Mondo

Gaza writes back, la raccolta che Refaat Alareer lascia è una testimonianza: ‘Scrivere, un obbligo’

di Federica Pistono*

Refaat Alareer (1979 – 2023) era un poeta, uno scrittore e un professore universitario di letteratura comparata presso l’Università Islamica di Gaza. Era cofondatore del progetto We Are Not Numbers, un’organizzazione no-profit creata per promuovere una nuova generazione di scrittori palestinesi, grazie alla collaborazione tra autori internazionali affermati e giovani scrittori di Gaza. Nella notte tra il 6 e il 7 dicembre 2023, è stato ucciso in un attacco aereo nel nord di Gaza, insieme a sei membri della sua famiglia.

Ci lascia una testimonianza, un’opera che racconta la volontà di resilienza del popolo palestinese, determinato a non arrendersi alla morte e alla sofferenza, ma, al contrario, sempre alla ricerca della libertà e della speranza anche nel buio di questi tempi. L’opera è Gaza Writes Back (Lorusso Editore, 2019, traduzione di Luigi Lorusso in collaborazione con V. Iacoponi), una raccolta di ventitré racconti, tanti quanti sono stati i giorni dell’operazione israeliana Piombo Fuso, svoltasi a Gaza nel 2008-09. Si tratta di racconti scritti da quindici autrici e autori, per metà frutto del corso di Scrittura Creativa tenuto dallo stesso Alareer presso l’Università Islamica di Gaza.

L’antologia è quanto mai attuale in questo momento storico, giacché la narrativa, parte di ogni patrimonio culturale, consente a chi scrive, ma anche a chi legge, di contestualizzare il proprio passato, attribuirgli significato e spessore, collegarlo al proprio presente e dare forma a un futuro non ancora delineato.

I ventitré racconti del volume sono stati scritti, con due eccezioni, in inglese e, per la maggior parte da donne. Questo dimostra quanto le giovani scrittrici palestinesi abbiano contribuito, in questi ultimi vent’anni, a utilizzare ogni strumento disponibile per preservare l’identità palestinese, resistere all’occupazione, costruire una società palestinese basata sulla parità di genere. Queste giovani autrici si sono accostate alla scrittura dapprima come blogger, poi come scrittrici di narrativa, per partecipare alla lotta del proprio popolo, assumendo la guida di questa forma di impegno politico, superando il numero degli scrittori uomini e promuovendo le questioni femminili.

I racconti compresi nella raccolta sono diversi per temi, caratteristiche, forme, tipi e sperimentazioni. Anche se l’intento del libro vorrebbe essere quello di narrare come i giovani di Gaza abbiano reagito all’attacco militare israeliano del 2008-09, i racconti includono l’area dell’intera Palestina, rifiutando ogni divisione. Alcune storie non presentano infatti un’ambientazione definita, a suggerire che la vicenda potrebbe avvenire ovunque nella Palestina occupata, o per qualunque popolo che viva sotto occupazione.

Le tematiche esplorate sono molteplici, ma quelle principali riguardano la terra, la morte e la memoria. Il motivo della terra emerge come tematica letteraria quando la relazione dello scrittore con la propria patria è minacciata da altri, con il pericolo di una perdita definitiva. In molti racconti affiora l’argomento del suolo, del terreno e degli alberi, quasi ad affermare come il legame di un popolo ai propri spazi si rafforzi di fronte all’intimidazione crescente.

Il motivo della fine pervade molti racconti, giacché la morte rappresenta un incontro quotidiano per la maggior parte dei palestinesi, anche se, tra le righe, si intravedono il sogno della sopravvivenza e la speranza di un domani migliore. Il desiderio di condividere le proprie esperienze, comprese quelle legate alla morte, costituisce dunque un atto di sumud, quella resilienza che da sempre contraddistingue l’atteggiamento del popolo palestinese di fronte alle sofferenze legate all’occupazione.

Il tema della memoria, infine, è presente in diversi racconti, perché, se rievocare il passato aiuta gli altri a non dimenticare, la narrazione dei propri ricordi rappresenta un atto di resistenza nei confronti di chi vorrebbe cancellare e distruggere i legami tra Palestina e palestinesi.

L’antologia è stata composta nel 2014, a cinque anni di distanza dall’operazione Piombo Fuso, per ribadire il diritto degli abitanti di Gaza a vivere una vita normale. Le parole di Refaat Alareer, nella presentazione dell’opera, suonano oggi profetiche: “Gaza narra perché la gente non dimentichi. Gaza Writes Back perché il potere dell’immaginazione è un modo creativo di costruire una nuova realtà. Gaza Writes Back perché scrivere è un obbligo nazionale, un dovere verso l’umanità, e una responsabilità morale”.

* Dottore di Ricerca in Letteratura araba, traduttrice, arabista, docente, si occupa di narrativa araba contemporanea e di traduzione in italiano di letteratura araba