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Dagli scopi civili della ricerca a quelli militari: prima taciuti, ora dichiarati. E nessuno si ferma

Le richieste di boicottaggio di accordi tra università italiane e straniere hanno portato alla ribalta le tecnologie duali, a doppia finalità: una civile, molto sbandierata, e una militare, sottaciuta. Non è una novità. I fisici avevano ben altri fini che costruire un ordigno di annientamento. Scoprire i segreti dell’atomo è un’impresa scientifica epica: può darci energia per scopi civili ma si presta anche alla costruzione di bombe atomiche.

L’Iran ha moltissimi combustibili fossili, non ha problemi di produzione di energia e non credo che abbia grande sensibilità ambientale. Non ha bisogno di affrancarsi dai combustibili fossili, visto che li vende, ma ha un programma nucleare. Che se ne fa delle centrali? Azzardo un’ipotesi: arricchisce l’uranio per fare bombe atomiche. La Francia ha la bomba, e tante centrali, e così anche gli altri paesi “atomici”. Il nucleare sarà sviluppato più con finalità civili (energia “pulita”) o con finalità militari (bombe atomiche)? Di solito i nuclearisti non tirano fuori la bomba quando ci spiegano i miracoli del nucleare. Il che mi insospettisce un pochino.

La stessa cosa, forse, avviene con la ricerca spaziale. Spesso si fa lanciando razzi che, volendo, possono veicolare bombe di vario tipo, e sui satelliti si possono installare strumenti potentissimi di osservazione. Studieranno solo l’ambiente o serviranno per identificare obiettivi militari? A chi esprime dubbi si mostrano i benefici che derivano dalla ricerca spaziale. E io sono assolutamente d’accordo, però se qualcosa viene sbandierato e qualcosa viene sottaciuto, mi insospettisco.

Ingenuamente, da studioso di biodiversità, mi sorprendevo dei finanziamenti a ricerche di vite extraterrestri, di programmi di comunicazione con alieni intelligenti e altre amenità. Ma come, pensavo, non conosciamo la biodiversità di questo pianeta e non investiamo molto per “esplorarla” (pur ammettendone l’importanza assoluta per il nostro benessere) e, invece di studiare le specie dove sappiamo che esistono, le andiamo a cercare dove molto probabilmente non ce ne sono? Come mai siamo così interessati a una biodiversità ipotizzata (gli extraterrestri) e non investiamo altrettanto per conoscere la biodiversità che ci sostiene (e che c’è di sicuro)? Concordo che siano imprese affascinanti, ma non è strano che si investano miliardi in queste esplorazioni e non se ne trovino altrettanti per esplorare questo pianeta? Si batte la grancassa su asteroidi che potrebbero farci fare la fine dei dinosauri e, a fronte di questo rischio, si costruiscono missili con testate atomiche per dirottare meteoriti assassini.

Il potenziale distruttivo che abbiamo creato con le bombe nucleari, se scatenato tutto assieme, potrebbe avere effetti forse più devastanti del supposto meteorite, e già i vari paesi minacciano di colpire le centrali degli avversari. Il meteorite siamo noi, e da ogni parte si parla sempre più di armamenti da aggiornare e aumentare. Per risolvere il problema ogni stato si propone di armarsi sempre di più: la deterrenza.

Oramai abbiamo saltato il fosso, non c’è neppure più bisogno di far finta di fare ricerca a scopi civili: si è passati direttamente agli scopi militari. Non a caso l’ex ministro della Transizione Ecologica, che ora dirige una fabbrica di armi e di impianti nucleari, ci dice che il Green Deal è superato. Ora ci dobbiamo armare, lo dice anche Von der Leyen. Prima si è fatto passare il concetto che l’energia nucleare fosse la più pulita e che fosse funzionale al Green Deal. Ora si archivia il Green Deal e i fondi del Pnrr, assegnati per la transizione ecologica, saranno investiti nella transizione militare. Facciamo le centrali nucleari, arricchiamo l’uranio e poi dotiamoci anche noi di bombe nucleari! Questo ancora non ce lo dicono, ma nutro qualche sospetto che si andrà a finire lì.

I giovani che protestano sono presi a manganellate e sono trattati alla stregua di terroristi. Papa Francesco continua a chiedere che si cambi direzione, ma è evidentemente rimbecillito, come lo è Guterres (per me sono gli unici che ragionano, ma sono in molti a considerarli tali).
Mi viene in mente la Papuasia, il paese (comprendente Irian Jaya e Papua Nuova Guinea) dove ci sono più lingue al mondo. Non dialetti: lingue. Ogni tribù difende strenuamente il suo territorio con archi, frecce, e mazze: una deterrenza con potenziale offensivo a bassa intensità. Il dialogo non è possibile (parlano lingue diverse). Un amico tornato recentemente nell’area papuasica dove ho passato quasi un anno della mia vita mi racconta che stanno circolando i kalashnikov, adesso, con esiti devastanti. Si usano gli AK47 con la stessa disinvoltura con cui si lanciavano frecce.

Temo che stiamo facendo lo stesso: dai carri armati stiamo passando alle atomiche, e nessuno si vuole fermare. Si è innescata una faida mondiale e tutti accusano tutti delle peggiori nefandezze, dichiarandosi pronti a fare ancor peggio. Viviamo tempi molto interessanti, alla faccia di chi pensò che la storia fosse finita con la caduta dell’Urss. Se c’è una cosa difficile da prevedere, questa è proprio il futuro e sarà determinato anche dall’esito delle elezioni europee. Se prevarrà la saggezza forse ce la caveremo, se prevarrà la stolida stupidità ci metteremo nei guai. Tra saggezza e stupidità voi dove puntereste i vostri soldi?