Mondo

Gaza, media: “L’esercito israeliano è pronto per entrare a Rafah”. Il capo dell’intelligence e dell’Idf in Egitto per discutere dell’operazione

L’esercito israeliano è pronto per entrare a Rafah, attende solo il via libera dal governo. I media di Israele ne sono certi. L’operazione di terra inizierà “molto presto”, ha riferito l’emittente Kan Tv citando due funzionari americani. E proprio per discutere dell’imminente offensiva dell’esercito nella città più a Sud della Striscia di Gaza, il capo dell’agenzia di sicurezza Shin Bet e il capo di stato maggiore dell’Idf sono stati mercoledì mattina in Egitto dove hanno il capo dell’intelligence egiziana e altri funzionari chiave.

Secondo quanto riporta il sito di notizie Axios, che cita tre alti funzionari israeliani l’Egitto (con cui Rafah confina), ha messo in guardia Israele dall’entrare nella città dove risiedono più di un milione di civili di Gaza sfollati (quasi metà degli abitanti dell’intera Striscia). Il sito Walla riferisce anche che gli egiziani sono molto preoccupati che un’operazione a Rafah possa portare ad un afflusso di decine di migliaia di palestinesi nel loro territorio e anche da possibili violazioni del confine tali da mettere in pericolo la loro sicurezza. Gli alti funzionari egiziani hanno chiarito in pubblico e nei colloqui a porte chiuse con Israele che un simile scenario porterebbe a una rottura nelle relazioni con lo Stato ebraico e potrebbe persino mettere in pericolo l’accordo di pace tra i due Paesi. Il sito israeliano fa notare come uno stretto coordinamento militare e politico con l’Egitto sia una delle condizioni fondamentali per l’avvio di un’azione militare a Rafah, soprattutto alla luce dell’intenzione di Israele di prendere il controllo della Philadelphi Route, il corridoio e zona cuscinetto lungo il confine tra Egitto e la Striscia di Gaza.

Le tendopoli vicino Rafah (a sinistra) e Khan Yunis (a destra)

L’inizio dell’operazione sarebbe comunque prossimo. Per Haaretz l’idea è quella di dividere in fasi partendo dall’evacuazione dei civili nelle tendopoli allestite nei pressi di Rafah e Khan Yunis. Il piano per l’operazione Rafah sarebbe stato presentato ai funzionari americani e ad altre agenzie nella regione. Sembrano cadere nel vuoto così gli appelli dell’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, che martedì ha rinnovato l’avvertimento contro l’offensiva israeliana su larga scala a Rafah, denunciando anche i recenti attacchi israeliani sulla città: tre persone sono morte e altre quattro sono rimaste ferite nel raid che martedì ha colpito un edificio residenziale nel quartiere Salam, come rendono noto i media arabi. Un’offensiva a Rafah “rischierebbe di provocare altri morti, feriti e sfollati su larga scala, oltre a ulteriori crimini atroci, per i quali i responsabili dovranno rispondere”, ha fatto sapere l’ufficio di Türk sottolineando che negli attacchi degli ultimi giorni nella citta meridionale della Striscia sono stati uccisi soprattutto donne e bambini e ha affermato che “i leader mondiali sono uniti sull’imperativo di proteggere la popolazione civile intrappolata a Rafah”.