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Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro i coloni israeliani violenti. Non succedeva dall’amministrazione Clinton

Il cambio di postura di Washington nei confronti di Israele appare più evidente dopo ogni dichiarazione o decisione dell’amministrazione americana. Ma quello annunciato come imminente da Axios assomiglia più a un confine che gli Stati Uniti hanno deciso di tracciare per limitare le azioni di una delle tante facce dello Stato ebraico. Se Tel Aviv non ha alcuna intenzione di rispettare gli inviti alla moderazione nella Striscia di Gaza, con 16mila morti nel momento in cui si scrive, l’amministrazione Biden ha imposto sanzioni nei confronti dei coloni illegali che si sono macchiati di violenze nei confronti degli abitanti della Cisgiordania.

A confermare le indiscrezioni di stampa è stato il segretario di Stato Usa, Antony Blinken: “Oggi ho annunciato una nuova politica di restrizioni sui visti rivolta agli individui e ai loro familiari che sono coinvolti o che contribuiscono in modo significativo ad azioni che minano la pace, la sicurezza e la stabilità in Cisgiordania. La violenza contro i civili avrà delle conseguenze”, ha scritto su X. Il capo della diplomazia americana ha anche chiarito che l’amministrazione ha “sottolineato al governo israeliano la necessità di fare di più per accertare le responsabilità dei coloni estremisti che hanno commesso attacchi violenti contro i palestinesi in Cisgiordania. Come ha ripetutamente affermato il presidente Biden, questi attacchi sono inaccettabili. L’instabilità in Cisgiordania danneggia il popolo israeliano e palestinese e minaccia gli interessi di sicurezza nazionale di Israele. I responsabili di ciò devono essere ritenuti responsabili”.

Un provvedimento che non avrà un impatto particolarmente duro sulle vite di chi verrà colpito, ma che ha un alto valore simbolico: si tratta della prima volta dall’amministrazione Clinton che gli Usa impongono sanzioni nei confronti dei coloni. In un editoriale sul Washington Post di due settimane fa, il presidente aveva già anticipato che gli Stati Uniti si stavano preparando a vietare il visto ai coloni estremisti coinvolti in attacchi contro i palestinesi. Alcuni funzionari americani interpellati da Axios hanno spiegato che la decisione di Washington è legata alla convinzione che l’attuale governo israeliano non stia seriamente tentando di fermare e prevenire gli attacchi contro i palestinesi. D’altra parte, invece di frenare l’ondata di violenza, l’esecutivo ha proposto di stanziare centinaia di milioni per finanziare l’ampliamento degli insediamenti illegali e armare, tra gli altri, le guardie civili a protezione di essi. Tutto mentre il ministro per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, spinge per la fornitura di pistole e fucili agli abitanti delle colonie.

La mossa americana è il risultato di diverse valutazioni. Innanzitutto è una decisione d’impatto, ma allo stesso tempo semplice da prendere: le colonie israeliane in Cisgiordania sono illegali secondo diverse risoluzioni delle Nazioni Unite e nelle settimane seguite all’attacco di Hamas del 7 ottobre le violenze dei suoi abitanti nei confronti della popolazione palestinese sono aumentate, spinti anche dal sostegno di un’ampia fetta del governo Netanyahu. Proprio per questo, Stati Uniti, Onu e Ue avevano più volte chiesto all’esecutivo di Tel Aviv di intervenire per mettere fine ai soprusi nei Territori Occupati. Parole fino a oggi inascoltate. Agendo contro i coloni, l’amministrazione Biden lancia l’ennesimo invito alla calma al governo israeliano, sostenuto pubblicamente, anche se con sempre meno decisione, e più volte richiamato al rispetto del diritto internazionale nei colloqui privati. Anche perché proprio Biden sta manifestando sempre maggiore fastidio per il coinvolgimento del suo governo in una guerra non sua. Ad appena un anno dalle elezioni presidenziali.

Twitter: @GianniRosini