Società

Non chiamiamolo ‘stupro di Palermo’: è quasi assolutorio per quei vigliacchi

Non chiamiamolo lo “stupro di Palermo” chiamiamolo lo “stupro del 6 luglio 2023”. Quando alla fine del 2012, Jyoti Singh alla periferia di Nuova Delhi venne violentata e massacrata (morirà dopo dodici giorni di agonia) assieme al suo ragazzo, da sei uomini che utilizzando un autobus privato finsero una corsa di linea per attrarli in quella trappola mortale, il padre stanco di sentir descrivere la figlia come “la ragazza violentata dai sei” convocò la stampa e disse ai giornalisti che da quel momento esigeva che la figlia venisse chiamata con il suo nome, denunciando l’ipocrita anonimato che sminuiva la gravità di quella tragedia e le voci che in qualche modo incolpavano la vittima e il suo fidanzato per essere in giro a ora tarda, comportamento disdicevole per una ragazza perbene. Da allora, ogni anno il Parlamento indiano celebra quel giorno ricordando Jyoti.

Quest’estate – che se dio vuole, volge al termine – deve essere ricordata non solo per il caldo soffocante e per gli incendi, ma come una delle stagioni peggiori per le donne: non si è trattato solo di femminicidi, violenze, impiccagioni, uscite infelici e offensive di giudici e rappresentanti delle istituzioni e dei media ai quali si è spesso unito il velo del sospetto, di comportamenti acquiescenti, se non complici da parte delle vittime, come nel recente caso del capoluogo siciliano.

Forse le statistiche ci dimostreranno che è stata soprattutto un’estate torrida, ma per qualità e diversità di delitti perpetrati nei confronti delle donne spero resterà unica. La formula “stupro di Palermo” è molto potente dal punto di vista della comunicazione, purtroppo per certi versi potente come altri momenti terribili (che sempre coinvolgono delle donne) tristemente ricordati come “il massacro del Circeo” o il “delitto di via Poma” di cui si ricordano a stento l’accaduto, le vittime e i carnefici.

E’ un modo, quasi assolutorio per quei vigliacchi, che sposta l’attenzione sulla città, sull’ambiente, che come si sa “è quello che è”. Palermo questo non lo merita, e soprattutto non lo merita quella ragazza, infangata dai suoi approfittatori, dopo averla violentata a turno. Se non vogliamo usare un nome, scegliamo una data emblematica, il 6 luglio 2023: “lo stupro del 6 luglio 2023”, senza farlo diventare una ricorrenza, a cui questa città è già purtroppo condannata. Ma questo è un altro discorso.