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Il regista israeliano che ha denunciato “l’apartheid” contro i palestinesi al Festival di Berlino minacciato di morte

Non si spegne la polemica sull’intervento di due registi, un israeliano e un palestinese, sul palco del Festival di Berlino. Yuval Abraham, il regista israeliano di 29 anni, che ha vinto sabato il premio per il miglior documentario con No Other Land al festival del cinema di Berlino, ha denunciato di aver ricevuto minacce di morte e intimidazioni fisiche anche ai membri della famiglia dopo aver descritto sul palco “la situazione di apartheid” dei palestinesi e chiesto il cessate il fuoco a Gaza. Un discorso che gli aveva già attirato l’accusa di antisemitismo da parte di funzionari tedeschi. E aveva spinto anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz a criticare l’intervento.

Abraham, insieme al suo coregista palestinese Basel Adra, ha raccontato nel documentario lo sradicamento dei villaggi palestinesi a Masafer Yatta in Cisgiordania. Il giorno dopo il discorso dal palco, come riportano i media internazionali, si erano scatenate proteste sui media tedeschi, con diversi politici che avevano parlato di discorso antisemita. “Essere sul suolo tedesco come figlio di sopravvissuti all’Olocausto e chiedere un cessate il fuoco e poi essere etichettato come antisemita non solo è oltraggioso, ma mette anche letteralmente in pericolo le vite degli ebrei”, ha detto Abraham al Guardian.

“Non so cosa stia cercando di fare la Germania con noi – ha aggiunto – Se questo è il modo in cui la Germania affronta il senso di colpa per l’Olocausto, lo stanno svuotando di ogni significato”. Oltre a ricevere minacce di morte sui social media, Abraham ha detto che diverse persone si sono presentate a casa dei suoi familiari in Israele, costringendoli a lasciare l’abitazione per paura per la loro sicurezza.