
Sul Corriere della Sera l'appello, a firma Carlo Verdelli, affinché il governo si esponga sulla vicenda del cooperante arrestato a Caracas, del quale da novembre non si hanno più notizie
Proseguono il digiuno a staffetta e la raccolta firme, e gli striscioni esposti fuori da alcuni Comuni italiani rendono esplicita la richiesta di liberazione di Alberto Trentini, il cooperatore del quale non si hanno più notizie dal 15 novembre 2024, giorno in cui è stato arrestato dalle autorità venezuelane con l’accusa, secondo quanto emerso finora ma senza alcuna ufficialità, di terrorismo. Da allora pare si trovi in isolamento totale. Due gli appelli della madre del 45enne, Armanda, che ha chiesto un incontro con la premier Giorgia Meloni, mentre la Farnesina sin da subito ha chiesto riservatezza nella trattativa e il ministro degli Esteri Tajani più volte ha ribadito che la situazione del cooperante era “difficile”. Sul Corriere della Sera, però, Carlo Verdelli sollecita il governo a esporsi e la presidente del Consiglio a parlare di Alberto, perché la linea del silenzio istituzionale finora non ha dato segni. Lasciando così nell’ombra il caso di un italiano che “da più di quattro mesi è prigioniero senza un motivo in una cella del Rodeo Primo, periferia della capitale, ma anche di questo non c’è conferma“.
“All’inizio – scrive Verdelli, che già in passato sulle stesse pagine ha parlato delle iniziative della società civile per chiedere la liberazione del cooperante – si pensava che la cosa più utile per Alberto fosse stare zitti. Siccome non c’era (e ancora non c’è) un’accusa, l’ipotesi di un reato, magari se ce ne restiamo quieti lo liberano, in fondo non ha fatto niente, era lì con una Ong ad aiutare i più fragili, il lavoro che si è scelto per la vita, occuparsi di chi ha bisogno, ovunque si trovi”. Però, aggiunge, “la strategia del silenzio non ha pagato”. Nel frattempo “con l’attesa cresce l’esasperazione”, che potrebbe essere lenita “pronunciando per la prima volta, cosa che non è ancora stata fatta dalla premier Meloni, il nome di Alberto in una occasione pubblica. Sarebbe un modo per dare il segno che il nostro Paese non lascerà nulla di intentato per riportarlo a casa, come di recente è stato fatto con Cecilia Sala. Nella speranza che questo avvenga, e magari presto, apriamo quella cartellina (il faldone che riguarda il cittadino italiano e che Verdelli immagina sia sulla scrivania di Meloni, ndr) riposta in qualche angolo nella stanza principale di Palazzo Chigi“.
Intanto, l’ultimo a intervenire nei giorni scorsi sul caso è stato il sindaco di Treviso, Mario Conte, che si è appellato al governo ribadendo “il dovere morale e istituzionale di tenere alta l’attenzione”. Conte nei giorni scorsi ha incontrato i familiari insieme al presidente del Consiglio Comunale, Antonio Dotto. “Sono a conoscenza del fatto – prosegue – che verrà presentata in Consiglio comunale una mozione. La Giunta e il Consiglio sono vicini al nostro concittadino, ma ritengo che ogni dichiarazione d’intenti debba essere opportunamente associata a un’azione concreta e incisiva. Chiederemo al Governo di intervenire con ogni mezzo diplomatico e politico per ottenere il rientro di Alberto nel più breve tempo possibile. Ci impegneremo, anche tramite le associazioni di cittadini venezuelani presenti nel territorio, affinché la vicenda di Alberto Trentini resti sotto i riflettori dell’opinione pubblica, valutando iniziative di sensibilizzazione per informare la cittadinanza e dimostrare in modo tangibile la nostra solidarietà”.