Economia

Ilva, i commissari: “Da ArcelorMittal un disegno predatorio attuato per sei anni. Esisteva una governance parallela”

Il documento nella causa contro il colosso franco-indiano parla di "una strategia unitaria, consapevole", finalizzata al "sistematico trasferimento di risorse"

“Il complesso delle circostanze emerse all’esito delle indagini disposte dalla gestione commissariale offre un quadro unitario e continuativo di responsabilità potenzialmente ascrivibili ad ArcelorMittal e agli amministratori di Acciaierie d’Italia: si è trattato non di episodi isolati, ma di tasselli di un unico e articolato disegno predatorio, attuato dal 2018 al 2024″. È quanto si […]

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“Il complesso delle circostanze emerse all’esito delle indagini disposte dalla gestione commissariale offre un quadro unitario e continuativo di responsabilità potenzialmente ascrivibili ad ArcelorMittal e agli amministratori di Acciaierie d’Italia: si è trattato non di episodi isolati, ma di tasselli di un unico e articolato disegno predatorio, attuato dal 2018 al 2024″. È quanto si legge in un documento di sintesi elaborato dai commissari straordinari dell’acciaieria – Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli – a proposito dell’azione risarcitoria da 7 miliardi intentata contro il colosso franco-indiano, che l’aveva acquisita nel 2018 per poi annunciare il recesso dal contratto e, a valle di una battaglia legale, rimanere azionista in coabitazione con Invitalia.

Secondo il documento, “il dissesto di Acciaierie d’Italia”, non è stato “il frutto di errori gestionali isolati o di un improvviso peggioramento del contesto industriale”, ma il risultato di “una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo”, finalizzata al “sistematico ed unilaterale trasferimento di risorse in favore della multinazionale dell’acciaio”. La gestione commissariale ha disposto indagini apposite a valle delle quali “ha anche appurato l’esistenza di gravi carenze manutentive e danneggiamenti agli impianti di Ilva, con effetti diretti e dirompenti sulla capacità produttiva degli stabilimenti”. Da qui “è scaturita una richiesta di risarcimento da parte di Ilva per euro 947,4 milioni”, si legge ancora.

“Un deterioramento – proseguono i commissari – che potrebbe configurare un’ulteriore responsabilità per danneggiamento del patrimonio aziendale ed industriale”. Sarebbe inoltre emerse, secondo i commissari, “criticità nella dichiarazione dei livelli produttivi ai fini del rilascio dei certificati Ets” sulle emissioni di CO2, su cui è già stato presentato un esposto alla procura di Milano “per un’ipotesi di truffa aggravata”. Un quadro che, se confermato in sede giudiziaria, ad avviso della gestione commissariale, “potrebbe aprire la strada a responsabilità civili e penali di ampia portata, coinvolgendo amministratori e altri soggetti terzi che avrebbero concorso, consapevolmente, alla realizzazione del disegno predatorio di ArcelorMittal”.

Ad avviso degli attuali commissari, ArcelorMittal avrebbe sostanzialmente “disatteso fin dall’origine” il presupposto alla base dell’assegnazione, cioè la realizzazione degli investimenti per rilanciare la produzione e l’integrazione industriale e commerciale del sito siderurgico: la “mala gestio” avrebbe anche rappresentato il “fattore abilitante per il compimento di ulteriori illeciti, contribuendo peraltro a rendere particolarmente difficoltosa la rilevazione tempestiva dello stato di crisi della società e delle operazioni dannose per Acciaierie d’Italia”. Non solo: “La situazione di inadeguatezza organizzativa avrebbe anche agevolato la configurazione di una struttura di governance parallela all’interno di Acciaierie d’Italia composta” dall’amministratrice delegata Lucia Morselli e dai “consulenti di sua fiducia” che “avrebbe di fatto bypassato il consiglio di amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di ArcelorMittal”.

La scelta era “già di per sé incompatibile con lo schema di affitto del ramo d’azienda”, essendo potenzialmente temporaneo, e “avrebbe – sempre secondo i commissari – compromesso irreversibilmente l’autonomia funzionale del ramo Ilva, rendendo Acciaierie d’Italia incapace di operare in continuità su base stand alone“. Una decisione che, secondo gli esiti delle indagini compiute dai commissari, avrebbe determinato una “condizione di insolvenza prospettica già al momento del deconsolidamento dal gruppo ArcelorMittal” avvenuto nel lontano 2021.