Cinema

Il New York Times demolisce il film Vacanze di Natale (ma in modo impreciso). E Vanzina risponde: “Le critiche non mi riguardano”

L’eco dell’articolo scritto da Jason Horowitz, inviato da Cortina d’Ampezzo, sulla celebrazione dei 40 anni di Vacanze di Natale, sta facendo il suo giro su siti online e sui social

Anche il New York Times scrive cose generiche ed imprecise. L’eco dell’articolo scritto da Jason Horowitz, inviato da Cortina d’Ampezzo, sulla celebrazione dei 40 anni di Vacanze di Natale, sta facendo il suo giro su siti online e sui social mostrando tante piccole imprecisioni nella lettura di codici di genere cinematografici e di storia del cinema altrui. Dal buen ritiro dell’Hotel Posta di Cortina, set del film di allora e delle celebrazioni dei giorni scorsi, Horowitz (beato lui) parla subito in apertura di pezzo di “una festa chiassosa che ha celebrato la nascita di un’era cinematografica”.

Deng! Sbagliato. Ovviamente non c’è mai stato alcun intento seriale da parte di Carlo ed Enrico Vanzina nel creare il filone del cosiddetto “cinepanettone”, espediente commerciale che semmai va ascritto al produttore De Laurentiis che da quel successo singolare e inatteso, pieno di giovanissimi e non ancora affermati attori (De Sica, Calà, Amendola su tutti), trasse improbabili, bislacche e rimasticate copie nei vent’anni a seguire. Del resto si può dire tutto ai Vanzina, come di non amare Vacanze di Natale e in generale il loro cinema, ma non quello di non aver cercato sempre una propria originalità soprattutto in sede di scrittura.

Secondo: dopo aver descritto una festicciola kitsch per poche decine di persone, Horowitz traccia un excursus storico politico sui “cinepanettoni” (quindi non su Vacanze di Natale) sottolineando l’“invendibilità del prodotto all’estero” in quanto “per i critici riflettevano il consumismo e il sessismo da showgirl dell’era Silvio Berlusconi che, come un vergognoso segreto, era meglio custodire in famiglia”.

Ora, anche qui, non siamo mai stati teneri con B. e soci: ma cosa diavolo c’entrino De Sica&Co sulle nevi di Cortina con l’ex presidente del consiglio è davvero un insondabile mistero da costa est statunitense. Terzo: “una dozzina di anni dopo che i film hanno fatto il loro corso (Horowitz continua a mescolare matrice con epigoni – sic!), i loro produttori e fan stanno cercando di capitalizzare la nostalgia e riabilitarli come classici di culto che hanno elevato a forma d’arte l’amore italiano per il cuckolding, l’umorismo da toilette e le imprecazioni folcloristiche che scaturiscono quando gli italiani da diverse classi e regioni si scontrano”. Ora, anche qui, sorvolando sul luogo comune dell’amore italiano per il cuckolding (come se l’amore per le corna nella cultura statunitense fosse merce rara – ari sic!) va ricordato ad Horowitz che in ogni santo paese e per ogni santa industria cinematografica esistono apici industriali come ad esempio tutto il genere della pochade (corna Justin, così facciamo click su Pornhub) o commedia sexy uscite tra metà e fine anni settanta e che proprio con Vacanze di Natale e Sapore di mare (sempre 1983, sempre Vanzina) escono dal tunnel degli stretti stilemi di genere e si allargano ad una allegorica rappresentazione sociale e antropologica delle differenze di classe, censo e linguaggio dell’Italia e degli italiani. Tutti gli italiani. Non solo quelli intelligenti, democratici e geni, ma anche riccastri e cafoni. Che male c’è? Mica vogliamo imitarli o fargli compagnia ai cafoni e riccastri. Però c’erano e ci sono. E il cinema che ne ha colto, deformato e comunque criticato tic, idiosincrasie e aspetti macroscopici è il cinema comico realistico che risiede in una storica, autentica, inimitabile tradizione che è quella dei Monicelli, Risi, Zampa, ecc.. Tradizione che gli americani, spiace davvero tanto, non hanno nel proprio carnet di meraviglie cinematografiche.

Infine la citazione di Horowitz da Fenomenologia del Cinepanettone, scritto dal docente Alan O’Leary parecchi anni addietro, non ha nulla di nefasto e negativo come lo stimato collega del NYT vuole sottolineare in modo peregrino. “Sono (i cinepanettoni ndr) progettati per la visione collettiva (…) sono appositamente ampi per attrarre, e far ridere, generazioni di famiglie italiane andate al cinema insieme nel periodo di Natale”. Insomma, si parla di un principio alla base dell’industria del cinema mondiale, compresa quella hollywoodiana e nello specifico anche per l’art house.

Chiosa finale con le parole di Enrico Vanzina, che nel 1983 scrisse con il fratello Carlo Vacanze di Natale: “Il mio film, ‘Vacanze Natale’, non è un cinepanettone, dunque le critiche non mi riguardano. Non aggiungo altro perché non voglio alimentare alcuna polemica”.