Calcio

Supercoppa in Arabia, nessuno gridi allo scandalo: i presidenti accattoni non potevano rifiutare i soldi sauditi

Quattro squadre interrompono la stagione che mette in palio scudetto e qualificazione in Champions, per giocarsi in mezzo al deserto una coppetta senza alcun valore, lontano dai propri tifosi, sotto gli occhi piuttosto disinteressati di una manciata di sceicchi. È davvero difficile pensare a qualcosa di più stupido e meno utile per il calcio italiano. Ma per quello che Maurizio Sarri ha definito giustamente “Prendi i soldi e scappa”, forse sarebbe più calzante un’altra citazione cinematografica: questi accattoni dei nostri presidenti proprio non potevano rifiutare i soldi dei sauditi.

Napoli, Inter, Lazio e Fiorentina e Atalanta sono a Riad per una competizione marginale: la Supercoppa è probabilmente il terzo o quarto obiettivo, vale meno anche della Coppa Italia, tra le quattro in lizza potrebbe significare qualcosa forse giusto per i tifosi della Fiorentina meno abituati a sollevare trofei (già meno per quelli della Lazio), e certo non cambierebbe la stagione dei nerazzurri, né salverebbe quella disgraziata del Napoli. Però ha un montepremi faraonico da 23 milioni di euro: 1,5 solo per partecipare, addirittura 8 alla vincitrice, la finalista si consolerà con 5 milioni. Quattro squadre (ma poi il tornaconto ce l’hanno tutte, perché altri 6 milioni finiscono pure nelle casse della Lega) coperte d’oro per farsi cinque giorni in Arabia. Chi avrebbe detto di no?

Semplice, un movimento in salute, che non ha bisogno dei milioni sauditi. Ma non è certo questo la Serie A. Un torneo fatto di squadre indebitate fino al collo, incapaci di concepire e figuriamoci realizzare un modello sostenibile di business, senza uno straccio di visione che non sia elemosinare aiuti dallo Stato (si veda le recenti crociate sul Decreto Crescita o il Decreto Dignità sulle scommesse), sbarcare il lunario con espedienti. Oggi le big di A ragionano come facevano un tempo le squadre di Serie C, con tutto il rispetto per quest’ultime. Contano gli spiccioli, tirano la cinghia sul singolo milione, per ingaggiare i calciatori puntano sugli sgravi fiscali del governo e se saltano questi saltano pure gli acquisti. Poi arriva l’Arabia come una manna: la vittoria della Supercoppa da sola varrebbe praticamente l’intero mercato di gennaio dell’Inter. Di cosa ci si scandalizza?

Ciò non toglie tutto il male possibile che si può pensare di questa Supercoppa saudita. Il formato allargato piuttosto bislacco, manifesto al gigantismo del calcio moderno, che ha ingolfato il calendario di un’altra gara a cui tutti avrebbero rinunciato volentieri, e non ha fatto felici nemmeno i padroni di casa che si aspettavano Milan e Juventus (inutile provare a spiegargli che la partecipazione si conquista sul campo e non per diritto dinastico). Un’altra trasferta di migliaia di chilometri, in un clima diverso, per i giocatori. Il rischio infortuni, l’impatto negativo sulla Serie A (la prossima giornata resterà monca per oltre un mese). Per non parlare dello squallido sportwashing a cui si presta il nostro calcio. Ma solo chi ha una dignità può permettersi di rifiutare un’offerta del genere. La Serie A, che non ce l’ha più da tempo, fa bene ad andare in Arabia.

Twitter: @lVendemiale