Cultura

Ho visto i film (inesistenti) dei Led Zeppelin e piante velenose danzare: ecco com’è andata alla convention di arte digitale di Var Group

Siamo stati alla prima edizione di Var Digital Art Award, primo riconoscimento dedicato all'arte digitale in Italia che ha debuttato al Palacongressi di Rimini il 26 e il 27 ottobre e che ha decretato la vittoria dell'artista Luca Pozzi. Ecco che cosa abbiamo visto

“Ma che dice quello?”, “Spiega le cose che noi non potemo capì”. Così Anna Longhi e Alberto Sordi si addentrano alla Biennale di Venezia nell’episodio Le vacanze intelligenti del film Dove vai in vacanza? del 1978. 45 anni dopo i loro sguardi confusi e spaesati diventano i miei. Non a Venezia, bensì al Palacongressi di Rimini per la Convention Var Group “Shape the present. Build the future” nell’ambito della quale ha debuttato Var Digital Art Award, il primo riconoscimento dedicato all’arte digitale in Italia. 4 gli artisti giunti in finale e attraverso le loro opere si è cercato di capire come l’arte contemporanea si stia relazionando alle nuove tecnologie.

Non sono mai stato un grande fruitore di videogiochi. Non mi sorprende, perciò, che il mio esordio nel metaverso, che ho esplorato provando in prima persona a immergermi nell’opera “Still Life” di Chiara Passa, si sia rivelato un flop. Una passeggiata inusuale tra oggetti con cui interagire e montagne da scalare, contro le quali ho regolarmente sbattuto senza riuscire a procedere oltre. Sono bastati pochi secondi per avvertire giramenti alla testa e mancanza di stabilità sulle gambe: meglio tornare alla realtà, sebbene meno colorata e fiabesca di quella rappresentata nell’opera.

Ho visto piante velenose muoversi a ritmo di musica eseguendo coreografie e giuro di non avere toccato nemmeno un goccio di alcol. In “HERbarium” di Kamilia Kard la danza di ballerine professioniste è stata processata dall’intelligenza artificiale in modo tale che le piante modellate in 3D, adattate a uno scheletro umano che consentiva loro di eseguire movimenti umanoidi, potessero ballare in una performance che riflette sull’associazione tra stregoneria e universo femminile, così come tra la figura della donna e AI. Non è un caso, infatti, che spesso l’intelligenza artificiale venga associata a una donna manipolatrice.

Assolutamente straniante, invece, la visione dei film dei Led Zeppelin. Il gruppo di Robert Plant e Jimmy Page non figura nelle mie playlist di Spotify, ma so bene che la band non ha mai realizzato delle pellicole cinematografiche al di là di un paio di film-concerti e un documentario. A che cosa ho assistito allora? A qualcosa che, semplicemente, non esiste. Merito di Roberto Fassone che ha “diabolicamente” drogato l’intelligenza artificiale dandole da “mangiare” dei funghi allucinogeni per indagare il rapporto tra AI e scrittura. Fornendole report di persone che raccontavano le proprie esperienze con i funghi magici, l’intelligenza artificiale ha imparato a scrivere come uno psiconauta compilando resoconti psichedelici e facendo riferimento anche a titoli di album e film che esistono solo nella sua immaginazione. Proprio come “The Doors”, “The Road” e “Love is Magic”, che costituiscono “And we thought (Led Zeppelin trilogy)”, ricostruzione archeologica fittizia di tre pellicole psichedeliche del gruppo rock nella quale si sovrappongono parole, suoni e immagini oniriche dall’effetto a dir poco alienante.

Ad aggiudicarsi la prima edizione del Var Digital Art Award, però, è stato Luca Pozzi con “Rosetta Mission 2022”. 225 anni dopo l’inizio della spedizione francese in Egitto che portò alla scoperta della stele di Rosetta, l’artista ha presentato una nuova stele, questa volta digitale, ma anch’essa multilinguistica. Un meta-luogo immersivo in realtà virtuale che teletrasporta i visitatori in uno spazio collaborativo cross-disciplinare, dove i contributi di scienziati, artisti e attivisti (inclusi il fisico Carlo Rovelli e Greta Thunberg) favoriscono la crescita di un ecosistema culturale condiviso ed abitabile.

“Embè che vor dì?” mi potrebbe chiedere Anna Longhi nei panni di Augusta nel sopraccitato film. E proprio come fa suo marito Remo (Alberto Sordi) risponderei: “Che vor dì? Augù, non me domannà tutto a me”.