Politica

“Fascisti”, Brugnaro litiga (in dialetto) con chi lo contesta per l’introduzione del ticket a Venezia: scoppia il caos in Aula

“Noi consiglieri di minoranza ormai siamo abituati a questi monologhi, accompagnati da insulti, durante i quali il sindaco Luigi Brugnaro parla di tutto fuorché dell’argomento in questione. Durante la seduta del Consiglio comunale del 12 settembre ne ha dato un’altra prova evidente. Ad un certo punto mi sono avvicinato al banco della Giunta per ricordargli quanto fosse irrispettoso nei confronti delle persone presenti e come Venezia sia da sempre abituata ad ospitare discussioni e persone che vengono da fuori”. Gianfranco Bettin, consigliere comunale di lungo corso del gruppo dei Verdi commenta così il faccia a faccia movimentato con il sindaco di Venezia durante la seduta in cui la maggioranza con 24 voti ha dato il via libera all’approvazione del ticket di ingresso in città. Si tratta di una tassa di cinque euro al giorno per ogni visitatore che arrivi in centro storico con qualsiasi mezzo e che non sia alloggiato in un albergo, in un bed and breakfast o non abbia motivi di natura sanitaria, lavorativa e di studio per recarsi nel capoluogo veneto. Nel 2024 il provvedimento sarà attuato in fase di sperimentazione per 30 giorni, così da limitare gli accessi nei periodi di maggior afflusso di turisti.

Circa 200 persone si sono presentate di fronte a Ca’ Farsetti, sede del Comune, e solo una cinquantina sono riuscite ad entrare. Marasma totale. Da una parte, i manifestanti hanno urlato la loro contrarietà per una misura non considerata congrua rispetto ai veri problemi di Venezia, a cominciare dai trasporti, dalla casa, dalla vivibilità dei residenti. Dall’altra il sindaco ha risposto con frasi piuttosto colorite. Per una decina di volte (come testimonia il video della assemblea) ha dato del “fascista” a chi alzava la voce. Peccato che la registrazione contenga solo l’audio del sindaco, non quello di chi è intervenuto dalla parte riservata al pubblico. “Non sono le offese che mi fanno paura. – ha detto Brugnaro – Non sono le vostre urla che mi fermeranno. Vergognatevi voi… siete solo in 50, vergognatevi voi… sì sì è giusto che la città veda questo spettacolo che state dando”.

Ad un certo punto Bettin si è alzato. Il sindaco aveva appena detto: “I democratici se ne stanno andando via, grazie per la vostra visita, è stato un piacere”. A muso duro Bettin si è avvicinato fino a un metro e mezzo di distanza dallo scranno del primo cittadino, urlandogli parole di protesta. La seduta ha lasciato una scia di polemiche. Monica Sambo, segretaria cittadina del Pd, ha dichiarato: “La tassa di ingresso per i turisti giornalieri residenti fuori dal Veneto non risolve in alcun modo i problemi della città. Di fatto trasforma Venezia in un parco divertimenti che con 5 euro consente l’accesso. Non c’è alcuna idea di gestione del turismo, alcuna limitazione dei flussi e nessuna riflessione che vada oltre il tema dei giornalieri maleducati. Un po’ poco per una città come Venezia”. Riferendosi a Brugnaro, ha aggiunto: “Grave e vergognoso l’intervento del sindaco che ha offeso e dato dei fascisti ai cittadini solo perchè protestavano, grave la volontà di limitare gli accessi in consiglio. Ha fatto uno dei soliti interventi confusi in cui ha ripreso il tema della sicurezza, delle droghe, della violenza, arrivando semplicemente a dire che serve un provvedimento per mettere i disturbatori nelle celle comunali. Nonostante questa Giunta abbia goduto di milioni di euro di finanziamenti governativi, in questi otto anni non ha prodotto un’idea nuova, una proposta seria che cambi il destino di una città che va solo nella direzione dello spopolamento”.