Società

Normale a chi? Davvero nel 2023 dobbiamo ancora parlare della normalità dell’omosessualità?

Ma davvero nel 2023 dobbiamo ancora parlare della normalità dell’omosessualità? Perché qualche gruppuscolo di ignoranti in materia spara boiate? Presumibilmente in gioventù questi erano inconsciamente attanagliati dalla paura di essere a loro volta omosessuali. Affermano con sicumera che i gay sono tutti anormali, per cui dobbiamo ritornare a ribadire, per confutarli, studi e concetti che credevamo oramai assodati.

Il primo problema è definire cosa sia la normalità. Se si intende in senso statistico, la “norma” indica il gruppo maggiormente rappresentato all’interno della popolazione. Visto che in molti paesi del mondo il sovrappeso ha preso il sopravvento e la bruttezza imperversa possiamo affermare che l’uomo normale è brutto e con la pancia, mentre quello bello e con peso ideale è anormale. Per lo stesso motivo la donna senza cellulite è certamente anormale.

Se il concetto di normalità non è statistico ma fisiologico, legato cioè a come la natura, o il Buon Dio per chi crede, avrebbe strutturato il mondo ci troviamo di fronte all’affermazione che il sesso serve per procreare. Se non c’è lo scopo riproduttivo, secondo questa visione, il sesso non sarebbe normale. Costoro non sanno che la natura ha spesso diverse finalità. Ad esempio la bocca serve per mangiare, ma anche per respirare e parlare. Lo stesso vale per la sessualità che non ha solamente il fine riproduttivo, ma anche quelli socializzante e ludico. L’attrazione sessuale ha la finalità sociale di costruire relazioni fra individui ed evitare l’isolamento esistenziale. Al pari degli atomi che, isolati, sono poco performanti mentre legati danno origine alle componenti della natura, anche l’uomo, da solo, sarebbe poco utile all’evoluzione mentre in società riesce a dare il meglio (a volte anche il peggio) di sé.

Il fine ludico, di divertimento e gioia, aiuta fin da bimbi a sentire che la vita vale la pena di essere vissuta e tende a mitigare fasi di sconforto e disperazione. Nelle persone omosessuali permangono gli scopi ludici e socializzanti del sesso, mentre sono ridotti quelli procreativi, anche se molti studi hanno dimostrato che donne lesbiche che hanno avuto un figlio sono buone madri, così come coppie omosessuali svolgono egregiamente i ruoli genitoriali.

Se infine per “norma” si intende come indica il vocabolario: “precetto morale, giuridico o tecnico” direi che dobbiamo essere felici che negli ultimi anni queste consuetudini siano cambiate, portando all’accettazione sociale dell’omosessualità.

L’omosessuale nei secoli, soprattutto in base a un ostracismo religioso, è stato denigrato, deriso, torturato e ucciso. Secondo la teoria psicoanalitica le persone maggiormente aggressive verso gli omosessuali sono coloro che hanno vissuto in infanzia e adolescenza intensi impulsi di attrazione verso persone dello stesso sesso che, però, per regole familiari o sociali non potevano accettare. Costoro hanno represso e rifiutato le loro spinte omosessuali trasformandole, per reazione, in rabbia. Il processo inconscio classico è: “io non amo lui, lo odio”. Si tratta di persone che rimangono insoddisfatte, in quanto relegano a livello inconscio le loro attitudini profonde. Casomai, senza rendersene conto, frequentano ambienti di soli uomini o donne inserite in comunità religiose, ambienti militari o sportivi in cui soddisfare inconsciamente i loro vissuti omosessuali. Per reazione a livello cosciente divengono omofobi e tendono a sbandierare il loro non “essere delle chec*he”. Troviamo personaggi tipici quali il prete che in seminario aveva istinti omosessuali che diviene dal pulpito un fustigatore di quelle stesse pulsioni. Oppure il comandante militare o l’allenatore che si atteggiano a “machi” e prendono in giro i devianti, quando loro stessi hanno vissuto profonda attrazione omosessuale.

Mi secca dover ribadire concetti che si sperava fossero oramai di dominio comune. L’omofobia, e cioè il timore ossessivo di sentirsi omosessuali con conseguente avversione verso coloro che lo sono, è però sempre molto presente. Nei periodi come l’attuale in cui prevalgono le paure tra cui la guerra, l’idea di una recessione imminente, il timore di uno stravolgimento climatico e di un inquinamento irreversibile, i rigurgiti omofobi riesplodono perché, inconsciamente, occorre trovare un colpevole. Addossare la colpa ai diversi, ai ”contro natura”, è un modo per cercare di mitigare il timore che tutti proviamo verso il futuro.

Dobbiamo nutrire la speranza dentro di noi. Cito due istituzioni che ci portano a sperare. Il Santo Padre papa Francesco che ha avuto parole di affetto verso chi è omosessuale e la maggior parte dei paesi aderenti all’Onu che sono contro l’omofobia.