Politica

L’Antimafia chiede le carte di Bari, Torino e Palermo. Pd e M5s: “Commistione tra politici, boss e massoni”. Fdi: “Russo sospeso”

Prima è scoppiato il caso Bari, con il Viminale che ha inviato la commissione d’accesso per valutare possibili infiltrazioni mafiose nel comune. Poi è scoppiata l’inchiesta in Piemonte sulle possibili infiltrazioni della ‘ndrangheta nei cantieri autostradali della Torino-Bardonecchia e nell’Alta velocità: tra gli indagati (non per reati di tipo mafioso) anche Salvatore Gallo, 85enne ras delle tessere del Pd, padre dell’ex capogruppo in Regione Raffaele, che si è appena dimesso. Infine è arrivata l’operazione a Palermo, con Mimmo Russo, ex consigliere comunale di Fdi (ora sospeso dal partito) finito agli arresti per concorso esterno e voto di scambio. Da Nord a Sud sono tre le inchieste hanno sollevato inquietanti sospetti sulla regolarità del voto. Dal Piemonte alla Sicilia, infatti, s’ipotizzano fattispecie relative alla corruzione elettorale e al voto di scambio politico mafioso. Sono vicende diverse, ovviamente, ma che insieme costituiscono una vera e propria emergenza da attenzionare. È per questo motivo che la commissione parlamentare Antimafia ha chiesto tutti gli atti riguardanti le tre inchieste.

L’organo parlamentare guidato da Chiara Colosimo, dunque, accenderà i riflettori sulle indagini di Bari, Torino e Milano. A chiedere l’intervento di Palazzo San Macuto erano stati gli esponenti del Pd, a partire dalla responsabile giustizia Debora Serracchiani: “La magistratura porterà avanti la sua inchiesta ma è evidente il mix, inquietante, tra corruzione, estorsioni e voto di scambio. Per questo come Pd chiederemo che la Commissione Antimafia si occupi del caso ed accenda subito un faro sulla vicenda, sulle sue connessioni politiche e territoriali, sul grado di inquinamento e infiltrazione dell’istituzione”. Il deputato dem Anthony Barbagallo, componente della commissione Antimafia, fa notare come nell’inchiesta di Palermo ci siano “numerosi aspetti che mettono in evidenza come, ancora una volta, ci sia una forte commistione tra soggetti politici, esponenti mafiosi e imprenditori legati alla massoneria. Ancora una volta la magistratura arriva prima della politica che deve imporsi delle regole certe e impedire questo intrallazzismo legato alla compravendita di voti, scendendo a patti con la criminalità organizzata”.

Sull’inchiesta di Palermo si esprimono anche Federico Cafiero De Raho, Francesco Castiello, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato, componenti del Movimento 5 stelle in commissione Antimafia: “Dall’indagine emerge anche un possibile intervento di Russo per sbloccare la variante del piano regolatore così da destinare alla costruzione di un ipermercato dei terreni fino ad allora destinati a verde agricolo. E’ un quadro estremamente allarmante per la legalità e la buona salute della pubblica amministrazione e del denaro pubblico, è doveroso che la commissione Antimafia accenda i suoi riflettori sulla vicenda”. Dal canto suo Antonio Rini, presidente di Fdi a Palermo, fa notare che Russo era “da tempo semplice iscritto di Fratelli d’Italia senza più alcun ruolo nelle istituzioni, è stato immediatamente sospeso da Fratelli d’Italia. Avrà l’occasione di difendersi nelle aule di giustizia, ma le accuse lo rendono incompatibile con Fratelli d’Italia”.