Ambiente & Veleni

“Un reattore nucleare a Milano nel 2032”: scorie, costi, sicurezza, volontà popolare e Russia. Quel che Salvini non considera

Matteo Salvini sogna la prima centrale nucleare in Italia entro il 2032, per la precisione a Milano. E c’è da chiedersi cosa ne pensino i milanesi, dato che il loro primo cittadino, Giuseppe Sala, ha commentato l’uscita del vicepremier spiegando che non sarebbe favorevole ad avere una centrale nel capoluogo lombardo “per una serie di motivi”. Le parole di Salvini hanno scatenato una valanga di critiche, ma certamente Salvini non è il solo a favore del nucleare (fuori e dentro il governo Meloni), come mostrano alcune recenti dichiarazioni del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che a settembre ha convocato la prima riunione della ‘Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile’, ma anche del presidente della Regione, Attilio Fontana.

D’altronde, Salvini aveva già proposto non solo Milano, ma anche il quartiere Baggio, in una zona non distante da quella in cui vive, nel Municipio 7. Anche questa volta, lanciato il sasso, si è scatenata la polemica. “A parte l’assurdità della proposta di Salvini, sarebbe importante che il ministro delle Infrastrutture, che non ha alcuna competenza in materia energetica, facesse il proprio lavoro” ha scritto sui social Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo del Pd. Mentre il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli gli ha proposto un “confronto pubblico con me in Piazza Duomo, a Milano”. Sulla carta, però, resta ancora la volontà degli italiani che nel 1987 hanno risposto a tre quesiti sul nucleare. E proposte e provocazioni non danno risposte ai dubbi di chi resta anti-nuclearista, da quelli legati a tempi e costi fino al nodo sicurezza.

Le parole di Salvini e la reazione di Sala Ma Salvini non si arrende (e non è solo): “Ho chiesto ai tecnici del mio ministero. Se partiamo nel 2024, nel 2032 possiamo accendere il primo interruttore di una centrale nucleare”. E specifica: “Un reattore di ultima generazione”. Lo ha detto al convegno organizzato favore del nucleare, ’iweek’, che si è svolto a Roma e al quale, oltre al ministro della Lega, hanno partecipato anche il ministro dell’Ambiente, Pichetto Fratin di Forza Italia, e Adolfo Urso di Fratelli d’Italia. “C’è un’idea complessiva di sintesi. Ora cerchiamo di pianificare. Bisogna mettere insieme quattro ministeri, imprese, ambiente, infrastrutture e Mef, occorre coordinarsi e darsi dei tempi” sostiene Salvini, che tira in ballo Milano. “Non voglio essere ideologicamente contrario – ha commentato Sala – però si devono trovare delle vie di equilibrio”. Quella di Salvini “non so se è una battuta o lo dice davvero, è chiaro che non è certamente nei nostri programmi. Non gli ho parlato, quando ci siamo visti non me ne ha fatto cenno”.

Chi è a favore e chi contro Ne avrà parlato, però, al ministro Pichetto Fratin che, senza cenni a Milano, conferma la linea sull’energia dell’atomo. “Gli esperti mi dicono che il nucleare è fattibile e realizzabile nei primi anni del 2030. Non parliamo di terza generazione, ma di quarta generazione, di modular reactor e di fusione”. D’altronde il ministro era stato già chiaro: “Sono un convinto nuclearista. Il Pniec si ferma al 2030, ma nel 2031 credo che andranno fatte alcune valutazioni, in questo senso, in modo serio”. E ancora: “Teniamo il piede dentro a ricerca e sperimentazione, poi al momento opportuno chi dovrà decidere deciderà”. D’accordo con Salvini anche il viceministro all’Ambiente e Sicurezza Energetica, Vannia Gava, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, l’assessore regionale con delega alle Risorse energetiche, Massimo Sertori e il capogruppo della Lega in Regione Alessandro Corbetta, replicando al capogruppo del M5s Lombardia Nicola Di Marco, critico nei confronti del leader del Carroccio. Ha commentato le dichiarazioni del ministro anche Marco Ricotti, docente di Ingegneria nucleare del Politecnico di Milano. Da coordinatore del gruppo di lavoro sugli Small Modular Reactors dell’Aiea (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) e presidente di Cirten, il consorzio delle università nucleari, ritiene realistica la possibilità di costruire una centrale nucleare entro il 2032. “Sul tema della provincia di Milano, credo che Salvini abbia estremizzato per far passare l’idea che potrebbe essere vicino a dei distretti industriali” ha aggiunto.

Non sono mancate le reazioni molto critiche dopo le parole di Salvini. Oltre a Mirabelli e Bonelli, i parlamentari M5s delle commissioni Ambiente di Camera e Senato Ilaria Fontana, Patty L’Abbate, Daniela Morfino, Agostino Santillo, Gabriella di Girolamo, Elena Sironi e Antonio Trevisi. “Quella del governo Meloni sul nucleare è una pantomima farsesca” hanno scritto in una nota. “Matteo Salvini usa il nucleare come un’arma di distrazione per far dimenticare che ha tagliato 14 miliardi dal Pnrr per il dissesto idrogeologico” ha commentato Ester Barel, una delle portavoci nazionali di Fridays for Future.

Dal referendum a oggi, i dubbi mai sciolti Restano, in effetti, una serie di perplessità. Intanto, come recentemente ricordato dal ministro Pichetto Fratin, occorrerebbe superare il nodo referendum, dato che nel 1987 i cittadini italiani hanno risposto a tre quesiti sul nucleare. E hanno scelto di abolire l’intervento statale nel caso in cui un Comune non avesse concesso un sito per l’apertura di una centrale nucleare nel suo territorio, di abrogare i contributi statali per gli enti locali per la presenza nei territori delle centrali, e pure la la possibilità per l’Enel di partecipare all’estero alla costruzione di centrali nucleari. Altro nodo è quello legato al deposito nazionale delle scorie, senza il quale ogni discussione è nulla: su quel fronte il governo è ai tempi supplementari, tanto da dover essere nelle condizioni di accettare auto-candidature, perché i territori che potrebbero essere idonei non ci pensano proprio ad accogliere almeno 78mila metri cubi di rifiuti a bassa e molto bassa attività. Poi c’è il tema della sicurezza e dei costi dei reattori, nonché della sostenibilità.

Tra fusione e fissione Per quanto riguarda la fusione, infatti, come spiegato a ilfattoquotidiano.it d Angelo Tartaglia, ingegnere nucleare, già professore di Fisica presso il Dipartimento di Scienza applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino, anche superando la questione della tempistica (“irrisori i progressi fatti”) e dei costi (“esorbitanti”), riuscendo a produrre più energia rispetto a quella assorbita “non avremmo risolto il problema del reperimento di deuterio e trizio”. Per quanto riguarda la fissione, invece, Pichetto Fratin mette da parte il discorso dei reattori di terza generazione. Va detto che anche i reattori di terza generazione plus, quelli che negli ultimi decenni si è cercato di costruire in Europa, hanno portato più problemi che altro. I reattori nucleari di quarta generazione sono ad oggi solo sperimentali o dimostrativi. Per quanto riguarda i piccoli reattori modulari (Small modular reactors) ripetutamente citati, non sono privi di incognite: dai costi di costruzione e manutenzione agli approvvigionamenti di combustibile ad alto arricchimento di uranio, l’U-235 arricchito fino al venti per cento (è la società russa Rosatom a fornire il 46% della capacità globale di arricchimento dell’uranio, ndr). “Ed anche per i reattori modulari – spiega Tartaglia – si pone il problema della sicurezza, dato che la gestione logistica diventerebbe persino più complicata rispetto a quella di un’unica centrale, perché occorrerebbe trasportare in giro per il Paese elementi di combustibile per alimentare i reattori e scorie, a meno che non si pensi di depositarle vicino a questi piccoli impianti, idea terrificante”.