Calcio

In Premier è suonato l’allarme: troppe partite, troppo recupero, troppi infortunati

Siamo al limite, andare oltre è una follia. Dalla ricca e patinata Premier, gli allenatori lanciano l’allarme: si gioca troppo, abbiamo numeri impressionanti di infortunati, il fisico dei calciatori non può reggere questi ritmi. Sullo sfondo, la questione dei recuperi, che nel campionato inglese sta viaggiando su medie-record: restare in campo fino al 100’ e persino oltre sta diventando la regola. Qui la Premier entra a gamba tesa nel contenzioso politico che ha portato all’ennesimo scontro tra Fifa (favorevole all’allungamento dei recuperi, obiettivo il tempo effettivo) e Uefa (dove invece prevale la linea di darsi una calmata e non usurare i calciatori).

La voce più forte è stata quella di Erik Ten Hag, coach olandese del Manchester United: “I giocatori non possono più reggere questo sovraccarico, i numeri degli infortunati è impressionante. La scorsa stagione, con la Coppa del Mondo, è stata particolarmente usurante, ma finiti i campionati, c’è stata la Nations League. La pausa estiva è sempre più ridotta, mentre gli impegni aumentano anno dopo anno. Io e altri colleghi abbiamo sottolineato il problema, ma si continua a espandere, invece di frenare. I giocatori sono al limite, anche con rose più numerose rispetto al passato”. Secondo Premierinjures.com, il dato aggiornato al 30 settembre è di 120 calciatori in infermeria, media 6 per squadra. Il Chelsea è il club più tartassato con 12 elementi ko, poi Manchester United, Newcastle e Sheffield Utd a quota 9. Wolverhampton (2), Liverpool (2) e West Ham (1) sono quelli più in salute.

Vincent Kompany, tecnico del neopromosso Burnley, sostiene che si debba introdurre un tetto alle presenze stagionali dei calciatori: 60, massimo 65, amichevoli comprese. Secondo Pep Guardiola, spetta ai giocatori imporre la loro voce: “Devono fare pressioni sulla Fifa e sull’Uefa per dire basta e cambiare strada. Senza Guardiola, lo spettacolo va avanti, ma senza giocatori, si ferma tutto. Non voglio condizionare nessuno, ma sono convinto che solo i calciatori possano modificare le cose. Noi allenatori abbiamo le mani legate. Il presidente Uefa, Ceferin, ha detto a me e a Klopp: non lamentatevi perché guadagnate una montagna di soldi. Altrimenti si faccia come nella Nba, dove giocano anche ottanta partite stagionali, ma poi hanno quattro mesi per recuperare. Nel calcio ormai il riposo estivo non supera le tre settimane”. Anche Mikel Arteta, tecnico dell’Arsenal, si scaglia contro il calendario: “Gli infortuni sono provocati da varie situazioni: allenamento, partita, casualità, ma c’è un indicatore di cui bisogna tenere conto: si gioca di più, si aumentano i carichi e il fisico non può andare oltre certi limiti”.

Pep Guardiola ha aperto un mese fa il fronte dei recuperi extralarge. Dopo la sfida di Community Shield persa ai rigori con l’Arsenal, con l’1-1 dei Gunners maturato al 101’, il tecnico catalano ha usato parole durissime: “I grandi cervelli che decidono non ci hanno consultato su queste nuove regole del recupero. Si gioca sempre di più e come se non bastasse, si aggiungono otto-dieci minuti a partita. Quelli che cambiano le norme non interpellano mai allenatori e giocatori”. Il mondiale in Qatar ha aperto la nuova frontiera. La Fifa ha appoggiato in pieno la linea indicata dal presidente della Commissione Arbitrale Pierluigi Collina, ma l’Uefa non è d’accordo: “Si gioca troppo, il calendario è folle e si vogliono aggiungere diversi minuti al momento più difficile di una gara – le dichiarazioni rilasciate dal vicepresidente Zvonimir Boban al quotidiano spagnolo Marca -. Hanno cambiato le regole senza consultare allenatori e giocatori. Il calcio non è di Collina e neppure della Fifa o dell’Uefa. Noi nelle nostre competizioni non daremo queste direttive. Vogliamo tutelare la salute dei giocatori”.

L’Inghilterra appartiene all’Uefa, ma in Inghilterra si stanno seguendo le indicazioni della Fifa. Uno strappo politico, ma la storia della Brexit è indicativa sull’europeismo d’oltremanica. C’è però un problema: la stagione inglese, tra Premier, FA Cup e Coppa di Lega, è tra le più usuranti in assoluto. Per le big, c’è il carico aggiuntivo delle coppe europee, senza dimenticare gli impegni delle nazionali: tirare la corda, con i maxi recuperi applicati in modo fiscale, può rivelarsi un autogol clamoroso e impoverire tecnicamente lo spettacolo offerto dal campionato più seguito al mondo. Vale la pena?