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Zingaretti apre alla candidatura di Ilaria Salis alle europee con il Pd: “Se può esserle utile, perché no?”

Fino a oggi era state solo indiscrezioni. Voci mai confermate ma neppure ufficialmente smentite. Adesso però è proprio un esponente del Partito Democratico ad aprire alla possibilità della candidatura di Ilaria Salis alle prossime elezioni europee. “Io non so cosa possa comportare la candidatura per la sua situazione, ma se può esserle utile mi chiedo: perché no?“, afferma l’ex segretario del Pd, Nicola Zingaretti, in un’intervista a La Stampa.

L’ipotesi circola ufficiosamente da settimane. In caso di elezione al Parlamento europeo, infatti, scatterebbe l’immunità e Ilaria Salis tornerebbe libera. Niente più carcere e niente più immagini con le catene e i ceppi, come quelle viste anche durante l’udienza dello scorso 28 marzo. Secondo il regolamento dell’europarlamento, infatti, i suoi membri non possono essere arrestati o sottoposti a restrizioni della loro libertà per la durata del mandato, a meno di arresto in flagranza di reato. La procura generale ungherese poi dovrebbe chiedere al Parlamento Ue l’autorizzazione a procedere. Se concessa il processo a suo carico riprenderebbe ma lei lo affronterebbe da donna libera.

La 39enne docente italiana è detenuta da più di 13 mesi a Budapest con l’accusa di aver partecipato a due aggressioni nei confronti di militanti neofascisti e rischia una condanna a 11 anni. Giovedì scorso è stata respinta la richiesta dei domiciliari avanzata dai suoi legali. “Quello che sta passando Ilaria Salis è una vergogna, e facciamo bene a tenere alta l’attenzione denunciando l’oscena subalternità del governo“, ha detto Zingaretti a La Stampa: “Per quanto riguarda la candidatura – ha aggiunto – è una valutazione che spetta a lei, alla sua famiglia e al gruppo dirigente del Pd: tutto il resto è rumore di fondo. Perché si tratta di una situazione delicata, da trattare con prudenza e non gettare nel tritacarne”.

L’ipotesi di una sua candidatura è stata criticata dai partiti di maggioranza e anche dal leader di Azione, Carlo Calenda, che l’ha definita “una cosa proprio sbagliata“. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha invece commentato dicendo che “il Pd può fare quello che ritiene e Salis, da cittadina europea, può candidarsi. Ma – ha aggiunto – dobbiamo dirci la verità: queste iniziative politiche raramente portano a risultati positivi e anzi rischiano di inasprire lo scontro con le autorità ungheresi, non facilitano il nostro lavoro”. Il padre della 39evve detenuta in Ungheria ha escluso che ci siano interlocuzioni in corso: “Al momento non ci siamo neanche posti il problema. Siamo concentrati su altro. Quando e se questa cosa diventerà concreta allora ci penseremo. Comunque non spetta a me decidere, non è di mia competenza”, ha detto Roberto Salis.

Tutto questo mentre da Budapest il portavoce del governo, Zoltan Kovacs, ha rimarcato che “nessuna richiesta diretta da parte del governo italiano (o di qualsiasi altro importante mezzo di informazione) al governo ungherese renderà più semplice difendere la causa di Salis, perché il governo, come in qualsiasi altra democrazia moderna, non ha alcun controllo sui tribunali”. “Dobbiamo chiarire – ha aggiunto – che nessuno, nessun gruppo di estrema sinistra, dovrebbe vedere l’Ungheria come una sorta di ring di pugilato dove arrivare e pianificare di picchiare qualcuno a morte”. Kovacs punta il dito contro il padre di Ilaria che “da metà febbraio ha fatto il giro dei media europei dicendo di essere ‘preoccupato’ per la sicurezza della figlia finché sarà in Ungheria”. Per il portavoce del governo ungherese “c’è il ragionevole sospetto che Ilaria Salis si sia recata in Ungheria con i suoi due sodali antifascisti con l’obiettivo di picchiare persone innocenti per le strade di Budapest. Nel frattempo, i media italiani – ha sottolineato – hanno fatto del loro meglio per dipingere Salis come una martire“. “È sorprendente che dall’Italia stiano cercando di interferire in un caso giudiziario ungherese”, aveva detto il ministro degli esteri di Budapest Péter Szijjártó circa un mese fa, come ha ricordato ancora il portavoce del governo.

“Il processo è già stato fatto, il verdetto è già stato emesso, non si capisce perché proseguano con le udienze…”, ha commentato Roberto Salis all’Ansa le parole del portavoce del governo ungherese. “Quando c’è un politico che se la prende con un privato cittadino di un altro Stato è chiaro che c’è qualcosa di incredibile“, ha aggiunto parlando di “spiccata tendenza alla tirannide” da parte dell’Ungheria. Per Roberto Salis, il tweet del portavoce del governo ungherese dimostra che l’intera vicenda di sua figlia “è già tutta politicizzata” e il padre della docente milanese ha ricordato un precedente intervento di Kovacs dopo la prima udienza del processo in cui aveva attaccato Gyorgy Magyar, il legale ungherese di Ilaria Salis, definendolo “un avvocato apertamente di sinistra”: “Stiamo parlando -ha concluso – di un regime in cui i diritti civili e la separazione dei poteri e lo stato di diritto vengono completamente superati da una spiccata tendenza alla tirannide“.