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Pista bob Cortina: dopo Vaia, Zaia. Continua lo scempio boschivo, cambia solo una consonante

“Questo non è un cantiere della Regione e non lo paga la Regione…” eccolo pronto l’atto giustificatorio, Luca Zaia mette le mani avanti su quello che si profila come un disastro sia economico che ambientale: la pista da bob a Cortina per le Olimpiadi 2026. Eppure è lui che si è irritato quando il CIO ha deciso di spostare altrove le gare per carenza di impianti nel territorio veneto ed è sempre lui che ha promesso battaglia coinvolgendo Salvini per trovare una soluzione al problema ed è ancor lui che garantisce che la pista ci sarà entro i termini previsti perché “noi siamo per il fare”.

Ma, visti i precedenti, non proprio rasserenanti, meglio tenersi le mani libere. Così se si riesce il merito è suo se fallisce il demerito è altrui. Specialità: cerchiobottismo.

Questa della pista di bob di Cortina è una storia assurda, una spesa assurda 118,4 milioni di euro – stime di Giorgetti – per soli 20 atleti o appassionati con costi altrettanti assurdi e proibitivi per la sua gestione futura, insomma un flop annunciato come già fu per la Pedemontana Veneta e come sarà per il ponte di Messina, una riga di capricci e incapacità prodotte da protervia e presunzione dell’accoppiata Zaia e Salvini.

Ed ora tocca ai larici, 500 larici centenari che stanno cadendo uno dopo l’altro sotto la scure dell’impresa che ha vinto l’appalto per abbattere ciò che la natura ci ha regalato.

E arriviamo a verificare e inevitabilmente contestare anche i numeri dati dal solito, approssimativo, Zaia sulla quantità di ettari boschivi che eccedono in Italia ogni anno. I boschi di neo formazione sono determinati da abbandono della gestione agricola o pastorale, lo studio Ispra 2020 ha stabilito che la loro crescita è pari allo 0,3% annuo, in prevalenza si trovano nell’arco Appennino a quote basse e nel sud Italia e soprattutto sono associati a specie invasive a rapida crescita come ailanto e robinia.

Smonto dati alla mano la narrazione zaiana: non corrispondono al vero i 100.000 ettari di crescita boschiva da lui dichiarati, per la precisione non sono neppure un terzo di questi e comunque hanno caratteristiche, come abbiamo visto, di tutt’altra qualità rispetto allo scempio di larici che viene fatto a Cortina nel bosco storico di Ronco. Inoltre a questo fanno contrappunto negli ultimi anni gli incendi boschivi che hanno tolto di mezzo quasi il doppio degli ettari di bosco stimati in crescita: 59.000 ettari contro i 30.000… per non parlare dei danni da eventi naturali quali Vaia etc..

Dunque non c’è affatto da stare sereni nell’andare allegramente a radere al suolo un bosco storici di larici che, per sua natura offre grande biodiversità e sistemi ecosistemi i non altrimenti riproducibili, quali fissare enormi quantità di anidride carbonica, ridurre i fenomeni erosivi e mantenere un habitat faunistico e floristico prezioso e unico con benefici per le comunità più vaste del solo comprensorio Cortinese.

Il disprezzo verso un ambiente tutelato al bosco di Ronco, vede la politica regionale e nazionale dare il meglio di sé condendo di menzogne e protervia le loro dichiarazioni, in barba a spreco di fondi pubblici e impoverimento del più elementare buon senso.