Scuola

La scuola di Pioltello resterà chiusa per la fine del Ramadan: rivista la delibera ‘bocciata’

L’istituto comprensivo Iqbal Masih di Pioltello resterà chiuso il 10 aprile in occasione della festa per la fine del Ramadan. Lo ha deciso il consiglio di istituto, con voto unanime, dopo aver revisionato la delibera per la sospensione delle lezioni, dichiarata irregolare dall’Ufficio scolastico regionale della Lombardia. La modifica ha riguardato la sottolineatura della sola motivazione didattica alla base della decisione, legata alle numerose assenze prevedibili, definita lacunosa nella prima stesura dallo stesso ministro all’Istruzione Giuseppe Valditara. Il dirigente scolastico Alessandro Fanfoni aveva preannunciato che non si sarebbe piegato, passando di nuovo dal massimo organo collegiale della scuola.

Intorno alle 19 il consiglio docenti dell’istituto comprensivo che accoglie circa 1.300 studenti, tra elementari e medie, ha votato per primo, poi l’approvazione anche del consiglio di istituto. La prima delibera oggetto di contestazione fino ai massimi livelli, era stata votata a maggio dello scorso anno. Quando la notizia è divenuta pubblica a seguito della dichiarazione dell’eurodeputata leghista Silvia Sardone, il caso è divenuto oggetto di scambi politici accesi. Anche i tre parroci di Pioltello, due giorni fa, con una lettera hanno definito “legittima e coerente con le caratteristiche della realtà territoriale” la scelta della scuola.

Gli ispettori inviati dal ministero avevano però riscontrato nella delibera dei difetti tecnici, tra cui l’assenza di una motivazione didattica, che ne avrebbe giustificato la validità. Al dirigente scolastico, da una settimana bersagliato da insulti e minacce, era stato quindi chiesto di “valutare la disapplicazione della delibera e la possibilità dell’annullamento”. Ora il Consiglio di istituto ha quindi colmato quelle “lacune”, di fatto rispondendo al mittente le contestazioni. Fuori dall’istituto, a sostegno dei docenti e del consiglio, si sono riuniti in presidio rappresentanti dei sindacati Flc, Cgil e della Camera del lavoro di Milano.

Il preside aveva infatti deciso la chiusura, poi ‘cancellata’ dall’Usr e ora tornata, anche in considerazione delle numerose assenze degli studenti negli anni scorsi. L’Ufficio scolastico, in una breve nota, aveva parlato di “irregolarità” nella delibera approvata dal consiglio d’istituto e ha chiesto di “valutare la disapplicazione della delibera e la possibilità dell’annullamento”. Il punto centrale era rimasto sempre lo stesso: da una parte c’è l’autonomia dell’istituto di gestire i giorni di scuola, dall’altra c’è il centrodestra – fino a conquistare perfino l’agenda delle priorità del presidente del Senato Ignazio La Russa – che sostiene che un preside non può aggiungere festività al calendario scolastico. “Sennò ci sarebbe la festa degli indù, di questi, di quelli” per dirla con le parole della seconda carica dello Stato.

Fanfoni aveva già spiegato a Ilfattoquotidiano.it: “Abbiamo classi dove negli anni scorsi in occasione della fine del Ramadan, di fatto, venivano a scuola in tre o quattro. I bambini di fede islamica sono la maggioranza e nonostante le linee guida sull’inclusione consiglino di formare classi con non più del 30% di stranieri, noi arriviamo al 43% perché questa è la nostra utenza”. E aveva quindi sottolineato di non poter “chiudere gli occhi davanti a questi numeri e alla realtà” e si era augurato che “a nessuno venga in mente di politicizzare questa decisione presa dal consiglio d’istituto anticipando di un giorno l’inizio delle lezioni per garantire a tutti gli stessi diritti”. È andata diversamente, ma alla fine la scuola resterà chiusa.

Per il ministro Valditara, in sostanza, la scuola con la modifica ha di fatto accolto l’invito dell’Urs: “Nella nuova delibera – sottolinea – si fa riferimento esclusivamente a supposte esigenze didattiche, senza introdurre valutazioni ulteriori. Il consiglio di istituto ha altresì ridotto, da quattro a due, i giorni di chiusura previsti, sanando una evidente irregolarità puntualmente sollevata dagli organi ministeriali. Inoltre si è stabilito che il giorno 21 maggio ci sia una giornata di confronto”. Le polemiche di questi giorni – secondo – “si dimostrano, quindi, velleitarie e pretestuose. È stato anzi opportuno il richiamo al rispetto delle regole previste dall’ordinamento. Adesso sarà l’ufficio scolastico regionale, nell’esercizio delle sue prerogative, a fare tutte le ulteriori valutazioni del caso. Io continuo a credere che una vera e costruttiva inclusione necessiti di scuole aperte e non chiuse”.