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Non c’è nulla di naturale in un potere che opprime: spero che il popolo del Niger lo capisca

“Ecco il grande compito umanista e storico degli oppressi: liberare se stessi e i loro oppressori”. Così scriveva il grande pedagogista brasiliano Paulo Freire nell’altro millennio col suo noto La pedagogia degli oppressi. Sono parole, concetti, idee, utopie e provocazioni che neppure ci passano più per la mente, tanto sembrano lontane dall’odierno e appiattito pensiero.

Tra i punti positivi di un colpo di Stato atipico come quello di Niamey a fine luglio scorso, c’è proprio questo: il tentativo e l’ambizione di uno smascheramento del sistema che sembrava essersi identificato con la realtà naturale delle cose. Nulla di nuovo sotto il sole perché sembra proprio di ogni regime politico, religioso e sociale, apparire come ‘naturale’ e dunque divinamente installato. L’ideologia che ‘naturalizza’ la politica, l’economia e la religione che offre loro da supporto si presenta come immutabile e ‘garantita’ dalla consuetudine, l’andazzo o semplicemente dalla ‘colonizzazione’ dello sguardo.

Appare come del tutto naturale che ci siano persone nella miseria e altre nella prosperità o opulenza. Così come apparirà del tutto naturale che i figli dei potenti si formino nelle migliori scuole e che siano poi loro a governare i poveri, notoriamente ‘incapaci’ di autogoverno e di democrazia. Il colpo di Stato è là anche per ricordare che in politica non c’è nulla di naturale.

Oppressi e oppressori sembrano una coppia ormai tramontata perché non solo le grandi narrazioni della storia sembrano sfumate ma anche perché, apparentemente, chi tira le fila del sistema scompare dalla scena. Sembra proprio che il sistema, come un “carrozzone (che) va avanti da sé con le regine, i suoi fanti, i suoi re” – come recitava il testo di una canzone d’altra epoca.

Il mondo umanitario, presente capillarmente nel Niger e in genere nel Sahel, non fa in fondo che confermare la versione naturalizzata delle dinamiche sociali. Si parlerà al massimo di sviluppo sostenibile e si pregheranno i potenti perché siano più generosi coi miseri. Il grande imbroglio del ‘fatto compiuto’ può durare anni e generazioni, molto dipende da chi ammaestra i mezzi di comunicazione e riesce a comprare le coscienze degli intellettuali, di per sé attenti scrutatori dei segni dei tempi. La mistificazione della realtà a volte dura molto ma non per sempre.

Lo sappiamo per esperienza e Abramo Lincoln lo ricorda: “Si può ingannare tutti per un tempo, una parte del popolo per tutto il tempo ma non si riesce a ingannare tutto il popolo per tutto il tempo“. Le maschere cadono, un giorno e questo accade quando l’imprevisto raggiunge l’ordine costituito. “Solo il potere che nascerà dalla debolezza degli oppressi sarà sufficientemente forte per liberare gli uni e gli altri”.

Ed è esattamente questo il paradosso che accompagna la storia umana. Il potere di dominazione è incapace di creare novità che umanizzi perché è reso cieco dalla propria arroganza e potenza (hybris). L’esperienza insegna che, se di cambiamento si tratta, esso non potrà che scaturire da chi si accorge di non aver più nulla da perdere se non la propria vita. L’oppresso di oggi, come quello di ieri e di sempre, potrà trasformare la realtà quando farà della sua debolezza la sola forza di cambiamento possibile.

Da decenni il Niger è classificato tra i Paesi più poveri del pianeta e saranno vani tutti i tentativi di ‘Rinascimento’, tentato a parole da molti. Così continuerà finché la coscienza degli oppressi, i poveri, emarginati, assenti, invisibili, venduti o tenuti in ostaggio aprirà orizzonti nuovi tramite il potere dei deboli che sarà sufficientemente forte per liberare gli uni e gli altri. Come ricorda ancora Freire nel libro citato: “Chi, più di loro, può capire la necessità della liberazione? Liberazione a cui non arriveranno per caso, ma […] conoscendo e riconoscendo la necessità di lottare per ottenerla. Lotta che, in forza dell’obiettivo che gli oppressi le daranno, sarà un atto di amore”.

Solo a questa condizione il colpo di Stato nel Niger non sarà accaduto invano.

Niamey, 1 ottobre 2023