Cronaca

Il videoracconto nella Bologna città 30: “In 3 km si perdono solo 13 secondi, ma si salvano vite”. Lepore: “Salvini? Ordinanze fatte su studi”

“Passando da 50 a 30 all’ora per ogni spostamento si risparmiano in media 12 secondi. Ma a fronte di un guadagno di pochissimi secondi si salvano molte vite”. Da oltre 30 anni Stefano Galletti lavora come istruttore di guida nel Bolognese. Ogni giorno macina centinaia di chilometri. “Questa mattina ho viaggiato in tangenziale, in strade con limite a 70 e a 50 chilometri orari ma la mia media è stata di 35 km/h su 107 chilometri percorsi – racconta al ilFattoQuotidiano l’istruttore che fa parte dell’Unione Nazionale Autoscuole e studi di consulenza automobilistica (Unasca) – questo vuol dire che al di là delle preoccupazioni la zona 30 è già una realtà”.

Ed è proprio quella della sicurezza, la principale motivazione che ha portato Bologna a diventare il primo capoluogo di provincia italiano a 30 all’ora. Diminuendo la velocità, diminuisce lo spazio di frenata, aumenta la visuale laterale e l’eventuale impatto non ha la stessa forza. “Non si tratta di opinioni, è la legge della fisica” prosegue Galletti che ogni giorno insegna ai suoi allievi come guidare in sicurezza. Un piano che è stato fortemente osteggiato dal ministro Salvini secondo cui “le deroghe ai 50 all’ora vanno sempre motivate”. Ed è proprio quello che accade a Bologna. “Qui il 70 per cento delle strade è a 30 all’ora, mentre il 30 per cento rimane a 50” spiega l’assessora alla Nuova mobilità Valentina Orioli. La scelta dei limiti è il frutto dell’analisi di migliaia di dati “sull’incidentalità, sulla presenza di negozi, scuole, ospedali” spiega il dirigente sistemi per la mobilità del comune Luca Bellinato. Gli stessi criteri evocati dal ministro Salvini nella direttiva inviata mercoledì all’Anci. “A noi sembra rientrare proprio in quei criteri” precisa il sindaco Matteo Lepore che sfata un altro mito. Fino ad ora sono state erogate soltanto due o tre multe al giorno, meno di 20 in una settimana. La parola d’ordine è “prevenzione”. Del resto, come conclude l’istruttore Galletti, “la città a 30 è una parte del lavoro che tutti dobbiamo fare per costruire una cultura della sicurezza stradale”.