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Lo storico Barbero a La7: “Chi è al governo ha giurato sulla Costituzione antifascista ma se fa così fatica a dirsi antifascista, allora è fascista”

“Il fatto che chi sta al governo, che dovrebbe aver giurato sulla Costituzione antifascista, faccia così fatica a dirsi antifascista significa che è fascista fondamentalmente, perché sei o l’uno o l’altro. E questa cosa a me sembra inquietante“. Così a Dimartedì (La7) lo storico Alessandro Barbero commenta la difficoltà degli esponenti di governo a dichiararsi antifascisti, uno su tutti il presidente del Senato Ignazio La Russa che nel 2019, nella trasmissione Tagadà, sentenziò: “Io non sono antifascista, perché il termine ‘antifascista’ è stato colonizzato da una parte dei vincitori della guerra civile di Liberazione, cioè quella parte che voleva sostituire il fascismo con una dittatura molto più feroce, la dittatura stalinista“.

Barbero smonta le argomentazioni di La Russa e di tanti del suo credo politico: “Per molti è difficile dirsi antifascisti, il che dipende da dove si è cresciuti, da quale famiglia, da quale pezzo d’Italia. C’è infatti un pezzo d’Italia dove da 3 generazioni ai bambini si insegna che il regime fascista ha fatto anche cose buone, che i partigiani erano degli scavezzacollo, dei ladri di galline o dei criminali e che quindi non c’è alcun motivo di festeggiare il 25 aprile. Una parte d’Italia è rimasta così. Almeno io me lo spiego solo in questo modo il fatto che oggi, quasi un secolo dopo, sia così difficile dire: ‘Vabbè, ragazzi, ammettiamolo, c’era una parte giusta e una parte sbagliata, non c’è mai stata una guerra dove questo fosse così evidente'”.

“Se uno è cresciuto con queste categorie mentali e culturali e poi sale al governo, ci sono conseguenze negative?”, chiede il conduttore Giovanni Floris.
Lo storico risponde: “Sì, ha delle conseguenze negative e pericolose, non tanto perché rischiamo di essere messi tutti in camicia nera a marciare, né credo che rischiamo di avere un governo che invada l’Etiopia o che dichiara la guerra agli Usa, come fece Mussolini. Anzi la guerra agli Usa mi sento proprio di escluderla effettivamente – sottolinea ironicamente alludendo alla posizione del governo Meloni sulle guerre in Ucraina e a Gaza – Però le cose simboliche sono importanti. Se oggi siamo ancora qui in un paese che continua a spaccarsi tra chi sta coi partigiani e chi sta coi fascisti, allora vuol dire che queste non sono cose superficiali, ma profondamente radicate nell’identità italiana“.

E sul 25 aprile conclude, riferendosi alle parole di La Russa sul pericolo della ‘dittatura stalinista’: “La visione negativa della Resistenza in quanto colonizzata dai comunisti è una mistificazione che esisteva già prima ed è una mistificazione assoluta naturalmente, perché la Resistenza basta studiarla, così come basta cercare di vedere chi erano i partigiani: operai comunisti, i marchesi medaglia d’oro nella guerra d’Africa, i nobili, i poveri, i ricchi, i socialisti, i cattolici. C’era un pezzo totalmente trasversale di Italia. Oggi – ribadisce – quelli che dicono no all’antifascismo perché l’avrebbero colonizzato i rossi, gli stalinisti e quelli che volevano una dittatura peggiore hanno sempre detto queste cose. È una mistificazione e semplicemente una scusa per non andare a celebrare il 25 aprile“.