Cinema

Festival di Venezia: al Lido sbarca Hit Man, il trionfo della commedia perfetta dal genio di Richard Linklater

Chi fosse alla ricerca della commedia perfetta non potrà prescindere da Hit Man di Richard Linklater, presentato a Venezia 80 fuori concorso e indubbiamente tra i film più applauditi, intelligenti e divertenti quest’anno in programma al Lido. Nonché il migliore dello squadrone statunitense, concorrenti inclusi. Certo, il grande talento texano che ci ha regalato memorabili pezzi di cinema come Boyhood (2014) e la trilogia dei “Before” (1995, 2004, 2013) ma anche School of Rock (2003), comporta già una garanzia di qualità, ma in questo suo nuovo lavoro – co-sceneggiato con Glen Powell, anche sorprendente protagonista del film – sembra attivare una marcia in più, qualcosa che molto pertiene al segreto della scrittura perfetta per una commedia perfetta: “Intelligenza e divertimento” chiosa lui. Facile a dirsi un po’ meno a realizzarsi, e quando miracolosamente accade non resta che applaudire, e naturalmente ridere a crepapelle.

Base del film è la vera vicenda di Gary Johnson da Austin, purtroppo prematuramente di recente scomparso, apparso in un articolo notato da Linklater quale incredibile personaggio che combinava l’insegnamento all’università di filosofia e psicologia con un lavoro part-time sotto copertura per la polizia in cui si prestava a fingersi un sicario, appunto un hit man. Da un materiale succoso come questo, Linklater e Powell hanno estratto una brillantissima commedia esistenzialista sull’identità (anche multipla..), sul rapporto conflittuale tra Es e Super-Io, ma anche sul sempre emblematico confine tra realtà e finzione che costituisce la spina dorsale del cinema stesso.

Dunque quanto c’è di vero e quanto di finto delle incredibili-ma-vere gesta di Johnson? “Il gioco della realtà nella finzione è alla base di questo film – spiega Linklater – Tutto è vero, in realtà, almeno fino all’incontro con Madison, sulla cui relazione sentimentale abbiamo creato di nostra immaginazione. Gary è stato nostro consulente online, purtroppo se n’è andato senza vedere il film finito, spero di cuore si sarebbe divertito a rivivere in forma drammatizzata la sua straordinaria capacità di mutar di pelle ma anche di entrare nella vita di sconosciuti”.

Girato e ambientato a New Orleans, Hit Man entra subito nel vivo della quotidianità del protagonista, mostrandolo appassionato prof universitario, amato dai suoi studenti un po’ svogliati ma indubbiamente da lui affascinati. Breve stacco di voice off in cui lo stesso si racconta come cat lover (possiede due gatti chiamati non casualmente Id e Superego) solitario, smanettone di tecnologie, e soprattutto come collaboratore part-time della polizia locale in quanto sicario all’occorrenza. Ecco che la carrellata dei vari Gary entra in scena: alternando camuffamenti ad hoc, il professore sgomina mandanti di omicidi tra il serio e il faceto, e regolarmente li manda al gabbo, essendo le richieste di questi individui che lo trovano online come sicario professionista puntualmente registrate e intercettate dalla polizia. Capita un bel giorno, però, e qui la svolta drammaturgica è precisa come un fuso e puntuale come un orologio svizzero, che la mandante del possibile omicidio del marito violento sia una bellissima donna di nome Madison. Ovvio non si voglia qui raccontare la trama del film, di cui è giusto invece elogiare il tono, il ritmo, la perfezione (già si diceva) di scrittura che tanto rimanda alla screwball comedy d’autore ma anche alla commedia degli inganni e dei travestimenti di sapore pirandelliano, la calibratura delle interpretazioni (ma dove si era nascosto finora Glen Powell?!) e la complessiva fattura di un lavoro sofisticato che, facendoci sorridere, in realtà ci mette di fronte alla fatale attrazione americana verso le armi e gli omicidi, in una contemporaneità dalle identità sempre più confuse.