanno un loro peso anche le emissioni di carbonio prodotte dall’allestimento dei giochi di Milano-Cortina e gli accordi di sponsorizzazione di aziende petrolifere, aeree e automobilistiche, altamente inquinanti. L’impatto totale dei Giochi e […]
La scomparsa della neve dovuta al riscaldamento globale ha già reso i Giochi olimpici invernali sempre più dipendenti dalla neve artificiale, ma hanno un loro peso anche le emissioni di carbonio prodotte dall’allestimento dei giochi di Milano-Cortina e gli accordi di sponsorizzazione di aziende petrolifere, aeree e automobilistiche, altamente inquinanti. L’impatto totale dei Giochi e di questi accordi porterà a una perdita di oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio e circa 5,5 chilometri quadrati di manto nevoso, l’equivalente di oltre 3mila piste olimpiche di hockey su ghiaccio. Sono le stime calcolate in un nuovo rapporto del Scientists for global responsability di Londra e del New Weather Institute di Stoccolma, pubblicato in occasione della ‘Giornata mondiale della neve’. I ricercatori hanno calcolato la perdita di neve e ghiaccio derivante da una determinata quantità di emissioni. Il dossier, quindi, racconta come l’organizzazione di questo mega-evento comporti emissioni significative, proprio mentre gli sport invernali stanno diventando estremamente vulnerabili ai cambiamenti climatici. La stessa Italia che ospita le Olimpiadi invernali, ha perso 265 stazioni sciistiche negli ultimi cinque anni, mentre la Svizzera ha visto 55 impianti di risalita e funivie chiudere. E la Francia, che ospiterà i prossimi Giochi nel 2030, ha detto addio a più di 180 stazioni sciistiche alpine.
Sulla base dei soli dati ufficiali ed escludendo le emissioni legate agli accordi di sponsorizzazione, infatti, queste olimpiadi causeranno emissioni pari a circa 930mila tonnellate di anidride carbonica equivalente. Quasi la metà dovute agli spostamenti degli spettatori. Emissioni che porteranno a una perdita stimata di oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale e più di 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso, l’equivalente in termini di superficie di circa 1.300 piste olimpiche di hockey su ghiaccio. “Anche senza la crescente montagna di prove scientifiche sull’impatto del riscaldamento globale sugli sport invernali è abbastanza evidente per chiunque visiti le montagne reali che la copertura nevosa si sta perdendo e i ghiacciai si stanno sciogliendo. Questo rapporto – commenta Stuart Parkinson, direttore di Scientists for Global Responsibility, scienziato del clima e autore principale del rapporto – dimostra anche che gli stessi sport invernali contribuiscono a tale impatto sia direttamente attraverso le loro emissioni di carbonio, sia promuovendo i principali inquinatori attraverso la pubblicità e le sponsorizzazioni. Ma questo significa anche che gli sport invernali possono essere parte della soluzione, ripulendo le proprie azioni e abbandonando gli sponsor sporchi”.
Utilizzando una metodologia economica e ambientale combinata, il rapporto – pubblicato in collaborazione con la campagna guidata dagli atleti, Champions for Earth – stima che gli accordi di sponsorizzazione con Eni, il gigante italiano del petrolio e del gas, la casa automobilistica Stellantis e ITA Airways potrebbero portare a ulteriori emissioni per circa 1,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica, il 40% in più rispetto all’impronta diretta dei Giochi. “Di queste – spiegano gli autori – l’accordo con la major petrolifera è responsabile di oltre la metà del totale”. Secondo le stime del rapporto, infatti, “le emissioni aggiuntive indotte dal solo accordo di sponsorizzazione con Eni sono di quasi 700mila tonnellate di anidride carbonica e da sole aumenteranno le perdite stimate di 1,7 chilometro quadrato di manto nevoso e 11 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale”. Nel complesso, solo per i tre accordi significa perdite future stimate di 3,2 chilometri quadrati di copertura nevosa, che equivalgono a circa 1.800 piste di hockey su ghiaccio di dimensioni olimpiche e di oltre 20 milioni di tonnellate di ghiaccio dei ghiacciai.
“Le Olimpiadi invernali hanno già dimostrato di poter guidare il progresso. Ispirati dagli atleti, dagli esperti di salute e dagli scienziati che si sono espressi sulla posta in gioco – ricorda Andrew Simms, co-direttore del New Weather Institute – furono i Giochi di Calgary del 1988 a prendere una posizione decisiva, allora, contro la pubblicità e la sponsorizzazione del tabacco”. Fu la prima edizione a bandire il fumo negli spazi olimpici, un’iniziativa pionieristica che beneficiò della spinta data dalla campagna per il divieto del fumo e della pubblicità al tabacco guidata dal medico John Read. “Questo ha permesso di liberare le Olimpiadi e lo sport in generale da un’influenza letale. Ora che il numero di morti dovuto all’inquinamento atmosferico da combustibili fossili è pari a quello del tabacco – continua Simms – è tempo che le Olimpiadi seguano il loro stesso precedente e mettano fine a un legame che minaccia non solo i loro atleti, ma la loro stessa esistenza”.