Mondo

Cina, ufficialmente rimosso il ministro della Difesa Li Shangfu dopo mesi di assenza. Cambio anche alle Finanze e alla Scienza

Prima il dubbio, poi la conferma: il ministro della Difesa cinese, Li Shangfu, è stato rimosso dal suo incarico. Dopo settimane di speculazioni sulla sua scomparsa e sul suo possibile arresto a seguito di un’indagine per corruzione all’interno dell’Esercito, martedì 24 ottobre il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, l’organo legislativo supremo in Cina, ha spogliato l’alto generale di ogni incarico. Insieme al titolo di ministro della Difesa, Li ha infatti perso anche lo scranno nel Consiglio di Stato e il suo ruolo di secondo al comando della Commissione militare centrale, come confermato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua e dall’emittente statale Cctv.

Si tratta del secondo grande cambio ai vertici del governo cinese nel giro di pochi mesi, dopo la scomparsa e successiva rimozione lo scorso luglio dell’ex ministro degli Esteri, Qin Gang, caduto in disgrazia per il suo presunto coinvolgimento extraconiugale con la giornalista Fu Xiaotian. Come parte della stessa sessione di delibera del Comitato, anche a Qin è stato tolto il ruolo di membro del Consiglio di Stato. Capitolo chiuso dunque per i due fedelissimi del presidente Xi Jinping, saliti a bordo della rinnovata leadership del Partito comunista cinese nel terzo mandato straordinario di Xi come Segretario generale.

Nonostante lo sconvolgimento nel cerchio di Xi abbia portato diversi analisti a mettere in dubbio la solidità della sua dirigenza, la rimozione di Li potrebbe tramutarsi in un successo per il presidente. Con Li fuori dai giochi, torna ad aprirsi la possibilità di riavviare il dialogo con gli Stati uniti sul piano militare. L’alto generale era infatti sotto sanzioni da parte di Washington dal 2018 per la compravendita di armi con la Russia condotta durante un suo precedente incarico. La Cina ha più volte chiesto la sospensione delle sanzioni contro il generale, rendendole condizionale implicita per il riavvio del dialogo tra le due potenze. La notizia della rimozione ufficiale di Li sembra così aprire la strada alla ripresa del contatto con la Difesa di Washington, in vista del forum sulla sicurezza di Xiangshan ospitato a Pechino il prossimo 29 ottobre, al quale prenderà parte anche una delegazione del Pentagono. Secondo quanto riferiscono fonti di Reuters, per allora il governo cinese avrà nominato un sostituto a capo della Difesa. Tutti gli occhi sono puntati su Liu Zhenli, già capo della divisione dell’Esercito responsabile delle strategie di combattimento e alto ufficiale del Cmc, ora in lizza per diventare il nuovo ministro.

Il rimpasto governativo ha coinvolto anche il ministero della Finanza e quello della Scienza e tecnologia. Nel primo, il ministro Liu Kun è stato sostituito con Lan Foan. Nel secondo, a fare il salto di carriera è stato Yin He Jun, già annunciato come sostituto dell’uscente Wang Zhigang. Ex vicesindaco di Pechino con un dottorato in teoria elettromagnetica e tecnologia delle microonde e una carriera che lo ha visto protagonista di progetti aerospaziali importanti come l’invio della sonda Chang’e sulla Luna, Yin si presenta come la nuova punta di diamante della Cina per sviluppare nuove tecnologie e raggiungere la tanto agognata autosufficienza nel tech. Entrambi obiettivi indicati nel 14esimo piano quinquennale del Pcc e resi urgenti dal confronto con gli Stati uniti. Se da una parte la Cina ha sciolto un nodo della matassa statunitense, dall’altra schiera una nuova tigre per continuare a fronteggiare il rivale atlantico.