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Gaza, questo genocidio è anche farina del nostro sacco

Secondo il New York Times “da quando è cominciato l’attacco israeliano a Gaza sono stati uccisi più bambini che in tutte le principali zone di conflitto del mondo messe insieme – una ventina di paesi inclusa l’Ucraina – nell’intero 2022”. Migliaia e migliaia di bambini palestinesi sono stati fatti a pezzi e mutilati, spinti alla fame e alla malattia dalla terribile e codarda macchina da guerra israeliana, inesorabile coi deboli e gli indifesi quanto in forte difficoltà quando si misura con gruppi combattenti, specie se questi ultimi adottano la tattica spesso vincente della guerriglia. Lo stesso articolo del New York Times ci informa che i militari israeliani hanno fatto uso in genere di bombe da 255 kg, cui gli stessi Stati Uniti hanno rifiutato di ricorrere nel corso della guerra contro l’Isis.

Israele invoca la necessità bellica, ma indubbiamente si tratta di una motivazione che non sta in piedi, sia perché, come chiarito dalla Corte internazionale di giustizia nel parere sul Muro in Palestina, non può essere invocata la legittima difesa nei confronti di territori occupati (e tale continua ad essere Gaza nonostante le apparenze, visto che Israele ne controlla gli accessi da qualunque parti e l’aveva ridotta a una grande prigione a cielo aperto prima di trasformarla in un immenso mattatoio), sia perché l’eventuale vantaggio militare consistente nella liquidazione di Hamas (peraltro ancora non conseguito neppure in parte), non può essere raggiunto a costo di decine di migliaia di vite di civili innocenti. Ne risulterebbe del tutto travolto il criterio fondamentale della distinzione tra obiettivi militari legittimi e perdite civili vietate, che costituisce la ragione d’essere più profonda del diritto internazionale umanitario.

Questo immane prezzo umano non riguarda solo il popolo palestinese ma anche là dignità e la salute morale e mentale dell’Occidente. Esso infatti costituisce il risultato dell’impunità assoluta consentita agli israeliani che da vari decenni ormai praticano stragi di palestinesi periodiche, sempre più spaventose fino appunto al genocidio di questi giorni e umiliano, opprimono e violentano un popolo intero, non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania, dove operano le bande criminali dei coloni, protette e affiancate da esercito e polizia.

Si tratta con ogni evidenza di genocidio dato che viene colpito il popolo palestinese in quanto tale e che l’orribile soglia quantitativa di vittime raggiunta è più che sufficiente a configurare l’esistenza di tale crimine, come indicato dalla giurisprudenza internazionale nel caso di Srebrenica, dove la fattispecie di genocidio fu considerata realizzata in presenza di un numero di vittime notevolmente minore.

Questo genocidio è farina del nostro sacco. I piloti degli aerei israeliani che sganciano ogni giorno il loro micidiale carico di morte sui civili palestinesi si sono addestrati su aerei italiani. Oggi Leonardo ed altre imprese facenti capo al complesso militare-industriale occidentale coadiuvano efficacemente Netanyahu nello sterminio dei palestinesi. E, più ancora del ruolo della IBM rispetto all’Olocausto, quello dei produttori di armi italiani e degli omologhi negli altri Paesi occidentali costituisce un contributo diretto e immediato.

Ci sono quindi tutti gli elementi per invocare l’art. III, lett. e della Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio che prescrive venga punita anche la complicità nel genocidio. Come ha scritto la giurista statunitense Marjorie Cohn, “I crimini punibili ai sensi della Convenzione sul genocidio includono il genocidio, la cospirazione per commettere genocidio, l’incitamento a commettere genocidio, il tentativo di commettere genocidio e la complicità nel genocidio. Le parti della Convenzione sul genocidio – che includono Israele e gli Stati Uniti – sono obbligate a prevenire e punire il genocidio”. Anche l’Italia è parte di tale Convenzione e anche il suo governo si sta rendendo colpevole di complicità nel genocidio in atto, considerando fra l’altro che gli accordi di cooperazione militare con Israele rientrano nella responsabilità politica del governo e che Leonardo e le altre imprese facenti capo al complesso militare-industriale italiano sono pubbliche o comunque soggette al controllo pubblico.

Non mi stupisco certo del fatto che un governo che tributa onori a uno scienziato di regime come Nazareno Strampelli e prova, mediante un prefetto “sbadato”, a impedire la collocazione di corone commemorative in onore dei partigiani, miri a rinverdire mutatis mutandis i fasti genocidi di Giorgio Almirante. Non mi stupirei se lo scomposto agitarsi contro la magistratura del ministro Crosetto rispecchiasse anche preoccupazioni attinenti a questa sfera criminale indubbiamente più elevata e di insuperabile gravità.