Economia

Rientro dei cervelli, il governo riduce gli incentivi fiscali per professionisti e tecnici che tornano in Italia. Crisanti (Pd): “Miope”

Il governo si appresta a tagliare le agevolazioni fiscali per i “cervelli” che rientrano in Italia dopo aver lavorato all’estero. La scelta, emersa dalle bozze del decreto sulla fiscalità internazionale approvato insieme alla manovra, ha già fatto salire sulle barricate parte delle opposizioni. E sta preoccupando i ricercatori tornati grazie al decreto Impatriati del 2015 o al decreto Crescita del 2019, che ha portato l’esenzione Irpef al 70% per i lavoratori e al 90% per docenti e ricercatori che abbiano operato per almeno due anni in centri di ricerca o università straniere. Un’agevolazione valida di norma per 4 anni che possono salire però fino a 13 se ci sono figli minorenni e si acquista casa in Italia. Per i pensionati, la pensione di fonte estera gode poi di imposta sostitutiva del 7%.

La bozza della nuova norma spiega che “oltre ad una riduzione della percentuale di detassazione”, trasformata in un abbattimento dell’imponibile fiscale del 50% su un reddito non superiore a 600.000 euro, “si introducono requisiti più stringenti per accedere all’agevolazione, quali un periodo più lungo di residenza fiscale all’estero del contribuente (tre anni) nonché di permanenza in Italia dopo il rientro (cinque anni)” pena la restituzione con gli interessi e sanzioni. Inoltre l’attività lavorativa deve essere svolta in Italia “in virtù di un nuovo rapporto di lavoro che si va ad instaurare con un soggetto diverso dal datore di lavoro presso il quale il lavoratore era impiegato all’estero prima del trasferimento e che non faccia parte, comunque, del suo stesso gruppo”. Per accedere al beneficio occorrerà possedere “requisiti di elevata qualificazione o specializzazione“. Per docenti e ricercatori resterà in vigore il regime attuale.

Per Andrea Crisanti, professore di microbiologia e senatore Pd eletto nella circoscrizione Estero, un passato da scienziato ‘expat’ poi rientrato, la misura “rende di fatto più difficoltoso il rientro dei nostri connazionali all’estero. Oltre a contraddire e smentire quelle che sono state le intenzioni più volte dichiarate in altre sedi e consessi in cui erano presenti italiani all’estero e membri del Cgie”, Consiglio generale degli italiani all’estero, “questa misura è estremamente dannosa e dimostra tutta la miopia di questo governo”. Luigi Marattin, deputato di Azione-Italia Viva, su X nota: “La cosa più assurda è che il governo prevede sconti fiscali per il rientro in Italia del capitale fisico (= le aziende) e allo stesso tempo riduce e rende più difficili gli incentivi per il rientro del capitale umano (= i lavoratori)”