Calcio

Il bagno di realtà dell’Inter: cosa ci dice l’addio alla Champions (anche del calcio italiano)

L’Inter si è risvegliata dal sogno di essere una delle squadre più forti d’Europa. Lo svarione di Pavard, l’occasione sprecata da Thuram, il rigore sbagliato da Sanchez e quello sparato in tribuna da Lautaro, perseguiteranno a lungo i nerazzurri. I vicecampioni in carica in Europa, già virtualmente scudettati in Italia, si ritrovano fuori dalla Champions agli ottavi come una squadretta qualsiasi. Ci eravamo un po’ tutti illusi che una squadra che sta letteralmente dominando la Serie A potesse farlo anche in Europa. Sbagliato. Il primo vero impatto con la Champions ha ricordato ai nerazzurri e a tutto il calcio italiano, di cui oggi l’Inter è l’unico prodotto esportabile ad alti livelli, quanto sia diversa la storia in campo internazionale.

Ma in fondo le avvisaglie c’erano già state nel girone contro la Real Sociedad, neanche chissà quali top club. I 120 minuti più rigori al Wanda Metropolitano sono stati un autentico incubo. Non si può dire che l’Inter abbia giocato nemmeno troppo male, perché aveva approcciato la gara nel migliore dei modi, era addirittura andata in vantaggio. Solo che poi ha subito il ritorno degli avversari, e al di là dei meriti dell’Atletico che ha disputato una grande partita, è stata tradita dai suoi errori. Tecnici in campo, anche tattici da parte di Inzaghi nella lettura dei cambi e del match. Poi persino dal dischetto, dov’era noto che l’Inter non avesse specialisti. Davvero troppi, insomma, per pensare di cavarsela in una sfida da dentro o fuori. Per quanto nei 180 minuti l’Inter abbia dato l’impressione di essere superiore all’Atletico, l’eliminazione è stata meritata, benché sfortunata.

Il rimpianto è grande per come è andata ma anche e soprattutto per ciò che avrebbe potuto essere. L’Inter sembrava una corazzata. Ha già chiuso il discorso in campionato. Poteva presentarsi al sorteggio di Nyon in un’annata in cui, a parte i soliti Manchester City e Real Madrid, non ci sono altre squadre davvero imbattibili. Con un pizzico di buona sorte, e in più il vantaggio non da poco di potersi concentrare sulla Champions facendo turnover in campionato (un lusso che non può permettersi nemmeno Guardiola, impegnato in Premier nel testa a testa con Arsenal e Liverpool), poteva ambire ad arrivare davvero in fondo. Quando ricapiterà un’occasione così?

La verità è che appena si è alzato il livello, quello dell’Inter, così vertiginoso in Serie A, si è improvvisamente abbassato. O comunque si è rivelato insufficiente. Tanti ultimi passaggi sbagliati, che in Italia i nerazzurri non sbagliano mai. Tante sbavature di una difesa solitamente impenetrabile. Ora sarebbe anche ingeneroso rimangiarci gli elogi sperticati per il bel gioco di Inzaghi, la sagacia di Marotta, la forza del club. Una serata storta non cancella una stagione: all’Inter resterà comunque lo scudetto, da vincere a questo punto prima possibile, e il traguardo storico della seconda stella. Sarà comunque una stagione trionfale.

L’eliminazione europea è più che altro un risveglio, un bagno di realtà. Per l’Inter e per tutto il calcio italiano. Ci ricordiamo le lacune di una rosa che – lo si è sempre detto – ha performato ben oltre le sue possibilità ed è inadatta ai massimi livelli (lo stesso Atletico aveva una prima riserva del calibro di Depay, che ha fatto la differenza; i nerazzurri si presentavano con Sanchez, e con Arnautovic non sarebbe cambiato poi molto).

Si ripresentano i limiti del nostro campionato, dove si viaggia a velocità di crociera, lontani anni luce dai ritmi che poi si trovano in Europa, e che infatti fatichiamo a reggere. L’Inter, il top in Serie A, non è altrettanto grande in Europa. Non lo è mai stata. A pensarci meglio, ha giocato lo stesso identico ottavo di un anno fa, quando fu graziata da palo e parate nel recupero, mentre stavolta è stata punita allo scadere. L’anno scorso aveva pescato il Porto, e poi nei quarti e in semifinale degli avversari abbordabili, fattore determinante nella cavalcata europea. Quest’anno ha trovato il più temibile Atletico e il suo cammino si è fermato a Madrid. Insomma, l’anno scorso aveva avuto tanta fortuna, quest’anno no. Alla fine la storia della finale di Istanbul e di questa eliminazione è tutta qui.

X: @lVendemiale