Politica

A Genova la secessione dei 32 piddini nelle braccia di Calenda: ora Elly può gioire!

La ferale notizia è arrivata alla fine della scorsa settimana: una pattuglia di 32 iscritti e amministratori del Pd genovese abbandonava un partito spostato troppo a sinistra dalla pericolosamente radicale Elly Schlein, per accorrere sotto le (in effetti un po’ sgualcite) bandiere calendiane di Azione. Ad oggi la secessione di maggiore entità subita dal nuovo corso del partito. Motivazione ufficialmente politica per una scelta di tutt’altro tenore. Intanto, Schlein sinistrorsa e radicale de ché? Un fulmine di guerra questa gentile ragazza che bazzica al massimo il luogo comune di una tradizione vintage e, fra i trabocchetti e le trappole di un partito in cui abbondano i cacicchi, si muove come un ospite in casa d’altri; timorosa persino di spostare i soprammobili?

Ma basta considerare chi sono i leader di questa mini operazione di conclamato alto significato valoriale per comprenderne al meglio i veri obiettivi. Infatti il duo dei promotori – il consigliere regionale Pippo Rossetti e la consigliera del comune di Genova, Cristina Lodi – potremmo definirli nel linguaggio della Benemerita come “ben noti all’ufficio”. Rossetti è un vecchio democristiano, giunto al Pd transitando attraverso tutte le sigle del post-DC (PPI, Margherita), sempre concentrato nel bazzicare boy scout, parrocchie e comunità latino americane (a Genova la componente extracomunitaria più numerosa è quella dell’Ecuador) per consolidare reti elettorali multiuso. Il terzo mandato in Regione Liguria, che oggi mette sul mercato della politica, è l’ennesimo svarione di cui il Pd è vittima da parte del responsabile regionale – l’ineffabile Andrea Orlando – che scambiò l’appoggio di Rossetti all’indigesta candidatura di Ferruccio Sansa (un altro pericoloso radicale e sinistro!) con la garanzia del suo ennesimo ritorno nel parlamentino di via Fieschi. Dove poter accumulare stipendi, benefit e diritti pensionistici; visto che di battaglie politiche del prode Pippo non se ne riscontrano tracce.

Per quanto riguarda la Lodi, basta ricordare come fu costretta alle dimissioni da capogruppo del Pd in Comune per aver sottoscritto una strumentale mozione della Destra che equiparava il Comunismo al Nazismo.

Sicché l’attuale fuga da un partito radicale e sinistro – quale quello targato Schlein – deve aver procurato un bel senso di liberazione ai nostri eroi; costretti a bazzicare per anni tra estranei, magari pure radicali e sinistri, nella loro condizione di covata delle uova che il cuculo Matteo Renzi aveva deposto nel nido del suo ex partito.

Ora – finalmente – potranno essere fedeli all’insegnamento veltroniano della “vocazione maggioritaria”, visto che Azione, nel consiglio comunale di Genova, appoggia il sindaco Marco Bucci. E il navigato Rossetti non dovrebbe trovare eccessive difficoltà in un dialogo di scambio con il presunto centrista immaginario Giovanni Toti; che per le sue (improbabili) fortune nazionali di personaggi alla Rossetti avrebbe pur sempre un gran bisogno. Dunque, perché non immaginare un incarico a pronta presa per l’ex boy scout nei generosi organigrammi regionali?

Del resto c’è già il precedente dell’ex sindaca di Vado in quota Pd – Monica Giuliano – passata alla corte del governatore ligure e premiata con la presidenza dell’inutile ente regionale per la spazzatura, impreziosita da un emolumento di 140mila euro annui. Quella ex sindaca che – in cambio – ora sta dando una robusta mano a Toti per fare digerire ai suoi concittadini l’attracco della nave rigassifricatrice, scacciata dalla sollevazione degli abitanti di Piombino, davanti allo specchio d’acqua vadese. Operazione assai gradita da Giorgia Meloni e che potrebbe comportare (come ennesimo scambio) il premio di un terzo mandato presidenziale in Regione Liguria anche per lo spregiudicato ex giornalista Mediaset.

Vale la pena di osservare – contemplando un tale affollamento di scambisti – che la tenera Elly deve tirare un sospiro di sollievo per essersi liberata di cotali personaggi. A fronte dell’entusiasmo dello stratega del centrismo Carlo Calenda, eccitato dal potersi accreditare questo mirabile pool di talenti. Il pariolino di Confindustria che è a Genova per festeggiare l’avvenuta liberazione di tali paladini della libertà e della politica politicante, quali loro venerate stelle polari. Corre voce anche per premiare il capopopolo Rossetti con una candidatura alle prossime elezioni europee.

Un tempo a Genova le scissioni significavano tutt’altro: magari la nascita del Partito Socialista di Filippo Turati.