Televisione

Fabio Fazio: “Io un martire? Mai affermato. Discovery mi ha voluto, la Rai no. Quanto guadagno sono fatti miei, un punto di share vale milioni per una Rete”

Fazio si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Sassolini che nella lunga intervista al Corriere della Sera a tratti diventano macigni, soprattutto nei passaggi in cui parla di Rai, dei rapporti con la politica (ne ha anche per il Pd) e dei suoi guadagni

Io un martire? Mai affermato. Ho detto che vado in un’azienda in cui mi sento benvoluto, a fare un lavoro ben pagato. E ho semplicemente raccontato come sono andate le cose”. È un Fabio Fazio decisamente “tonico” quello che, a una settimana dalla prima puntata della nuova stagione di Che tempo che fa – sul Nove, dunque la prima dell’era Warner Bros Discovery – si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Sassolini che nella lunga intervista al Corriere della Sera a tratti diventano macigni, soprattutto nei passaggi in cui parla di Rai, dei rapporti con la politica (ne ha anche per il Pd) e dei suoi guadagni.

FABIO FAZIO SPIEGA PERCHÉ HA LASCIATO LA RAI

Fabio Fazio è in vena di regalare notizie e così ad Aldo Cazzullo conferma di aver ceduto al pressing di Discovery dopo sei anni. La congiuntura era favorevole visto che la Rai, secondo quanto racconta lo stesso conduttore, non ha cercato in alcun modo di trattenerlo: “In Rai lo sapevano tutti: non sono scappato di nascosto col favore dell’oscurità”, osserva. Ma cos’è accaduto? L’allora Ad Carlo Fuortes disse a Fazio che non sarebbe rimasto e che dunque non avrebbe potuto rinnovargli il contratto. “A quel punto cominciò la trattativa con Discovery. Semplicemente non si è fatto vivo nessuno e dunque ho capito che la storia finiva lì. A quel punto sono andato felicemente verso quella che considero una seconda vita. Penso sia la cosa giusta. È bello sentirsi voluti. Sono molto contento, e sono enormemente grato a Discovery con cui ho inizio una nuova avventura entusiasmante”.

LA QUESTIONE GUADAGNI

Fazio, dunque, ricostruisce i passaggi di tele-mercato che l’hanno portato a traslocare sul Nove – dove troverà tra gli altri il suo compagno di agenzia Maurizio Crozza – ma precisa: “Non dirò mai nulla contro la Rai, dopo tanto tempo passato non a mangiare nel piatto ma a cucinare quel piatto. È chiaro che questo lavoro si fa se si è voluti, e se si è utili”. Rispedisce al mittente le accuse di aver fatto il “martire” e spiega di aver scelto un’azienda dove si sente benvoluto e dove farà un lavoro ben pagato. Quanto? Si è parlato di 2,5 milioni di euro l’anno per quattro anni, ma lui non conferma né smentisce: “L’aspetto meraviglioso di lavorare nel privato è poter rispondere a questa domanda: fatti miei. Mi hanno sempre chiesto quanto guadagnavo in Rai; non mi hanno mai chiesto quanto ho fatto guadagnare alla Rai. Che tempo che fa portava alla media di Rai3 oltre un punto di share. E un punto di share vale alcuni milioni di euro. Per 20 anni”. E non replica alla questione costi, ma sottolinea: “Se non avessimo avuto un valore, non ci avrebbero preso gli altri e non avremmo avuto mercato”.

LE NOVITÀ DI CHE TEMPO CHE FA, I PRIMI OSPITI E L’IPOTESI ASCOLTI

Ma come sarà la nuova edizione di Che tempo che fa? L’impianto resta lo stesso ma si allungherà ancora (una sorta di autotraino), cominciando alle 19.30 con un prologo tra Fazio e Nino Frassica. “Accanto a Luciana Littizzetto ci sarà Ornella Vanoni: una farà l’editoriale e l’altra il commento… Ci voleva qualcuno fuori dalle righe, del tutto libero, e abbiamo pensato a Ornella”. Tra i nuovi innesti c’è Ubaldo Pantani, fisso nel cast, e altri a rotazione. Il primo ospite? “Patrick Zaki, e spero un’altra meravigliosa sorpresa. L’importante è che i nostri telespettatori ritrovino il programma”. Quanto agli ascolti, Fazio spiega che il paragone con quelli su Rai3 sono impossibili (lì erano sempre in doppia cifra, intorno al 12% di share): “Discovery la domenica sera è attorno al 2. Mi piacerebbe raddoppiare”.

L’ATTACCO A SALVINI

Il Fazio meno buonista viene fuori tra le righe quando torna a parlare della fine del rapporto con la Rai dopo 40 anni. E su Matteo Salvini – “ho contato 124 attacchi contro di me poi ho perso il conto” – ha le idee chiare e considera quel “belli ciao” scritto contro di lui e la Littizzetto un messaggio preciso: “Ha firmato l’uscita”. E rispedisce al mittente l’idea di essere organico al Pd: “Se lo fossi sicuramente sarei ancora in Rai. Non sono mai stato difeso, con buona pace degli illustri colleghi secondo cui ero tornato su Rai3 grazie al Pd. Non ho mai avuto nessun tipo di aiuto, e non mi sognerei di chiederlo. Perché se chiedi aiuto hai finito di fare il tuo lavoro. La libertà è una sorta di solitudine. Non vivo a Roma ma a Milano, con la mia famiglia. Non frequento quasi nessuno. Se avessi avuto qualcuno dietro, i miei anni sarebbero stati diversi, sarei ancora su Rai1 dove ero arrivato nel 2017. Guardo avanti senza rimpianti. Le cose fatte sono fatte, e hanno costruito quel che siamo”. Quanto alla Rai meloniana, ha le idee chiare? “La tv si è sempre fatta aggiungendo, mai togliendo. È proprio l’idea in generale di servizio pubblico che trovo molto trasformata, e non vale solo per la tv”.