
La decisione dopo la causa intentata da Imran Ahmed, che risiede legalmente negli Usa insieme alla sua famiglia dal 2021, contro l’amministrazione di Trump: "Non mi lascerò intimidire"
Lo scontro politico tra Washington e l’Europa finisce nelle aule giudiziarie statunitensi. Un giudice federale americano ha infatti bloccato temporaneamente la detenzione o l’espulsione di Imran Ahmed, uno dei quattro funzionari europei che, insieme all’ex commissario Ue Thierry Breton, si sono visti respingere l’ingresso negli Stati Uniti dall’Amministrazione di Donald Trump.
Secondo il segretario di Stato, Marco Rubio, i cinque sono accusati di promuovere, con le loro azioni per combattere disinformazione e abusi su Internet, la censura online di “posizioni americane a cui loro si oppongono”. Il giudice di New York, Vernon Broderick, ha però dato momentaneamente torto al governo del suo Paese, accogliendo la richiesta di emettere un ordine restrittivo avanzata da Ahmed, che è il direttore esecutivo del Center for Countering Digital Hate, organismo attivo nella lotta alla diffusione dell’odio e della disinformazione online. Dal 2021 Ahmed risiede legalmente negli Stati Uniti con la moglie e la figlia, cittadine americane. L’ordine impedisce quindi alle autorità americane di fermare e espellere il cittadino britannico prima che venga valutato il riscorso contro la revoca del visto.
Come sottolinea The Guardian, il centro guidato da Ahmed, che è amico di Morgan McSweeney, capo dello staff del premier Keir Starmer, è finito nel mirino di Elon Musk per aver denunciato l’aumento dei contenuti razzisti, antisemiti ed estremisti da quando il miliardario ha preso il controllo di X. Musk ha cercato senza successo di fare causa al centro, bollato come “organizzazione criminale”. Gli Stati Uniti contestano al Centro di aver chiesto di oscurare profili di 12 no-vax americani, tra cui l’attuale ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr., definendo le azioni “censura extraterritoriale a danno degli interessi americani”. “Non mi lascerò intimidire né distrarre dal lavoro della mia vita”, ha dichiarato Ahmed.
Per la legale dell’attivista europeo la mossa del dipartimento di Stato è “ingiustificata e sfacciatamente incostituzionale”. Un portavoce del governo britannico ha detto che “mentre ogni Paese ha il diritto di fissare le proprie leggi per il visto, noi sosteniamo leggi e istituzioni che lavorano per mantenere Internet libero dai contenuti più pericolosi”.
Oltre ad Ahmed, anche gli altri tre europei sanzionati dagli Usa rappresentano Ong che combattono la disinformazione e l’incitamento all’odio online: sono Clare Melford, responsabile del britannico Global Disinformation Indexdi, Anna-Lena von Hodenberg e Josephine Ballon, dell’organizzazione tedesca HateAid. Il provvedimento di espulsione ha provocato le dure condanne di Francia, Germania e istituzioni europee ritenendo l’atto “un’intimidazione contro la nostra sovranità digitale”. Reazione differente in Italia dove Giorgia Meloni tace mentre la Lega si schiera con gli Usa: “Decidono loro chi far entrare e chi no”, ha commentato il partito di Matteo Salvini.